Dragon Ball Daima è l’ultima fatica di Akira Toriyama. È passato già un anno dalla scomparsa di Toriyama, cui ho avuto l’onore di dedicare un editoriale sempre per queste pagine, e tornando con la mente a quel momento non avrei mai pensato di parlare nuovamente non tanto di Toriyama, che come dicevo costituisce un paradigma per il genere dei manga, ma di una sua opera postuma. Dragon Ball Daima (d’ora in poi: DBD) è un vero e proprio testamento artistico: è Toriyama in tutta la sua trasparenza e autorialità.
Non si tratta di metafore. Se inizialmente la sua inclusione nel progetto doveva essere minima, successivamente «ho portato alcune idee di storia e contesto, nonché molti dei design. Invero, mi ci sto spendendo molto più del solito!». Com’è noto, Toriyama non era molto coinvolto nelle animazioni dei suoi manga. Addirittura, ha ammesso che «non ho mai avuto un gran interesse nell’animazione, e anche quando i miei lavori sono stati animati […] non li ho visti molto». Per questo, tra gli appassionati di Dragon Ball si è soliti separare due linee di continuità narrativa: una manga, che va dalla cosiddetta prima serie fino al moderno Super ancora in corso sotto la matita di Toyotaro, e un’altra anime che segue il canone animato di Toei Animation.
Interpretando un po’ alcune delle dichiarazioni di Toriyama, ci sono dei motivi profondi che giustificano il suo improvviso coinvolgimento nella produzione di DBD. Nello specifico, infatti, Toriyama non ha solo curato storia e qualche design ma, come poi spiega, «il mondo, i personaggi, i mezzi, qualsiasi cosa». Uno dei motivi lo intuiamo da una sua stessa ammissione che, per come sono andate le cose, fa vibrare qualche corda emotiva: «Forse a causa del mio stile di vita da giovane, non ho molta fiducia nella mia salute, e non so per quanto ancora potrò farlo [lavorare]. Ma farò il mio meglio per produrre lavori sempre più divertenti». È ragionevolmente possibile che Toriyama sapesse che DBD poteva essere la sua ultima opportunità di esprimersi artisticamente.
Lo comprendiamo non solo con queste dichiarazioni ma pure attraverso la griffe autoriale che contraddistingue DBD da altre recenti iterazioni animate del franchise di Dragon Ball come, per esempio, Dragon Ball Z: La Resurrezione di F o Dragon Ball Super: Broly. È l’estro stesso di Toriyama a essere presente in DBD, non per mero auto-citazionismo ma come vero e proprio atto d’amore nei confronti dell’opera che lo ha consacrato nell’empireo dei mangaka più influenti di tutti i tempi.
Basta guardare con un occhio più attento gli episodi dell’anime. Ognuno di questi è pieno di riferimenti non solo allo stesso franchise di Dragon Ball ma pure a lavori precedenti che hanno fatto maturare l’arte di Toriyama, come Dr. Slump. Dalla corsa di Majin Ku che riproduce lo scatto di Arale, fino a Neva che canticchia la sigla giapponese della prima serie di Dragon Ball, quasi ogni episodio contiene una qualche chicca scenografica che risuona con l’intero apparato artistico di Toriyama. Insomma, DBD non è un’opera per i fan di Dragon Ball ma, ben di più, si tratta di un’opera per i fan di Akira Toriyama.
Questo potrebbe anche spiegare perché DBD, almeno fino agli ultimi episodi – che di fatto rappresentano un acme da tempo inosservato per la serie, con l’episodio 19 che totalizza uno score di apprezzamento eccellente su IMDb –, divide un po’ i seguaci della serie. DBD è una serie lenta, che non si prende sul serio ma che, diversamente, si prende il suo tempo per raccontare ciò che pare essere più una fiaba in linea coi toni del Toriyama degli anni ’80 che non una storia seria e a tratti cupa in stile Toriyama anni ’90.
Su questo si gioca un’altra importante caratteristica: DBD rievoca le atmosfere di un’altra iterazione del franchise, stavolta esclusivamente animata, Dragon Ball GT. Come riporta la Kazenshuu, nel caso di quest’ultima il coinvolgimento di Toriyama si è limitato a «creare il titolo e il logo della serie, fornire qualche design per i personaggi principali, e a disegnare qualche illustrazione promozionale». Nondimeno, Toriyama ha spesso lodato il lavoro svolto dal team di animazione di GT, sostenendo si tratti di una «grandiosa storia secondaria dell’originale Dragon Ball».
Per questo, i riferimenti di DBD a GT sono vari e consistenti, cosa pure giustificata da una recente intervista rilasciata su MANTANWEB da Ino Akio, produttore esecutivo di DBD, il quale dice come «il punto di partenza era di creare una nuova serie anime come GT». Lo stesso fatto che Goku, il protagonista della serie Dragon Ball, torni un bambino in DBD è un chiaro e lampante riaggancio alla trovata di GT dove accade lo stesso. Certo, «non avrei mai pensato che tutti tornassero bambini – continua Akio –, ma ovviamente è stata un’idea del Sensei [Toriyama]».
Insomma, DBD non è semplicemente uno degli altri sviluppi animati del franchise di Dragon Ball ma, per via del profondo coinvolgimento di Toriyama, rappresenta un vero e proprio testamento artistico. In DBD c’è Toriyama tutto intero con le sue peculiarità autoriali: già la sigla presenta la serie come piena di «migliaia di scherzi», facendo l’occhiolino all’ironia tipica delle produzioni toriyamane (Di Bella 2023).
DBD, al contempo, chiarisce che Toriyama è sì Dragon Ball ma, allo stesso tempo, è ben più di Dragon Ball. DBD è un gesto di ringraziamento nei confronti di quegli appassionati che hanno sempre seguito e amato il lavoro di un artista insieme ironico ed esuberante. DBD si fa apprezzare nelle piccole cose, nelle raffinatezze sottili che il mangaka sorridente (Mazzola 2014) ha costruito per narrare una storia evidentemente imbevuta di nostalgia: dagli scontri frenetici fino all’avventura carica di mistero e commedia in pieno stile “prima serie”, DBD racconta di Toriyama, della sua carriera e delle sue evoluzioni stilistiche, della sua matita e, almeno un po’, del suo modo di vivere spensieratamente e col sorriso la vita.
Al momento in cui scriviamo, manca qualche ora alla messa in onda giapponese del ventesimo e ultimo episodio di DBD. Il legame profondo tra Toriyama e DBD, infine, giunge al termine risolvendosi in un omaggio animato: andando in onda alle 23:40 in Giappone, l’episodio si concluderà esattamente per la mezzanotte del 1 Marzo, giorno della dipartita del mangaka. Il cerchio di una vita dedita al raccontare e disegnare storie si chiude con Toriyama che, fino all’ultima briciola, ci ha donato ancora una volta la sua accalorata effervescenza artistica. E noi vogliamo ricordarlo così. Goodbye, all of Toriyama!
Riferimenti bibliografici
M. Di Bella, Dragon Ball. Da Tezuka a Toriyama, CRAC Edizioni, Ancona 2023.
G. Mazzola, Akira Toriyama. Il mangaka sorridente, Edizioni Il Foglio, Firenze 2014.
Dragon Ball Daima. Regia: Yoshitaka Yashima, Aya Komaki; soggetto: Akira Toriyama; interpreti: Masako Nozawa, Kôki Uchiyama, Aaron Dismuke; produzione: Toei Animation; distribuzione: Crunchyroll; origine: Giappone; anno: 2024.