Per la casa editrice Luni, è stato pubblicato Nessuno contro tutti. Carmelo Bene al Maurizio Costanzo Show, a cura di Annalisa Presicce, con un saggio di Simone Giorgino e la postfazione di Stefano Cristante. Come si potrà intuire dal titolo, si tratta di una ripresa delle due celebri puntate del Maurizio Costanzo Show che hanno visto ospitato Carmelo Bene rispettivamente nel giugno del 1994 e nell’ottobre del 1995. Una sorta di commemorazione dunque, proprio a trent’anni di distanza, da quell’evento straordinario che vide il sommo Bene bucare lo schermo nelle case degli italiani ripristinando il caos (Bene, Costanzo 2025, p. 13). E proprio per questo, allora, si deve usare una particolare precauzione.

Da un lato infatti, se di evento si è trattato, si rischia di restituire alla Storia qualcosa che costituzionalmente non le appartiene, alla cronaca qualcuno che si è voluto classico «de-genere» − come esplicita Giorgino − e quindi eterno (ivi, pp. 148-154). Dall’altro proprio la pagina stampata corre il pericolo di rendere immobile e coagulato quello che invece si è proposto come transeunte in se stesso. Quindi – fermo restando il fatto che esiste anche la possibilità di riprodurre infinite volte quelle due puntate sullo schermo di un computer – la pagina stampata resta «il funerale dell’orale» (Bene 2013, p. 6) accettabile dunque solo nella forma di una «letteratura sletterata» o «discrittura» (Bene, Costanzo 2025, p. 162) che permetta all’autore di non lasciare alcuna traccia, di annichilirsi in quanto autore-attore per poter infine sparire nel capolavoro-atto: «È qui l’incoscienza summa che purtroppo m’appartiene, alla quale io cioè appartengo senza più essere io: il non lasciar traccia alcuna al momento del non agire, nell’immediato svanire dell’atto che non è mai agito, esperito» (ivi, p. 190).

La posta in gioco, insomma, è alta. Eppure ci sembra che le predette minacce siano scampate in quanto − come chiarisce la curatrice −  la pubblicazione ha tre scopi principali:

Trasferire su carta dei contenuti la cui fruibilità immediata, fino ad ora, è stata garantita esclusivamente dalla rete, corruttibile per definizione e grande serbatoio di fonti naturalmente effimere […]; integrare i tagli operati da coloro che hanno provveduto a immettere tali contenuti, via YouTube, nella suddetta rete; infine, […] supportare quei lettori […] che intendono capirne di più, aperti alla possibilità di affrancare l’attore dall’accusa d’essere un friggitore d’aria, un provocatore politicamente scorretto (ivi, p. 22). 

Proprio per questo, Bene continua a muoversi ed essere dinamico anche tra queste pagine che fanno a meno dell’espressività del suo corpo, dell’annullarsi del suo io in una voce non più sua, ma la cui timbrica – così particolare − risuona alle orecchie perfino del lettore odierno che ne abbia avuto in qualche modo contezza seppur postuma. 

A ben vedere allora l’operazione di questo libro è tutt’altro che scontata. Se infatti Bene si era largamente fatto promotore di un teatro di scrittura scenica che, non più incentrato sulla predominanza del testo e della drammaturgia, si concentrasse piuttosto sul momento di tensione creativa, il testo riesce ad invertire il processo pur non tradendo in alcun modo la poetica di Bene. Esso si presenta infatti quasi come una drammaturgia, ma scritta dopo e al tempo stesso assolutamente e costituzionalmente indisponibile all’uso rappresentativo. Ci riferiamo in particolare alla scelta della trascrizione fedele, e non quindi della riscrittura letteraria «che avrebbe fatto sì, guadagnare in scorrevolezza, ma a scapito […] delle deviazioni, della digressioni e di certe premesse abbandonate prima ancora di potersi risolvere in conclusioni» (ivi, p. 21), e all’inserzione di didascalie atte a segnalare non solo il linguaggio non verbale, ma anche movimenti sul palco e in platea. Didascalie che ricalcano quasi delle note − o sarebbe meglio dire abbozzi − di regia rendendo quindi la lettura particolarmente interessante.

Come già si diceva: una drammaturgia post-scena, un testo che può venire solo dopo l’atto creativo vero e proprio che nel caso specifico di queste ospitate, vale la pena ricordarlo, non aveva neanche lo scopo di darsi in spettacolo: « L’hanno scambiato per uno spettacolo. La loro tomba l’hanno scambiata per uno spettacolo» (ivi, p. 209). Come Bene dirà infatti in una successiva intervista con Ugo Volli, la sua intenzione era piuttosto quella di «rompere il meccanismo della trasmissione, di mettere in cortocircuito la televisione, di far sì che il mezzo fosse bucato dal[l’]intervento». Che voleva «innanzitutto far saltare il linguaggio televisivo, questo dio nazionale» (Bene 2022, pp. 1365-1366). Su questo punto, e sul passaggio e il cambio di registro che avviene tra la prima e la seconda puntata dello show, la Postfazione di Cristante è illuminante (Bene, Costanzo 2025 pp. 241-251).

E tuttavia ci si potrebbe chiedere ancora: come si concilia la volontà del volume di avvicinare coloro che vogliono provare a capirne di più senza restare prigionieri dei pregiudizi sul provocatore Carmelo Bene, con l’invettiva − «non sono qui per essere inteso, io!» (ivi, p. 217) − scagliata proprio alla fine della seconda ospitata da Costanzo? Anche in questo il testo riesce pienamente. Le note, le informazioni sui personaggi coinvolti, e i saggi che accompagnano le trascrizioni non cedono alla tentazione di spiegare Bene e non lo interpretano. In questo senso egli resta, come per sua stessa volontà, fraintendibile e frainteso. Eppure, grazie a queste aperture, chiunque sia stato anche minimamente nutrito dal germe della curiosità potrà iniziare il suo proprio cammino, lanciarsi nell’oblio e così forse scoprire – e non capire – che cosa è stato ed è Carmelo Bene.

Quanto a noi, speriamo di non aver fatto grande danno. Sappiamo che non è possibile recensire un classico come Bene e che in ogni caso si tratterebbe di un’operazione di Stato: «”Recitare” vuol dire − come “recensire”: “censire la cosa” − “citare la cosa”, imparare la cosa di Stato» (ivi, p. 89). Non era questo il nostro intento, ed è per questo che abbiamo evitato il più possibile di soffermarci su tutti quei momenti, pur iconici, delle puntate cercando di restituirne una qualche forma di spiegazione. Speriamo quindi che questo invito alla lettura basti, oltre i censimenti e al di là delle censure.

Riferimenti bibliografici
C. Bene, Opere. Con l’Autografia d’un ritratto, Bompiani, Milano 2013.
Id., Si può solo dire nulla. Interviste, Il Saggiatore, Milano 2022.

Carmelo Bene, Maurizio Costanzo, Nessuno contro tutti. Carmelo Bene al Maurizio Costanzo Show, Luni, Milano 2025.

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