“Ho già visto questo film”, dice Carol Sturka (Rhea Seehorn) nel secondo episodio della serie più guardata nella storia di AppleTV, ideata da Vince Gilligan, showrunner di Breaking Bad e ancora prima scrittore di X-Files. Carol parla ai pochi “sopravvissuti” (solo quelli anglofoni – perché Carol non si fida della traduzione “artificiale”) a quello che lei stessa definisce un “virus alieno”. “Abbiamo tutti visto questo film”, ammonisce, “e sappiamo che non finisce bene”.

Già. Abbiamo tutti visto questo film, e in varie versioni: Io sono leggenda; La fine del mondo; Il seme dell’uomo; L’ultimo uomo sulla terra; Andromeda; Biosfera; Soylent Green (2022: I sopravvissuti); Omega Man (1975: Occhi bianchi sul pianeta terra); L’invasione degli ultracorpi; per non parlare di serie documentarie del genere “la terra dopo l’uomo”; e così via. Un virus, una razza di alieni o una forza diabolica inspiegabile distrugge quasi tutti gli esseri umani o trasforma per sempre la loro vita quotidiana; pochi restano illesi e devono decidere come agire. Dunque, perché rifarlo ancora una volta? Pluribus offre senz’altro elementi aggiornati: il più evidente è una protagonista tosta, lesbica, stizzita, che per permettersi una sproporzionata villa ad Albuquerque nel New Mexico (stessa ambientazione di Breaking Bad, apparentemente scelta in quanto meno costosa rispetto a Los Angeles), scrive romanzi fantascientifici di letteratura cavalleresca, molto apprezzati dal pubblico ma di scarsa originalità.

Proprio come i romanzi di Carol, il punto forte di Pluribus risiede nella sua mancanza di originalità. Perché Carol e il paraguayano Manousos (Carlos-Manuel Vesga) vogliono “riparare il mondo” o “salvare l’umanità” quando “gli altri” (che Carol definisce “le persone affette” o, nei momenti bui, “gli ultracorpi del cazzo”) vivono senza conoscere l’isolamento, legati da una pacifica catena invisibile, pan-linguistica, priva di conflitti o divisioni di classe? In più, i nuovi “alieni”, condividendo emozioni, conoscenze e storia, per loro natura non possono né uccidere né danneggiare altre creature, umane e non umane. L’unico inconveniente, che potrebbe non rendere così idilliaco il nuovo mondo, è l’antropofagia; se non fosse che ci si può nutrire solo di umani già defunti, allo stesso modo in cui, tra l’altro, sono concesse solo le mele già cadute dall’albero.

Perché resistere ad una tecnologia che ti consegna, attraverso i droni, tutto ciò che chiedi, e quasi subito? O, come Koumba Diabaté (Samba Schutte), alle continue notti brave al casinò di Las Vegas, pieno di donne disponibili ventiquattro ore su ventiquattro? Forse perché, avendo già visto questo film, si sa che ci sarà un prezzo da pagare. Se ogni esempio di questo genere riflette una minaccia attuale (metaforica o concreta) – il comunismo, la sovrappopolazione, il femminismo, il fascismo, l’inquinamento ambientale oppure una vera pandemia virale – qual è la forza malvagia che sta dietro alla promessa di felicità offerta dall’unione con gli altri, con il pluribus?

Nella mia lettura della serie, forse intrinseca alla mia situazione – da professoressa di letteratura, da «umanista che si straccia le vesti», come scrive recentemente Wu Ming 1 (2025) – la forza che sta dietro al senso irrequieto e ammonitore di Pluribus, mai nominata come tale (almeno nella prima stagione) e orgogliosamente assente dalla produzione, come sostiene Gilligan, non è altro che l’intelligenza artificiale.

