Usciti in Argentina in tre volumi per un totale di oltre duemila pagine, i Textos recobrados di Jorge Luis Borges giungono al pubblico italiano in due soluzioni. I curatori delle opere di Borges per Adelphi hanno infatti optato per una selezione di testi e non per la pubblicazione integrale; abbiamo, dunque, due volumi invece di tre, e ovviamente una periodizzazione differente: il primo volume, uscito con il bellissimo titolo Il prisma e lo specchio nel 2009, era incentrato sulla produzione critica giovanile degli anni venti; mentre il secondo (e ultimo) volume, dal non meno accattivante titolo La mappa segreta, copre un arco temporale di mezzo secolo, dagli anni trenta fino all’anno della morte, avvenuta nel 1986. 

Prima di questi “ritrovamenti”, avevamo già familiarizzato con la produzione saggistica e critica di Borges, dal celeberrimo Altre inquisizioni fino alla sorprendente raccolta di brevi recensioni letterarie intitolata Testi prigionieri. Se per altri autori si può dire che operazioni editoriali come questa che abbiamo fra le mani sono destinate all’hardcore fan e al lettore completista, nel caso di Borges i Testi ritrovati rappresentano invece una mappa per affrontare il lungo viaggio nel complesso palinsesto della sua vasta opera. Non si tratta certo di un navigatore che ci trasmette le indicazioni corrette per raggiungere una meta; piuttosto, La mappa segreta (titolo di uno degli articoli dedicati alla città di Buenos Aires) descrive un itinerario nella mente di Borges, laddove risiedono i suoi interessi, i suoi temi, ma anche e soprattutto i metodi e i modi di ragionare.

Partiamo dal constatare che ogni testo critico di Borges non si limita a interrogare l’opera; certamente l’opera è sempre presente, come quando l’autore analizza, paragrafo per paragrafo il capitolo finale del Don Chisciotte; ma il discorso critico è occasione per una sempre più ampia riflessione teorica. Ogni opera pone un problema particolare e un problema generale, e Borges si dà il compito di risolvere il primo soltanto dopo aver definito il secondo. Non sbaglia l’ispanista Thomas R. Hart quando sostiene che il pensiero critico di Borges può essere espresso in tre fondamentali postulati: nell’opera, il legame tra forma e contenuto è indissolubile, perché l’opera è un intero e non un totale; l’opera è autonoma rispetto al mondo che la circonda, incluso l’autore dell’opera stessa, che acquista senso all’interno dell’opera non come persona ma come “maschera”; l’opera non afferma nulla che si possa ricondurre alle categorie del vero e del falso, ma costruisce un perimetro all’interno del quale valgono regole proprie.

Al primo postulato si rifanno alcuni magnifici testi di questa raccolta, per esempio quello su Kafka. Secondo Borges, la trasposizione letteraria del testo onirico è per lo più un artificio retorico perché il sogno non ha la continuità narrativa che gli assegnano, per esempio, Francisco de Quevedo o William Wordsworth; in questo senso, la maggior parte dei sogni in letteratura possiede il contenuto del sogno ma non la forma. Nel Kafka della raccolta Un medico di campagna, invece, ogni racconto sviluppa un unico spunto, presentando una struttura discontinua e resistente a una vera e propria elaborazione narrativa, rimpiazzata da una costruzione atmosferica; i racconti di Kafka, scrive Borges, “hanno l’atmosfera e gli inganni di un incubo”.

Dal secondo postulato deriva un tema ricorrente nella produzione critica di Borges, quello dell’ontologia dei mondi narrativi, abitati tanto dai personaggi quanto dagli autori. Le pagine dedicate a Cervantes e al Don Chisciotte illustrano perfettamente il concetto. Borges afferma risolutamente che don Chisciotte e Sancho sono “persone di questo mondo” e non simboli; al contempo, descrivendo la conclusione del romanzo, Borges annovera tra i personaggi che maltrattano l’hidalgo anche Cervantes stesso, non meno appartenente al testo narrativo delle sue creature. 

Il terzo postulato è forse il più rappresentato nel volume La mappa segreta. È il principio che consente di cogliere le regole del gioco dei testi narrativi: Borges ce ne dà un primo, magistrale esempio nel capitolo intitolato Leggi della narrazione poliziesca. Il testo appare nel 1933 ed è il primo in cui Borges si occupa di gialli; non è difficile cogliere nel celebre saggio di Umberto Eco Le strutture narrative in Fleming del 1965 una nobile parentela con la tassonomia dello scrittore argentino. Il poliziesco segue alcuni principi generatori fondamentali: un’economia narrativa che si evince dal numero dei personaggi coinvolti, che non può eccedere la misura stabilita dalla possibilità di individuarli e ricordarli; una chiarezza espositiva dei dati del problema da risolvere, per cui non è bene che un elemento fondamentale per l’indagine giunga prodigiosamente a metà del racconto; per quanto concerne il colpevole, la massima attenzione si concentra sul come è stato compiuto il crimine e non sul chi; la morte va rappresentata con pudore, messa a distanza, proprio in virtù dell’istanza razionale che guida tanto l’indagine quanto la stesura del racconto; infine, lo scioglimento del problema narrativo deve apparire logico ma anche stupefacente, nel senso che deve meravigliare il lettore ma senza ricorrere al soprannaturale.

È proprio a partire da queste norme che si esercita il potere dell’immaginazione letteraria, come in una serie infinita di partite a scacchi che non hanno altro obiettivo se non il riprodurre il proprio meccanismo; e a proposito degli esiti di questo tipo di letteratura, Borges conclude che «la preparazione e lo scioglimento, seppur mediocri, di un assassinio algebrico e di un doppio furto implicano più lavoro intellettuale dell’elaborazione casalinga di sonetti perfetti o di fastidiosi dialoghi tra scioperati dal nome greco o di poesie a forma di Karl Marx o di sinistri saggi sul centenario di Goethe» (2025, p. 17). Come si vede, anche quando il teorico sembra dominare il campo d’azione, il critico è sempre pronto al guizzo, alla sortita tagliente, in un continuo scambio di ruoli che garantisce a questi Testi ritrovati lo statuto di un tesoro inestimabile.  

Riferimenti bibliografici
J. L. Borges, Il prisma e lo specchio. Testi ritrovati (1919-1929), Adelphi, Milano 2009.
T. R. Hart, The Literary Criticism of Jorge Luis Borges, in “MLN”, Vol. 78, No. 5, 1963.

Jorge Luis Borges, La mappa segreta. Testi ritrovati (1933-1983), Adelphi, Milano 2025.

Tags     Borges, critica
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