L’ultimo film di Wes Anderson, La trama fenicia, è ambientato negli anni cinquanta. Il titolo si riferisce innanzitutto a un grande progetto infrastrutturale da realizzare nella regione della Fenicia. L’imprenditore europeo dell’aeronautica e dell’aviazione, Anatole Zsa-Zsa Korda, manipolatore “senza coscienza” impegnato in loschi affari finanziari internazionali, lavora al progetto da ben trent’anni lottando contro i numerosi attacchi al suo jet privato, “Air Korda”. L’intelligence americana – per cui lavora anche Bjorn, il precettore di Zsa-Zsa sotto mentite spoglie – e un consorzio imprenditoriale internazionale attentano continuamente alla vita di Zsa-Zsa Korda, “Mister 5%”, che – come riconosce anche una banda di rivoluzionari comunisti che vive nella giungla –, costruisce il suo impero sfidando inconcepibilmente tutte le leggi dell’economia.
Nonostante riesca a sopravvivere ai continui disastri aerei – con buona pace di Enrico Mattei –, l’astuto imprenditore sa bene che non può continuare a morire per sempre: è necessario designare un erede. Benché abbia nove figli maschi – alcuni adottati perché potrebbero “rivelare doti inaspettate” –, Zsa-Zsa Korda sceglie di destinare la sua fortuna e il futuro della Trama Fenicia Internazionale “Korda Terra e Mare” alla sua primogenita, l’unica femmina: la ventenne Liesl.
Liesl è una novizia che in nessun modo può accettare le manipolazioni del padre: di sapere i fratelli relegati in un dormitorio fuori dalle mura domestiche, di apprendere della carestia e della schiavitù collegate al progetto in Fenicia. Liesl accetta l’onerosa eredità, che si rivela, in realtà, un tentativo di temprare moralmente e spiritualmente il padre, versione imprenditoriale dell’anaffettivo padre di famiglia dei Tenenbaum (2001), che ai figli può solo raccomandare o forse, meglio, comandare di comprare capolavori, mai bei quadri, o di “spezzarsi ma non piegarsi”.
Ma, fin dalla prima convocazione nella gelida dimora del padre, si comprende che la posta in gioco per Liesl è ancora più alta: vuole scoprire la verità sulla morte della madre, avvenuta molti anni prima. Ecco, allora, che la trama fenicia infrastrutturale si intesse a una trama familiare imbastita di menzogne e verità, di cui sono partecipi anche i soci e le socie dell’affare in Fenicia, che Zsa-Zsa Korda tenta di manipolare per colmare il gap finanziario che impedisce la realizzazione del progetto, e a cui offre in dono bombe a mano (il padre di Zsa-Zsa era, a sua volta, un grande imprenditore nel settore degli armamenti).
Durante la visione de La trama fenicia, è difficile non pensare alle immagini che quotidianamente elaboriamo e fruiamo attraverso i nostri dispositivi digitali. Quando all’inizio del film, dopo l’ennesimo incidente aereo a cui Zsa-Zsa sopravvive, vediamo le copertine delle testate giornalistiche che annunciano “Korda è vivo. Il Tycoon sventa l’ennesimo disastro”, è impossibile non figurarsi la celebre immagine di Donald Trump sopravvissuto all’attentato del 13 luglio 2024. Trump, ferito a un orecchio, sorretto dalle sue guardie del corpo, alza il pugno al cielo, mentre dietro di lui sventola la bandiera americana: il Tycoon è sopravvissuto.
Nello spietato progetto in Fenicia, poi, che provoca carestie e schiavitù, è difficile non pensare alla Palestina e al video, realizzato con l’IA, che (ancora) Trump pubblicava su Instagram qualche mese fa, dove immaginava Gaza come una nuova Dubai, sorta da fiumi di sangue dei palestinesi. Anderson, allora, nella sua trama fantastica degli anni cinquanta sembra rimandare alla storia più attuale mescolandola, però, a riferimenti artistici che scombinano la tessitura del tempo: dall’Egitto al Rinascimento, fino, almeno, a Renoir e Magritte.
