Questa immagine di Woody Allen e Diane Keaton in Manhattan, ombre in un planetario, ci restituisce bene ciò che il sodalizio artistico ed affettivo dei due grandi artisti ha rappresentato per noi spettatori.

Qualcosa colpisce nella morte di Diane Keaton. Qualcosa per cui il sentimento di vuoto che ha lasciato la sua scomparsa va oltre quello di aver perduto una “grande attrice”. Grande attrice lo era senz’altro, Diane Keaton. Ma forse c’era qualcosa in più, che riguardava una prossimità profonda con noi spettatori, con un certo tipo di spettatore occidentale, urbano, intellettuale, la cui vita è segnata soprattutto da relazioni e parole.

Questa prossimità ha preso corpo attraverso un’indiscernibilità tra l’attrice e i suoi personaggi, tra l’attrice e i personaggi dei film di Woody Allen, in primis Io e Annie (1977) e Manhattan (1979). Una vicinanza tra personaggio e spettatore, mediata dal modo d’essere dell’attrice, che ha segnato la presenza viva di Diane Keaton nel sentimento e nell’immaginario di molti, più forte del suo pur notevole talento recitativo.

Penso che Diane Keaton abbia portato a espressione e costruito nei film di Woody Allen un personaggio capace di restituire come stile di vita l’insieme di nevrosi, idiosincrasie, narcisismi e pulsioni, che attraversano la vita della borghesia intellettuale e riflessiva. Nel fare questo ha portato a visibilità e coscienza, dandogli forma commedica (inspirata da Woody Allen, a cui non smetteremo mai di essere grati per questo), quel mondo ombroso, composto da spinte ambivalenti e incontenibili, pensieri inconfessabili, che anima il profondo della vita di persone poste nella condizione (almeno apparente) di scegliere liberamente – per capacità economiche e ruolo sociale in genere – della loro vita.  

Una scena magnifica, da questo punto di vista, è quella in cui in Io e Annie, Allen e Keaton, appena conosciuti, sono su una terrazza di New York a sorseggiare un bicchiere di vino, e a parlare dei “criteri estetici codificati della fotografia”, ma i loro pensieri sono altrove, restituiti dai sottotitoli: “I’m not enough smart for him?” pensa lei, “I wonder what she looks like naked” pensa lui. E via dicendo.

Ciò che questa scena esemplifica, è qualcosa che hanno inventato e portato meravigliosamente, e commedicamente, alla luce Allen e Keaton, e cioè l’intreccio tra sottotitoli e parole, ombre e luci, un impasto potente che coincide con la vita stessa.  

Le ombre opacizzano la luce, certo, ma con ciò stesso le danno la capacità di scolpire il mondo, di fargli prendere consistenza. I sottotitoli fanno incespicare le nostre parole (la magia dei dialoghi delle commedie di Allen), ma con ciò stesso danno all’atto di parola forza creativa, imprevedibile, per dare espressione a pensieri e sentimenti nascosti.

Vivere commedicamente significa assumere liberamente la potenza di tutto questo, per evitare il rischio maggiore che le ombre aspirino la luce, che i sottotitoli non giungano mai ad espressione rendendo il soggetto muto (è l’altro destino dell’umano, quello che elude la commedia e precipita verso il dramma e il melodramma).

Tale esercizio libero della parola e delle relazioni, che si fa stile di vita, ha bisogno di un contesto urbano, dove possibilità di azione libera e vitalità possano realizzarsi. Quel contesto è New York. Da cui non solo è inseparabile il cinema di Woody Allen, ma sono inseparabili i personaggi di Annie Hall e quello della Mary di Manhattan, la giornalista “bella, un po’ nervosa, elusiva”.

New York diventa una sorta di set illimitato, di grande isola (come le foreste nelle commedie di Shakespeare), in cui il soggetto mette alla prova se stesso, dando forma commedica, e dunque elastica, all’insieme di sentimenti, pulsioni, opinioni, luoghi comuni, idee felici, che segnano la sua presenza al mondo. E nel fare questo, nel portare a visibilità e a parola tutto questo, Diane Keaton e Woody Allen hanno portato l’arte al suo livello più alto, quello in cui dice cose che lo spettatore a malapena riesce ad intuire di sé, ma che non è senz’altro capace di esprimere, operando così un processo profondo di liberazione.

Per questo ci sentiamo tutti più profondamente liberi e felici dopo aver visto i loro film. Per questo aggiungeremo alle ragioni per cui vale la pena di vivere, elencate in Manhattan, anche i film di Woody Allen con Diane Keaton.

Diane Keaton, pseudonimo di Diane Hall, Los Angeles, 5 gennaio 1946 – Los Angeles, 11 ottobre 2025.

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