La vasta opera saggistica, teorica e critica, di Marcello Walter Bruno (1952-2022) è letteralmente incontenibile, perché l’autore è stato un pensatore generoso, impegnato, prolifico, in continuo movimento. Capace di ingaggiare un incessante corpo a corpo con la teoria come oggetto e l’immagine come concetto, MWB attingeva con perizia e voracità dalla babelica biblioteca dei saperi per interrogare i testi e metterli in relazioni inedite, impreviste, rivelatorie; allo stesso modo si rivolgeva all’immagine come problema interpretativo e a sua volta teorico, in una circolarità sempre vertiginosa.
La sua velocità di pensiero ha trovato nella forma del saggio breve e finanche della recensione le forme elettive, in grado di rispondere in tempo reale all’esigenza di fissare le riflessioni di un teorico interventista, di un critico teorizzante. Sebbene ci abbia lasciato alcune monografie di pregio assoluto (Neotelevisione del 1994, Promocrazia del 1996 e Stanley Kubrick del 1999), MWB va davvero cercato autenticamente o addirittura inseguito sulle pagine delle riviste che accoglievano le sue fughe in avanti, i suoi scatti fulminei che prendevano forma in una moltitudine di intuizioni, di aperture, di possibilità del dire.
L’impresa è certamente ardua, perché la struttura labirintica dell’opera incontenibile è davvero nota solo al suo artefice; ma il volume curato da Caterina Martino, studiosa di fotografia e allieva di Marcello Walter Bruno all’Università della Calabria, raccoglie la sfida selezionando quarantanove testi (come i racconti di Hemingway) pubblicati fra il 2006 e il 2022 sulla rivista quadrimestrale “Fata Morgana” e su “Fata Morgana Web”, due strumenti di ricerca e disseminazione cui Bruno ha dato un impulso fondativo.
La curatela è attenta e dispone i preziosi cristalli di testo in due grandi sale espositive o sezioni ben individuate, dove possono farsi non soltanto leggere ma ammirare: la sezione del cinema e quella della fotografia, che riflettono i maggiori interessi di ricerca dell’autore. All’interno delle grandi sezioni, si staccano tre nicchie perimetrate suddivise per generi: i testi teorici, i ritratti di autori o “nomi propri”, le analisi di singole opere d’arte. La visita al labirinto-museo di Marcello Walter Bruno non raffredda la temperatura delle sue intuizioni, anzi esalta la dimensione di una scrittura che asseconda il pensiero al punto tale che ci sembra di assistere al lavoro intellettuale, al processo di elaborazione del testo. La ricerca qualitativa e le sue ragioni sono tutte qui, tra queste pagine; una dimostrazione di forza, autorevolezza, solidità argomentativa.
Partiamo allora dal titolo, La realtà è quadrata, che già contiene due punti fermi della riflessione di Marcello Walter Bruno: la dimensione ontologica e la messa in quadro, la finestra e la cornice. «La realtà è il profilmico», punto e a capo: questa la frase che apre uno dei saggi più importanti della raccolta, Sui limiti del linguaggio audiovisivo (l’essenza di un’arte risiede nei suoi limiti: c’è un Arnheim in questo Bruno?). Il principio di riprovisione (neologismo coniato da MWB) governa e accompagna il cinema dalle attrazioni al mythos, e ogni volta si tratta di riportare il pensiero lungo due direttrici, quella del cinema come “macchina indexicale” (capace di riprodurre meccanicamente il reale) e quella del cinema come “ambiente virtuale”.
Su questa doppia dorsale si innesta il dialogo fra teoria e filosofia, quel dialogo che Francesco Casetti (2017, p. 374) riconosce come contributo decisivo del gruppo di “Fata Morgana” a una declinazione fruttuosa della filosofia del cinema. Prendendo un saggio a caso, quello sugli effetti speciali (tema molto caro a MWB), nel primo paragrafo vengono convocati in uno spettacolare conclave Arthur Danto, Walter Benjamin, Noël Carroll e Jerry Fodor; in un saggio su fotografia e politica, altra non banale compagnia di giro che include Rancière, Mitchell e Didi-Huberman. Ogni testo di MWB è una festa con tanti invitati che ingaggiano sopraffine sfide dialettiche, guidati da un attento e sornione meneur de jeu. Non manca mai, nella prosa dell’autore, il gusto della parafrasi ironica, che crea una complicità con chi legge: «Attorno a ciò che non può essere esperito, conviene non girare», e ancora meglio «ipocrita lettore di Fata Morgana Web, mio facsimile, mia copia». E poi c’è una straordinaria tecnica aforistica, sempre al lavoro, capace di generare perle come questa: «I classici nascono contemporanei».
Ma, volendo dare risalto a un aspetto forse meno sottolineato della struttura argomentativa dell’autore, c’è tanto da imparare dalle domande-pilota che avviano e punteggiano i testi teorici e critici contenuti in questo volume. Isoliamone qualcuna: «Esiste l’autoritratto cinematografico?» apre il testo sui cameo di Alfred Hitchcock; «Che fine fa l’avanguardia poetica, la sperimentazione letteraria, quando va a incontrarsi/scontrarsi con le immagini in movimento?» apre quello su Nanni Balestrini; «Come si entra nel Canone cinematografico?» è la questione posta all’inizio della rilettura di Duel di Steven Spielberg. A volte le domande vanno a pilotare, a spostare o ribadire il focus a metà del testo: «Che rapporto c’è fra nuda immagine e politica, fra inimmaginato e inimmaginabile?», questo il rilancio in corso d’opera nel saggio già citato su fotografia e politica.
La tecnica interrogativa come pilastro della ricerca si estende talvolta agli autori convocati, di cui si riproducono domande («Ma è davvero possibile tenere il corpo a distanza?», Michela Marzano; «Il primo oggetto d’orrore non fu d’ordine sessuale?», Georges Bataille), o addirittura di cui si volgono affermazioni in forma interrogativa, come accade a questa citazione di Carlo Ginzburg che Marcello Walter Bruno trasforma in domanda: «Non possiamo immaginare che anche nella storia del cinema la finzione, nutrita dalla storia, diventa materia di riflessione storica, oppure di finzione, e così via?». Domandare, domandarsi, mettere in questione: che l’eredità di MWB, in fondo, sia soprattutto questa?
Come scrive Roberto De Gaetano nella postfazione al volume, l’obiettivo di Marcello Walter Bruno è stato principalmente quello di «disseminare idee che qualcuno può accogliere ed eventualmente rendere fruttuose». Questo libro è certamente un modo per continuare ad accogliere quelle idee, perché offre il privilegio di entrare nel luccicante labirinto dell’autore, con la promessa di non uscirne mai.
Riferimenti bibliografici
G. Bataille, Storia dell’erotismo, Fazi, Roma 2006.
F. Casetti, Post-, Grand, classica, o “tra virgolette”. Cos’è e cos’è stata la teoria del cinema, in A. D’Aloia, R. Eugeni, a cura di, Teorie del cinema. Il dibattito contemporaneo, Raffaello Cortina, Milano 2017.
M. Marzano, La filosofia del corpo, Il Melangolo, Genova 2010.
Marcello Walter Bruno, a cura di Caterina Martino, La realtà è quadrata. Gli scritti di Fata Morgana, Pellegrini Editore, Cosenza 2025.