Federico Fellini e Andrea Zanzotto, insieme per Casanova, La città delle donne, E la nave va, vicini, per quel sentire indefinibile che lega anime poetiche e visionarie, sono tornati idealmente uno accanto all’altro grazie a un progetto di Deflorian/Tagliarini. I due autori, registi e performer hanno ideato e interpretato, dal 2021 alla recente messa in scena al Teatro Fontana di Milano, Sovrimpressioni, uno spettacolo che si muove liberamente tra Ginger e Fred di Fellini (1986) e il “furto”, dichiarato, del titolo di una celebre raccolta di poesie di Zanzotto. La memorabile coppia di anziani ballerini di tiptap Amelia/Pippo (Giulietta Masina/Marcello Mastroianni) e certi lampi poetici di Sovrimpressioni di Zanzotto hanno dischiuso per Deflorian e Tagliarini la possibilità di intraprendere un viaggio in cui la finzione teatrale, intrecciata con la finzione cinematografica, e la vita reale, personale e artistica, potessero cercarsi, smarrirsi, contaminarsi.
Come due viaggiatori Deflorian e Tagliarini osservano, curiosi, intimoriti, desiderosi di complicità, gli sconosciuti che incontrano ogni sera in spazi teatrali o non teatrali – penso al Salone d’Onore della Triennale di Milano – riconfigurati ad hoc. Gli ignoti spettatori attendono di incrociare i passi di un viaggio chiamato quasi amore, seduti da una parte e dall’altra di un’area scenica rettangolare. Questa disposizione, che è stata adottata di recente in vari spettacoli, ad esempio ne Le nuvole di Amleto dell’Odin Teatret o in Of the Nightingale I envy the Fate di MOTUS, contribuisce a generare relazioni fisiche e fantasmatiche più ravvicinate e dirette fra attori e pubblico, un contagio emotivo potenzialmente più intenso, una esposizione maggiore di interpreti e spettatori, giochi di rispecchiamento. L’area scenica rettangolare della reperformance milanese è occupata da un tavolo, con oggetti di scena, particolarmente lungo e sottile, che ripete la forma-significato dello spazio teatrale. Dal tavolo si irradiano azioni, silenzi, parole, che (ri-)danno ritmo a solitudini e condivisioni, nostalgie, gioia, timore, soprattutto di invecchiare, ai pensieri sul futuro e ai ricordi di Daria e Antonio, di Deflorian/Tagliarini, al loro essere artisti, al fare un mestiere che è «fatto di tutto e di niente», «impalpabile».
Uno specchio fissato al centro del tavolo divide a metà la parte di ognuno. Seduti nella “propria” parte, in piedi, fermi o in movimento, Daria interpreta – o è? – Daria, Antonio interpreta – o è? – Antonio. Truccati da due ragazze silenziose (Cecilia Bertozzi, Chiara Boitani), Daria interpreterà (forse) Amelia-Ginger Rogers, Pippo invece Antonio-Fred Astaire. Una cosa è chiara più di altre: Daria non è senza Antonio e viceversa, e non solo per il pensiero di Daria, “ti devo tantissimo. Tu sei stato uno specchio insostituibile”, ma per certi sguardi che fanno sentire che il più bello dei giorni non è stato ancora vissuto, il più bello degli spettacoli non è stato ancora rappresentato. È fatale, allora, che la parte di tavolo – spazio di finzione e realtà – dell’uno diventi la parte dell’altro, in un ripetersi che segue un ritmo non riproducibile senza loro due. Nel cambiare posto, i passi di Daria e Antonio, così diversi gli uni dagli altri, non sono tecnicamente passi di danza ma hanno il senso del danzare secondo Deflorian/Tagliarini. E portano perciò rimembranze di loro precedenti spettacoli a cominciare dal primo, Rewind, omaggio a Cafè Müller di Pina Bausch (2008), non semplicemente per il tornare di movimenti e gesti, come quelli con e tra le sedie – notoriamente iconiche nel Tanztheater –, ma per il ricrearsi di una complicità, ironica, pungente, poetica, di arte e di vita.
