L’eterna illusione dell’amore

di ALESSANDRO CAPPABIANCA

In ricordo di Irene Papas.

L'eterna illusione dell'amore

Ifigenia (Cacoyannis, 1977)

È morta all’età di 96 anni nel villaggio di Chiliomodi, nel Peloponneso, dove era nata nel 1926, l’attrice greca Irene Papas. La ricordiamo tutti, noi spettatori di una certa età, come Penelope nella serie televisiva di Franco Rossi del 1978 tratta dall’Odissea di Omero, prodotta a colori da Dino De Laurentiis, benché ufficialmente la Tv italiana adottasse il colore solo un anno dopo. Le stava accanto, come Ulisse, l’attore jugoslavo Bekim Fehmiu, ma resta indimenticabile il volto di lei, dallo sguardo intenso e appassionato. Questo malgrado il fatto che la sua voce, secondo le abitudini dell’epoca, fosse doppiata.

L’incontro di Irene Papas col cinema, specialmente col cinema italiano, è segnato dall’uso generalizzato del doppiaggio e spiega perché rimanesse in parte frustrato il suo amore per il teatro, soprattutto quello greco classico. Nel teatro Irene non solo poteva esprimere tutta se stessa, ma rivendicava con orgoglio il valore politico d’ogni parola, d’ogni presa di posizione – tanto da attirarsi gli strali dei Colonnelli, giunti al potere in Grecia con la violenza. In una delle sue interviste, dichiarò: “L’ arte non può restare ai margini della politica. Il teatro è fatto per porre domande che sono necessarie più delle risposte. E tutto quello che diciamo di persona o che interpretiamo sulla scena ha sempre una valenza etica, un peso politico”. Le domande sono più necessarie delle risposte, e in questo senso niente vale più della tragedia greca.

Vengono in mente Anthony Quinn, Michael Cacoyannis, Zorba il greco (1964), I cannoni di Navarone (1961), Antigone (1961), Elettra (1961), A ciascuno il suo (Petri, 1967), Z – L’orgia del potere (Costa-Gravas, 1969), Le troiane (1971), Ifigenia (1977), Cronaca di una morte annunciata (Rosi, 1987). Viene in mente l’amore per la musica, concretizzatosi addirittura nell’incisione di alcuni dischi. Viene in mente l’amore dichiarato per Marlon Brando. Ricordiamo la fierezza con cui, nell’ Odissea (1969), rifiutava di riconoscere Ulisse, se non sottoponendolo prima alla prova del letto intrasportabile, del letto intagliato nel tronco d’albero, attorno al quale era stata edificata la reggia. Ricordiamo che nelle Troiane, da Euripide, ella volle al suo fianco Katherine Hepburn, di cui era grande amica.

Credo però che uno dei ruoli a sentire più suo fosse quello di Diotima nel Banchetto di Platone (1989)di Marco Ferreri. Diotima, donna, sacerdotessa e filosofa. “Non credere che ciò che non è bello debba essere per forza brutto, e che ciò che non è buono sia necessariamente cattivo. In modo analogo Amore, dal momento che tu stesso ammetti che non è né buono né bello, non credere che debba essere cattivo e brutto, piuttosto sarà invece qualcosa di intermedio tra i due”. Amore è dunque un Demone, ma un Demone benefico. A Socrate, che le domanda che potere abbia questo Demone, Diotima risponde:

Di interpretare e trasmettere agli dei le cose che provengono dagli uomini, e agli uomini quelle che provengono dagli dei: trasmette le preghiere e i sacrifici degli uomini, e i comandi e le ricompense per i sacrifici ricevuti degli dei; e poiché sta a metà fra gli dei e gli uomini, colma lo spazio intermedio in modo che tutto sia collegato in ogni sua parte. Attraverso il demone si svolgono le pratiche divinatorie e l’arte dei sacerdoti e di coloro che si dedicano ai sacrifici e alle iniziazioni e agli incantesimi e a ogni genere di profezia e di magia. Gli dei non si mescolano con gli uomini, ma attraverso il demone si realizza ogni comunicazione e ogni dialogo degli dei con gli uomini, sia nella veglia che nel sonno. E chi è esperto in simili arti è un uomo demonico, mentre chi è sapiente in qualsiasi altra cosa, arte o mestiere che sia, è un uomo volgare. Di questi demoni ce ne sono molti e svariati, e uno di essi è Amore […]. In generale ogni desiderio delle cose buone e della felicità si riduce per chiunque nel grandissimo e astuto amore; ma di coloro che lo cercano in molti altri modi, attraverso gli affari o la ginnastica o la filosofia, non si dice che amano né che sono amati; coloro invece che tendono e si appassionano a una certa forma particolare prendono il nome dell’intero, amore e amare e amanti.

Nel 2003, Manoel De Oliveira la chiama a interpretare il ruolo di una delle tre donne misteriose che salgono sulla nave, comandata da John Malkovich, che fa il giro dei porti del Mediterraneo, entrando in contatto con antiche civiltà. Accanto a Leonor Silveira, Stefania Sandrelli, Catherine Deneuve, Irene Papas difende con passione i diritti delle donne e sostiene, forse con un pizzico di illusione, la possibilità che esse, occupandosi di politica, possano introdurre amore e comprensione tra popoli diversi. Illusione? Si, la nave salta in aria. L’odio sembra vincitore. Se il pianeta potrà salvarsi, tuttavia, malgrado gli sforzi distruttivi dei “realisti”, sarà solo per la messa in opera effettiva d’una grande illusione – quella dell’arte, o dell’amore. Vale la pena di vivere, insegna Irene Papas, anche solo per questo.

Irene Papas, Chiliomodi 1926 – Chiliomodi 2022.

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.