La favola del virus egoista

di FELICE CIMATTI

Diario dello strano tempo presente / 4.

Da più di un mese, ormai, come tutti fuori di casa mi tengo a rispettosa distanza dagli altri umani. Finora l’unico vivente che avessi toccato intenzionalmente è stato un gatto che miagolava sopra un muretto, non avevo resistito ad accarezzarlo. Poi l’altro giorno, rientrando a casa dopo il solito giro mattutino dell’isolato, ho incontrato nel vialetto sotto casa il vicino – il suo appartamento affaccia sullo stesso pianerottolo del nostro, ci siamo subito trovati reciprocamente simpatici – che giocava a nascondino con la figlia di sei anni, una bambina che conosciamo da quando è nata. È una bambina affettuosa e giocosa, e quando mi ha visto è corsa verso di me, per niente intimorita dalla minacciosa mascherina che mi copriva buona parte del viso, e mi ha abbracciato di slancio sotto gli occhi dolci del padre: è fatta così, sembrava dire il suo sguardo. Le ho fatto una carezza sulla testa, impacciato dal mio stesso impaccio, e felice della sua stessa e mia felicità.

È così che mi è tornata in mente una delle fiabe più belle, delle bellissime fiabe di Oscar Wilde, quella intitolata Il gigante egoista. In questi tempi forse è di nuovo il caso di ricordare la storia del gigante e dei bambini che giocavano nel suo giardino. È il caso perché è diventato molto difficile parlare dei bambini e dei vecchi, cioè di chi probabilmente meno comprende quello che sta succedendo in questi mesi di reclusione: i primi, infatti, non capiscono perché non possano uscire, gli altri perché temono di non poter più uscire.

La storia è semplice. Il gigante, cioè tutti noi adulti visti dal basso con gli occhi dei bambini, è appena tornato da una visita, durata sette anni, dal suo amico, l’Orco di Cornovaglia. È da notare che il gigante è tornato perché aveva finito le cose da dire al suo amico «poiché la sua conversazione era limitata». Essere adulto infatti vuol dire questo, non avere più niente da dire, se non quello che è necessario dire. E siccome non c’è mai niente che sia necessario dire, alla fine l’adulto tace. Per questo i bambini stanno sempre a parlare, perché generosamente provano a riempire il silenzio degli adulti. Durante la sua assenza il giardino del gigante era diventato il luogo preferito dei bambini, dove giocavano felici e spensierati. Ma per il gigante tutta quella gioia e quel chiasso sono insopportabili:

Quando arrivò, vide i bambini che giocavano nel giardino. “Che cosa state facendo qui?”, gridò con voce molto feroce, e i bambini corsero tutti via. “Il mio giardino è il mio giardino, tutti possono capirlo, e io non permetterò a nessuno di giocarci all’infuori di me”. Così costruì un alto muro di cinta tutt’intorno e vi affisse un cartello con sopra scritto: CHI OLTREPASSERÀ IL MURO SARÀ PUNITO.

 

Il seguito della storia è noto. Senza bambini il giardino improvvisamente precipita nel misero stato di un inverno senza fine, sempre neve e grandine, solitudine e oscurità. Il gigante ovviamente non comprende la ragione di questo improvviso cambiamento: in effetti essere un gigante non vuol dire altro che non riuscire a vedere quello che è evidente. Finché un giorno il gigante si accorse che qualcosa era cambiato, finalmente la primavera era tornata anche nel giardino:

Scese giù furtivamente e aprì piano piano la porta, e uscì nel giardino. Ma al vederlo i bambini si spaventarono terribilmente e fuggirono via, e nel giardino fu di nuovo inverno. Solo il piccolo bimbo non fuggì via, perché i suoi occhi erano così pieni di lacrime che nemmeno vide venire il Gigante. E il Gigante gli si appiattò alle spalle e con delicatezza lo prese nella mano, e lo posò sull’albero. E immediatamente l’albero fiorì, e gli uccellini incominciarono a cantare fra i rami, e il bimbo gettò le braccia al collo del Gigante e lo baciò. E gli altri bambini, vedendo che il Gigante non era più cattivo, tornarono indietro correndo, e con loro tornò la Primavera.

 

I bambini erano tornati. Il punto era che i bambini – come i vecchi e i gatti – non erano mai andati via. Il fatto era che nessuno riusciva più a vederli. Perché CHI OLTREPASSERÀ IL MURO SARÀ PUNITO. È evidente che solo chi oltrepasserà quel muro potrà essere salvato.

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Riferimenti bibliografici
O. Wilde, Tutti i racconti, a cura di M. D’Amico, Newton Compton, Roma 2018.
*L’immagine di anteprima dell’articolo è un dettaglio della locandina del The Selfish Giant di Oscar Wilde (Omnibus Theathre, Londra 2018).

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