È necessaria la giovinezza per poter sperare,
giovinezza per ricordare,
ma è necessario il coraggio per volere la ripresa
Søren Kierkegaard
Mentre scrive il brindisi per il suo imminente matrimonio, Charlie (un nevrotico Robert Pattinson) ricorda alcuni dei momenti più romantici passati insieme alla compagna, Emma (un’enigmatica Zendaya). Tra questi spicca un’occasione apparentemente innocente: quella volta in cui ha ammesso di “amarla così tanto che fa male”. È un pensiero che lo terrorizza perché, pur desiderando sposarla, lo spaventa la sola idea di chiederglielo. Il punto è che Emma è sorda da un orecchio e lui si diverte a mettere alla prova questa realtà sussurrandole proprio su quel lato: così Charlie può essere sincero, sapendo di non poter essere sentito.
Questa dolce confessione è però solo la prima di una serie di ammissioni ben più drammatiche al centro di The Drama. Non è dato sapere quando Charlie abbia finalmente rivelato le sue intenzioni a Emma, ma di fatto la coppia è ormai pronta all’altare. Qualche giorno prima della cerimonia, i due trovano per strada la DJ del matrimonio intenta a fare uso di droghe pesanti. L’episodio scatena una discussione a cena sul da farsi (se licenziarla o meno) insieme agli amici più cari, Mike e Rachel (personaggio ambiguo di cui Alana Haim riesce a restituire la complessità). Incalzati dall’insistenza di Emma nel voler perdonare la donna, convinta che tutti commettano errori, i quattro decidono di fare un gioco: rivelare la cosa peggiore che abbiano mai fatto. Tra tutti, il segreto di Emma si rivela il più oscuro: da adolescente aveva pianificato una sparatoria nella sua scuola. Sebbene questo proposito terribile non sia stato portato a termine, la donna resta colpevole agli occhi degli amici, del futuro marito e, probabilmente, anche degli spettatori. Infatti, scegliendo di richiamare uno degli immaginari più traumatici nella storia contemporanea americana – quello degli omicidi di massa commessi da giovani nelle scuole – il regista norvegese Kristoffer Borgli cerca di scuotere la superficialità del facile giudizio morale attingendo, allo stesso tempo, a un modello drammatico nordeuropeo che ha in Festen di Thomas Vinterberg il suo riferimento più chiaro.
Dopo la rivelazione di Emma, il tono del film si trasforma. La leggerezza iniziale è interrotta da visioni di morte: immagini della festa di matrimonio affollata da cadaveri e tinta dal rosso del sangue. Charlie insiste nell’interrogare Emma per trovare una motivazione, un evento scioccante che testimoni la sua innocenza; così, il film introduce flashback relativi all’adolescenza della donna, alla sua solitudine e agli abusi subiti, ma anche al suo cammino verso la redenzione. Il coincidere di un attentato avvenuto negli stessi giorni in cui Emma avrebbe dovuto compiere il terribile atto la porta a visualizzare le conseguenze delle proprie intenzioni; per puro caso, decide di non andare fino in fondo, mentre la comunità intorno a lei si ricostruisce nel dolore.
La paura di mostrarsi all’altro, ma anche di accettarne la totalità (compreso un passato terribile) viene efficacemente immaginata con una soluzione perturbante: negli appuntamenti fra Charlie ed Emma, la donna è sostituita dalla sua versione adolescente. Nonostante la durezza delle immagini, il film mantiene una linea da commedia molto sostenuta, ne è esempio la scena in cui la fotografa convoca la coppia per concordare la lista dei soggetti da “catturare” (giocando sul doppio senso del verbo inglese to shoot).
Le spiegazioni di Emma non convincono Charlie, che reagisce commettendo una serie di atti imperdonabili: al tentativo fallito di tradire la compagna con una collega segue l’ammissione pubblica del tradimento durante il brindisi nuziale, umiliando Emma di fronte a parenti e amici. Lei scompare, finché, nel finale, i due si ritrovano nel diner dove avrebbero dovuto concludere la serata. Lì, decidono di ricominciare ancora una volta, insieme.
Il finale, nella sua apparente semplicità, complica le premesse del film. Per comprenderne l’importanza dobbiamo ricominciare dall’inizio: quando Charlie incontra Emma per la prima volta, prova ad avvicinarsi parlandole proprio all’orecchio sordo. Notando il disinteresse di lei, abbandona l’impresa, ma Emma, accortasi del fraintendimento, gli chiede di provarci di nuovo. In totale, Emma chiederà a Charlie di ricominciare tre volte: al loro primo incontro, quando lui scopre il suo segreto e dopo il disastro del matrimonio. Charlie accetterà solo la prima e la terza volta.
Anche se Charlie non ha inizialmente il coraggio di perdonare Emma, dopo aver attraversato a sua volta il proprio punto più basso, si scopre disposto a ricominciare. L’amore-ripresa è proprio quello prescelto da Kierkegaard: «L’amore-ripresa è in verità il solo amore felice perché non porta con sé, al pari dell’amore-ricordo, l’inquietudine della speranza, né la venturosa trepidazione della scoperta, né la commozione della rimembranza, ma soltanto la felice certezza del momento» (2013, p. 12). Nel film quello della ripetizione non è solo un motivo narrativo, ma è introdotto stilisticamente da sequenze che tornano come incubi e da un montaggio discontinuo. Non è dunque la morbosità del segreto di Emma a rendere The Drama un’operazione interessante, quanto l’indagine del rapporto amoroso attraverso il motivo della ripresa.
Allo stesso tempo, il film di Borgli non è l’unico a indagare questa dinamica, che si configura come una riproposizione contemporanea della “commedia del rimatrimonio” individuata da Stanley Cavell. Si pensi, in ambito europeo, a Volveréis di Jonás Trueba, Los años nuevos di Rodrigo Sorogoyen o Una relazione passeggera di Emmanuel Mouret. Il pregio di The Drama, tuttavia, è quello di raccontare una storia drammatica attraverso una struttura commedica, in questo modo portando alla luce il “dramma” (ovvero la trasformazione e il dolore) che resta alla base di ogni storia d’amore.
Riferimenti bibliografici
S. Kierkegaard, La ripresa. Tentativo di psicologia sperimentale di Costantin Constantius, SE, Milano 2013.
The Drama. Regia: Kristoffer Borgli; sceneggiatura: Kristoffer Borgli; fotografia: Arsenij Chačaturan; montaggio: Joshua Raymond Lee; musiche: Daniel Pemberton; interpreti: Zendaya, Robert Pattinson, Mamoudou Athie, Alana Haim, Hailey Gates; produzione: Square Peg; distribuzione: I Wonder Pictures, A24; origine: Stati Uniti d’America; durata: 105′; anno: 2026.