Può accadere di dire arrivederci a una persona amata, certi di dover vivere ancora altra vita insieme, e poi trovarsi a non vederla più: l’arrivederci diventa addio e si viene allora toccati da un vento raggelante che, almeno per un certo tempo, impedisce di andare incontro ad altra vita. In quei momenti accade a molti di immaginare e di immergersi in spazi nuovi insieme alla persona amata e perduta, con una libertà che solo l’immaginazione sa dare, in spazi da riempire con nuovi silenzi e parole, con nuovi gesti. Dopo aver superato la soglia con chi è «solamente passato dall’altra parte», «come foss[e] nascosto nella stanza accanto» (Sant’Agostino), ci si ritrova forse ancora una volta insieme, gli stessi eppure profondamente diversi.
Questa dimensione reale e immaginifica viene evocata in modo sublime da Goodbye, Lindita di Mario Banushi, prima assoluta nel 2023 ad Atene, prima nazionale ora a Milano (Triennale) in FOG-Le disuguaglianze dei corpi. Il giovane regista teatrale e performer, autore anche di uno short film (Pranvera), nato e vissuto in Albania e più a lungo in Grecia, dove ha studiato, si è misurato con un tema che negli ultimi anni è stato affrontato in teatro, e al cinema, da artisti di primo piano come Eugenio Barba e Julia Varley in Ave Maria. La Morte si sente sola. Cerimonia per l’attrice María Cánepa (2012), Rimini Protokoll, nella straordinaria performance Nachlass – Pièces sans personnes (2016), Milo Rau in Everywoman (2020), Pedro Almódovar con il film Leone d’oro The Room Next Door (2024). Goodbye, Lindita si pone dunque nell’alveo di una ricerca teatrale e performativa che in anni recenti ha restituito lavori di estremo interesse, sui quali sarebbe opportuna una riflessione sistematica, storica, critica, estetica. Goodbye, Lindita è – diciamo ora in breve – un «lavoro artigianale» (Papanikolaou) condotto con acribia e con notevole capacità di contaminazione fra teatro, cinema, fotografia, arti visive.
Lo spettacolo si apre su un semplice interno domestico. Tra un letto, un tavolo, una TV, un comò, due donne, una delle quali anziana, e un uomo non più giovane vivono il dolore recente della perdita di una persona amata, che si scoprirà essere una giovane donna, e fanno i conti con i ricordi. A questi personaggi se ne aggiungeranno altri femminili e uno interpretato dallo stesso Banushi, che irrompe sul palco verso metà spettacolo, rompendo la quarta parete. Ricordi e visioni emozionali attraversano la casa, muovono gli oggetti, come fossero vento, sfiorano le pareti libere, la parete coperta da alcune foto, raggiungono la centrale, dove è appesa una grande icona dorata con Madonna e Bambino, poi la parete laterale con finestra. Da qui entra una luce mutevole, che accompagna il trascorrere di eventi “reali” e di eventi fantasmatici, che si susseguono nella casa dopo la cesura della morte. Questa circostanza è rappresentata in scena da Banushi attingendo a riti e tradizioni funebri praticati e diffusi nel composito mondo dei Balcani, che rappresenta l’orizzonte più vicino al regista. Con la morte, la realtà diventa un’altra realtà. L’evento irreversibile rende lo spazio, compresi mobili e oggetti, metamorfici, e così anche ogni personaggio. Il varcare la soglia compiuto dalla giovane donna e il suo giungere nella ‘stanza accanto’ ha contagiato i corpi di coloro che sono stati in relazione con il suo corpo amato e perduto.
La scena viene abitata così, in gran parte dello spettacolo, da corpi liminali, in uno stato di trasformazione, permeabilità e/o resistenza, di transizione tra un precedente e familiare modo di essere, di vivere il tempo, i rapporti, di incarnare e di esprimere le emozioni e un nuovo modo. Per rappresentare l’oltre Banushi e i suoi interpreti hanno costruito visioni capaci di evocare ciò che è invisibile agli occhi e che vive di una diversa realtà, di far ascoltare il silenzio – centrale in Goodbye, Lindita – e le poche parole che contano. Ecco allora che un corpo, spogliato degli abiti di tutti i giorni, si abbandona a una danza che segue il ritmo terribile e potente del tempo e dello spazio scardinato e scardinante della morte; ecco che si spinge, tra paura ed eccitazione, verso la finestra e la tenda mossa dal vento alla ricerca di altro, oltre il conosciuto e già vissuto, per il desiderio, o forse la necessità, di abbandonarsi all’ignoto e inatteso oltre la soglia. Anche lo spazio che si suppone invalicabile, cioè la parete con la maestosa icona sacra della maternità, si fa soglia che rivela varchi sorprendenti in momenti chiave dello spettacolo: su tutti nell’epilogo, quando la parete si apre e dischiude una visione che fa tornare con la mente al dolore e alla tenerezza dell’inizio di Goodbye, Lindita. Oltre la soglia dell’impensabile si consuma un altro addio, con altri protagonisti, racchiuso nell’intimità di un abbraccio che si dissolve nella luce e nella forma di una Pietà, re-immaginata da Banushi profondamente umana.
Riferimenti bibliografici
D. Papanikolaou, Rievocazione, riparazione e parresia nelle case delle bambole di Mario Banushi, Testo scritto appositamente per il programma di sala di Mario Banushi, Goodbye, Lindita.
R. Viccei, Atmosfere e tonalità emotive: Nachlass–Pièces sans personnes di Rimini Protokoll, Everywoman di Milo Rau, Archivi delle Emozioni. Ricerche sulle componenti emotive nella letteratura, nell’arte, nella cultura materiale, 4 (2), 2025, pp. 85-106 https://doi.org/10.53235/2036-5624/229.
Goodbye, Lindita. Concetto originale e regia: Mario Banushi. Con: Mario Banushi, Babis Galiatsatos / Akillas Karazisis, Heleni Habia Nzanga, Alexandra Hasani / Amalia Kosma, Erifyli Kitzoglou, Katerina Kristo / Dafni Drakopoulou, Eftychia Stefanou, Chryssi Vidalaki. Il ruolo di Heleni Habia Nzanga è interpretato a Milano da Elaine Adorno. Composizione musicale e sound design: Emmanuel Rovithis. Scenografia e costumi: Sotiris Melanos. Disegno luci: Tasos Palaioroutas. Dramaturg associata: Sofia Eftychiadou Dramaturgia – Teatro Nazionale della Grecia: Aspasia-Maria Alexiou. Assistenti alla regia: Afroditi Kapokaki, Theodora Patiti. Fotografia: Theofilos Tsimas. Video: Nikos Pastras. Coordinatore tecnico: Giannis Kougias. Lighting designer in tournée: Marietta Pavlaki & Ioanna Athanasiou. Ingegneria del suono e progettazione spazializzazione audio: Dimos Livitsanos. Direzione di scena: Efi Christodoulopoulou. Responsabile attrezzeria: Michail Adamis. Produttore esecutivo: TooFarEast Relazioni internazionali & gestione tournée: Nikos Mavrakis – TooFarEast Direzione di produzione & line production: Aristidis Kreatsoulas – TooFarEast. Goodbye, Lindita è stato commissionato e prodotto dal Teatro Nazionale della Grecia per la stagione 2022-2023, ed è stato presentato in prima il 29 marzo 2023 alla Experimental Stage for Emerging Artists, Rex Theatre, “Katina Paxinou” Stage, Teatro Triennale Milano; durata: 60′; anno: 2025.
*La foto in copertina è di © Theofilos Tsimas