Henri Bergson nelle sue lezioni sulla Libertà, parlando del soggetto in Leibniz, costruisce una metafora cinematografica: «Per Leibniz, i soggetti, gli esseri, sono pellicola cinematografica arrotolata su se stessa; tutti i predicati che si possono affermare di questi soggetti, tutto ciò che arriva a questi esseri, sono delle vedute giustapposte su questa pellicola; in modo che, data una pellicola, basterebbe il minimo cambiamento in una qualsiasi delle vedute per modificare l’intera pellicola, così per l’universo, così per ciascuno di noi, basta il più piccolo cambiamento per non essere più la stessa persona» (Bergson 2017, p. 285).
Questa idea sembra al cuore di un film molto bello, che uno dei grandi registi della modernità cinematografica, Edgar Reitz, ha dedicato al filosofo tedesco, Leibniz – Chronicle of a Lost Painting.
In questo caso, la veduta in gioco è quella del ritratto di Leibniz che la giovane regina Sofia Carlotta di Prussia desidera, per avere sempre vicino a sé l’uomo, il genio, che nell’infanzia è stato suo educatore. Le parole che Carlotta scrive alla madre con tale richiesta aprono il film. L’intensità del volto in primo piano della regina accompagna l’ascolto di tali parole. L’amore per Leibniz, il ricordo dell’esperienza formativa dell’infanzia, poi smarrita nei riti di corte, è la prospettiva dalla quale Carlotta vede il senso più alto della sua vita. Una vita che le sta sfuggendo, per una polmonite.
Il pittore di fama che viene scelto per ritrarre Leibniz chiede al filosofo di simulare espressioni, di fingere. Richieste meccaniche per uno stile prevedibile. Una veduta che avrebbe cambiato la sua persona, e Leibniz si rifiuta. Sarà la pittrice Aaltje van de Meer a sostituirlo, lei che “dipinge con la luce”, che dipinge solo “ciò che non sa”. Con lei Leibniz condivide le sue riflessioni filosofiche.
Nello studio del ritratto, tra le parole della filosofia e l’arte della pittura qualcosa sembra nascere. Ma cosa?
Dati due pennelli uguali, A e B, se A = A e B = B, A non può essere uguale a B, altrimenti smentirebbe l’identità infinita di A con sé stesso.
Che rapporto c’è allora tra A e B? Proprio perché A non è identico a B, A non sarà solo infinitamente identico a sé stesso. Ed è lo stesso per B. Sarà la loro non-identità a determinare una relazione “intensiva”, l’inizio della “serie” di pennelli non identici, attraverso cui prende corpo la pittura.
È la grande idea leibniziana, l’oggetto modulabile (il molteplice) e la sua inclusione nel punto di vista del soggetto (l’uno). È la monade, l’uno e il molteplice insieme.
Il film di Reitz è letteralmente una monade, dove la molteplicità degli oggetti, dei personaggi (tutti magnificamente interpretati, a partire da Leibniz-Edgar Selge), delle situazioni e delle espressioni (dalle idee alle immagini) è tenuta insieme dall’unità della forma del film, dalla sua composizione e dal rigore della sua forza espressiva.
In questa monade, irrompe nell’espressione delle anime (il “regime dell’espressione” lo chiama Gilles Deleuze nel suo grande saggio su Leibniz), l’“impressione” inesorabile della malattia dei corpi e della morte. La morte della regina lacera il quadro e l’espressione.
La sfera della libertà delle anime è stracciata dall’irrompere della necessità fisica dei corpi. Tale sfera della libertà investe anche il potere, che qui diventa una espressione dello Spirito (al pari dell’arte), senza alcuna connotazione di dominio e morte.
In questo film che ha la purezza di un diamante, il flusso temporale al centro dei tre momenti del grande romanzo di Heimat, si converte in una forma spaziale ed espressivamente cristallina della vita, della potenza delle sue espressioni (l’anima, l’arte e filosofia) e della forza inesorabile delle sue impressioni (il corpo, la malattia e la morte).
Reitz ci restituisce con Leibniz – Chronicle of a Lost Painting una nuova immagine del destino dell’umano, giunta ad una assoluta tersità e purezza. Immagine luminosa che accompagna la vecchiaia felicemente creativa di un grande cineasta.
Riferimenti bibliografici
H. Bergson, L’évolution du problème de la liberté. Cours au Collège de France 1904-1905, PUF, Paris 2017.
G. Deleuze, Le Pli. Leibniz et le Baroque, Les Éditions de minuit, Paris 1988.
Leibniz – Chronicle of a Lost Painting. Regia: Edgar Reitz; sceneggiatura: Gert Heidenreich, Edgar Reitz; fotografia: Matthias Grunsky; montaggio: Anja Pohl; interpreti: Edgar Selge, Aenne Schwarz, Lars Eidinger, Michael Kranz, Antonia Bill, Barbara Sukowa; produzione: if… Productions, ERF Edgar Reitz Filmproduktion; origine: Germania; durata: 104′; anno: 2025.