Riprendendo il titolo di un bell’articolo di Bruno Roberti (2020, pp. 4-7), la danza in Sovrimpressioni è anche una «danza delle ombre»: Ginger e Fred, Amelia e Pippo, Giulietta Masina e Marcello Mastroianni; e una danza di Daria e Antonio e di Deflorian/Tagliarini sospesi tra queste ombre e le parti di sé che, come «fantasmi, arrivano dal buio e nel buio se ne vanno».
Dopo Quasi niente, La vegetariana, Avremo ancora l’occasione di ballare insieme, anche questo spettacolo liberamente ispirato a Ginger e Fred, in Sovrimpressioni, il teatro di Tagliarini e Deflorian ha dunque incontrato di nuovo il cinema. Tra le evocazioni di Fellini, Masina e Mastroianni è apparsa una figura inattesa e per nulla ‘felliniana’: Greta Garbo. Una vecchia foto in bianco e nero della Divina all’Hotel Plaza è diventata una vera ossessione per la Deflorian che, partendo proprio da Sovrimpressioni, ha poi dato vita al progetto Quaderno / Greta Garbo. Il breve racconto incarnato dalla Deflorian, capace di restituire il valore più profondo dell’attitudine della Garbo in quella foto a New York, protesa in «una preghiera alla vita», ha fatto fermare tutti, spettatori e attori, in un impagabile tempo immaginifico.
Una intensità altrettanto toccante è stata raggiunta nella seconda parte di Sovrimpressioni, quando il tavolo ha fatto spazio a un divano e a delle piante, Daria e Antonio erano ormai truccati e con vestiti di scena, e si poteva forse immaginare che sarebbero stati Amelia e Pippo.
Ma la poesia del teatro che, come quella del cinema, in mano ad artisti rari, “arde, brucia e illumina” (liberamente da Filò di Zanzotto), crea l’inatteso necessario: il corpo abbandonato di Daria su un divano, lo sguardo lontano nel tempo, movimenti accennati mentre nell’altra metà dello spazio il corpo di Antonio si abbandona a una ‘danza delle piante’ che sa di vita e nostalgia. Una danza che non si riesce a dire, come la fine, reale e immaginaria, di Sovrimpressioni.
Riferimenti bibliografici
Andrea Zanzotto, Filò. Per il Casanova di Fellini, Giulio Einaudi Editore, Torino 2012 (prima edizione: Edizioni del Ruzante, Venezia 1976).
L. De Giusti (a cura di), Andrea Zanzotto. Il cinema brucia e illumina. Intorno a Fellini e altri rari, Marsilio, Venezia 2011.
D. Deflorian, R. Menna (a cura di), Daria Deflorian, Antonio Tagliarini. Tre film. Cinque drammaturgie dedicate al cinema, Luca Sossella editore, Roma 2022.
B. Roberti, Federico Fellini. L’apparizione e l’ombra, Ente dello spettacolo, Roma 2020.
Sovrimpressioni. Progetto di e con Daria Deflorian e Antonio Tagliarini, liberamente ispirato al film “Ginger e Fred” di Federico Fellini, e con Cecilia Bertozzi e Chiara Boitani; assistente alla regia: Chiara Boitani; disegno luci: Giulia Pastore; costumi: Metella Raboni; una produzione: A.D., Santarcangelo Festival; produzione, organizzazione, amministrazione: Valentina Bertolino, Silvia Parlani, Grazia Sgueglia; comunicazione: Francesco Di Stefano; residenze: Ostudio Roma, Carrozzerie | n.o.t; un ringraziamento a Esmè Sciaroni e Samantha Giorgia Mura.
*Foto di © Greta De Lazzaris.