Questo “piano storico” a cui sembra alludere il film di Anderson si confonde con una sorta di “piano religioso” dichiaratamente presente in tutto il film. Come afferma Liesl, “Dio è assente” nella casa, nel lavoro, nella vita di Zsa-Zsa; così assente che obbliga la figlia a rinunciare ai voti, pur concedendole di continuare a credere in Dio; il grande imprenditore la traveste da “suora laica”: smalto alle unghie, collant verde, un rosario formato da pietre preziose – persino la modesta pipa (il fumo è l’unico vizio che si concede la novizia) viene sostituita da un arnese impreziosito da pietre colorate che Liesl finirà per adorare.
Al piano religioso, Anderson dedica un posto di rilievo in sequenze in bianco e nero che, di tanto in tanto, si intervallano alle gag, alle infinite morti e resurrezioni, agli incontri vissuti da Zsa-Zsa, da Liesl e dallo strano precettore che li segue ovunque. Se in The French Dispatch (2021), il bianco e nero indicava un passato in contrapposizione a un presente/futuro della narrazione a colori, nella Trama fenicia, il bianco e nero rimanda alle porte del paradiso: è un tribunale fuori dal tempo ordinario, in cui Zsa-Zsa Korda deve rispondere della sua vita di menzogne.
Questo luogo, presieduto dalle sue ex mogli, da Dio, dalla nonna che non lo riconosce, si propone in realtà come un inconscio per immagini in cui si svelano le verità che il grande imprenditore manipolatore di affari finanziari non fa che infangare – nonostante porti con sé un piccolo poligrafo (non in grado, tuttavia, di riconoscere la verità) a cui sottopone il suo precettore e anche se stesso.
Se il piano religioso è chiaramente destinato a uno strano paradiso in assenza di colori dove sono riposte le verità private della Trama fenicia, esso non smette di presentarsi nel piano storico, nelle allusioni all’attualità. Difatti, riferendosi al fratello, lo Zio Nubar implicato nella morte della madre di Liesl e, sorprendentemente, negli attentati alla sua stessa vita, Zsa-Zsa ripete due volte una frase: “Non è umano, è biblico”. Come se in questione, nella sopravvivenza di chi sfida le leggi dell’economia, e persino le leggi della vita e della morte, non ci fosse più l’umano: lo stesso Zsa-Zsa non ha bisogno di un passaporto, perché non ha diritti di cittadinanza, non vivendo effettivamente in nessun luogo. Lo afferma esplicitamente: non ha bisogno di diritti umani. Chi sfida continuamente la vita e la morte e riesce a fare esperienze di “pre-morte”, pur agendo nella storia – provoca carestie, schiavitù, crisi finanziarie –, non è propriamente umano, ma forse divino: può solo fare esperienza di una morte che non può avvenire.
O almeno non fino al momento, come accade a Zsa-Zsa al termine del film, in cui il divino può effettivamente morire nell’incontro con la più umana quotidianità di una squallida locanda – l’unico momento, l’ultimo, in cui probabilmente Anderson concede una verità liberata dalle menzogne che, nello squallore abissale del quotidiano, sembra paradossalmente dialogare col paradiso in bianco e nero.
Già in Asteroid City, Anderson non rinunciava alla «contemporaneità, affrontando precise questioni sociali» (Tassone 2023), dalle esplosioni nucleari alla quarantena, dove le faccende private dei personaggi erano irrimediabilmente legate alla comunità del mondo storico. Questo tentativo di rimpastare il reale viene accolto nuovamente nella Trama fenicia, dove la narrazione di improbabili storie fantastiche sembra incontrare, accidentalmente, la storia.
Riferimenti bibliografici
M. Tassone, “Risvegli collettivi”. Asteroid City di Wes Anderson, in “Fata Morgana Web”, settembre 2023.
La trama fenicia. Regia: Wes Anderson; sceneggiatura: Wes Anderson; fotografia: Bruno Delbonnel; montaggio: Barney Pilling; musiche: Alexandre Desplat; interpreti: Benicio Del Toro, Mia Threapleton, Michael Cera, Riz Ahmed, Tom Hanks Bryan Cranston, Mathieu Amalric, Richard Ayoade, Jeffrey Wright; produzione: Focus Features, American Empirical Pictures, Indian Paintbrush, Studio Babelsberg; distribuzione: Universal Pictures; origine: Stati Uniti d’America, Germania; durata: 105’; anno: 2025.