Come si fa a scrivere un bestseller come quelli di Carol? Non è facile, senza generare un testo (auto)parodistico. Forse ci si può riuscire offrendo un prompt a un software come ChatGPT: “Scrivimi un romanzo con questi personaggi, che presenti un sottofondo di desiderio ardente ma che sia al tempo stesso privo di sesso esplicito, adeguato ai gusti di lettrici femminili dai 40 anni in poi. Un romanzo aperto quanto basta per lasciare in sospeso elementi da risolvere nel prossimo libro della serie”. Il risultato sarebbe familiare, eppure alieno. Tuo, nel senso che potresti presentarlo nelle librerie e interagire con i fan. Non tuo, nel senso che dopo, a casa, mentre conti i soldi guadagnati, provi vergogna e sogni il tuo autentico romanzo nel cassetto, quello certamente non commerciale: la genuina espressione di te su cui stai lavorando da decenni (purtroppo quello di Carol non è granché secondo il giudizio della compagna della scrittrice, Helen, e, per quanto vogliano bene a Carol, gli alieni sono incapaci di mentire).

I tredici “sopravvissuti,” che, a parte Carol e Manousos, convivono apparentemente bene con gli “ex-individui” di varie sembianze, possono essere convertiti e assunti dalla collettività solo attraverso l’estrazione di cellule staminali, ovvero con l’uso di “dati” personali. Venendo a conoscenza di ciò, Carol si sente rassicurata: non concederebbe mai il suo permesso, allo stesso modo in cui noi non daremmo mai a una grande azienda tecnologica gestita da miliardari il permesso di sfruttare i nostri scritti. Ciononostante, nell’ultimo episodio, Carol scopre che il suo materiale genetico è presente negli ovuli che ha congelato in passato, in vista di una possibile maternità. È come scoprire che le nostre parole “private”, per esempio quelle pronunciate dallo psicologo o scritte velocemente in risposta ad un post di Facebook che a stenti ricordiamo, quelle pubblicate su riviste di bassissima tiratura o quelle dette spontaneamente all’intervento di un convegno e poi sottotitolate per i non-udenti e tradotte (sempre da AI) in varie lingue sono nostre, eppure sono al contempo legittimamente utilizzabili da un large language model sviluppato da privati. Per fare un esempio, sembra che l’intelligenza artificiale Anthropic abbia giudicato due dei miei libri meritevoli per un utilizzo di questo tipo. In una recente azione collettiva, proprio Anthropic è stata denunciata e condannata per violazione del diritto d’autore, ma non (ancora) per l’addestramento del modello attraverso il contenuto di libri scaricati illegalmente (Benoit 2025). E, tornando a Pluribus, ricordiamo che una delle parole inglese per definire l’addestramento dei modelli altro non è che “populate”.

I parallelismi che riporto qui non funzionano perfettamente. Per esempio, sappiamo bene che in realtà l’intelligenza artificiale arricchisce i ricchi, minaccia l’ambiente e, per dirlo brevemente, viene spesso definita una cleptocrazia antidemocratica; nella serie, invece, gli alieni desiderano la salvaguardia del pianeta terra e considerano tutti i membri della comunità uguali di fronte alla legge. Sarebbe difficile criticare la loro società, se non in termini antropocentrici o con argomenti triti sulla natura umana, e la serie è troppo intelligente perché questi si offrano come soluzione immediata. Inoltre, gli ovuli di Carol erano protetti mentre erano custoditi dalla banca criogenica, ma nella nuova società non esiste la proprietà privata: pertanto, essendo stati già estratti, sono utilizzabili. Open source. Ma non dovremmo essere a favore della giusta condivisione e del comunitarismo? Cosa resta da fare? Secondo Carol, bisogna resistere, con violenza e rabbia. Nel frattempo, la seconda stagione è prevista per il 2027.

Riferimenti bibliografici
Wu Ming 1, Note su letteratura e intelligenza artificiale (e sui corpi, a partire da recenti polemiche), Giap, 2025.
M. C. Benoit, Claude al timone: Anthropic riconosciuta colpevole di aver conservato libri piratati, ma assolta sull’addestramento della sua IA, ActuIA, 2025.

Pluribus. Creatore: Vince Gilligan; interpreti: Rhea Seehorn, Karolina Wydra, Carlos Manuel Vesga; produzione: High Bridge Entertainment, Bristol Circle Entertainment, Sony Pictures Television; distribuzione: Apple TV; anno: 2025.

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