L’ultima stagione dell’anime Fire Force, tratto dal manga disegnato tra il 2015 e il 2022 da Atsushi Ohkubo, sotto l’apparenza dell’ennesima iterazione dello schema battle shonen (il genere incentrato sugli scontri tra superumani dotati dei poteri più vari, del quale sono esempi Ken il Guerriero, Dragon Ball, I Cavalieri dello Zodiaco, One Piece e Naruto), si trasforma invece in una meta-riflessione su questo genere nonché sulla pratica stessa dell’animazione.
Fire Force ruota attorno a una squadra di vigili del fuoco alle prese non con regolari incendi, ma con un fenomeno noto come “combustione umana spontanea”: in seguito al “grande cataclisma” che ha stravolto le leggi del mondo, le persone sono esposte al costante rischio di tramutarsi, senza motivo apparente, in demoni di fuoco che i pompieri sono chiamati a esorcizzare. Le indagini su questo fenomeno svelano che esso è causato dall’interferenza con l’Adra, un universo parallelo popolato da doppelganger ignei dei terrestri, svelando inoltre quello che ha tutta l’aria di un complotto ordito dalle misteriose Cappe Bianche per provocare un nuovo cataclisma, che questa volta darebbe fuoco alla Terra intera trasformandola in un nuovo sole.
Il punto di rottura dell’anime, tuttavia, non riguarda tanto i suoi contenuti quanto il suo aspetto mediale. Nelle ultime stagioni si scopre che il mondo precedente la grande catastrofe non era un mondo animato, bensì un mondo live action, abitato da umani in carne e ossa. La prima catastrofe ha quindi trasmutato il modo d’esistenza dei terrestri, rendendoli esseri animati. Il protagonista Shinra è comprensibilmente sconvolto allo scorgere questi esseri, che noi definiremmo semplicemente “reali” ma la cui forma è per lui estranea, per quanto ricordi quella degli umani che gli sono familiari. Pur aiutandosi con qualche scarabocchio, Shinra non è capace di spiegare con esattezza ai suoi compagni animati ciò che ha visto: si tratta di esseri umani, ma non esattamente come noi… Come nota lo scienziato Licht, è probabile che gli abitanti del mondo precedente avrebbero guardato al loro come a un “fantasy”.
Non solo: diventano sempre più consistenti gli indizi che lasciano pensare che il mondo che dovrebbe seguire il nuovo cataclisma sia un mondo ancora più animato. Ad anticipare il cataclisma definitivo sono animali parlanti ed entità dalle caratteristiche sempre più spiccatamente cartoonesche, che stupiscono la squadra di pompieri tanto quanto stupirebbero noi, persone live action, perché tipici più del panorama cartoon statunitense che degli anime nipponici. Nelle pagine dedicate a Walt Disney, Sergej Ejzenstejn indicava l’essenza dell’animazione nel fenomeno della “plasmaticità”, una capacità metamorfica appena contenibile all’interno di corpi limitati. Se, come nota Andrea Tagliapietra (2009), Disney ricercava comunque un certo grado di “realismo animato”, prodotti come quelli della Warner Bros cercarono di spingere al limite il modo d’esistenza cartoonesco, con un humour slapstick che trasforma i corpi animati in autentici “corpi senz’organi”, punti di transito temporanei di un flusso vitale che li percorre senza poter essere contenuto in alcuna struttura organica.
Pur dovendo tantissimo a Disney, gli anime hanno ereditato gran parte del loro registro comico proprio dallo stile Warner. Tuttavia, nei battle shonen, i flussi energetici che si presterebbero a una rappresentazione cartoonesca sono pur sempre vincolati a corpi che mantengono una certa solidità e organicità. Con notevoli eccezioni (su tutte il Gear 5 di Monkey D. Luffy, che in One Piece spinge all’estremo il corpo animato), il corpo battle shonen costituisce un compromesso tra due modi d’esistenza: uno puramente cartoonesco, fatto di flussi di energia convogliabili nelle varie onde energetiche, e uno che contiene questi flussi con una rappresentazione del corpo che, se non realistica, resta perlomeno organica.
I cataclismi di Fire Force costituirebbero quindi un progressivo divenire-animato del mondo, una liberazione dell’energia dai corpi che la imbrigliano. Ma in che modo questo divenire-animato si lega al panorama igneo o vulcanico caratteristico della serie? Sembra esistere una profonda affinità elementale tra il fuoco e l’animazione. Lo stesso Ejzenstejn considerava il fuoco quale corrispettivo elementale della plasmaticità essenziale ai cartoni animati: «L’attrazione del fuoco risiede nella sua infinita mutevolezza, nella modulazione e varietà di sfumature e nella continua creazione di immagini. Il fuoco è un’incarnazione dell’eterno principio del venire alla luce, dell’onnipotenza del grembo in cui si forma la vita. In questo senso, ricorda la potenzialità del plasma originario da cui prende forma ogni cosa» (2017, p. 64).
In effetti, si potrebbe immaginare una teoria elementale dell’animazione, che studi i modi in cui diversi stili d’animazione si legano agli immaginari elementali: se ad esempio Thomas Lamarre, con riferimento ai film dello Studio Ghibli, ha sostenuto che «l’animazione è un’arte del vento» (2009, p. 83), Fire Force corroborerebbe l’associazione proposta da Ejzenstejn col fuoco, conferendole anzi una portata metafisica: da questo punto di vista, il maggior peccato degli animatori è consistito nel cercare una resa para-realistica delle fiamme, onnipresenti nell’ultima stagione, che oltre ad affiancare goffamente due stili diversi viene meno all’associazione tra il fuoco e l’essere-animato che è il maggior presupposto dell’opera di Ohkubo.
Dunque, anziché esplorare la possibile coesistenza tra esseri animati e live action (come in Chi ha incastrato Roger Rabbit?), Fire Force presenta una progressione, quasi una teleologia o un’escatologia dell’animazione: tutto sembra precipitare verso l’animazione, facendovi ritorno come al proprio modo d’esistenza originario. A completare questo quadro è un’ulteriore associazione tra la coppia fuoco-animazione e la morte. L’Adra, il mondo iper-animato delle fiamme, viene paragonato più volte all’inconscio collettivo, a sua volta identificato con la pulsione di morte (i concetti di Jung e Freud vengono citati esplicitamente).
C’è un legame tra la tendenza inconscia a un animismo primordiale che considera tutto come animato e la tendenza della vita a ricadere nella morte da cui è sorta: come dicono diversi personaggi nell’ultima stagione, “l’intero mondo anela alla rovina”, “al termine dell’evoluzione della vita c’è soltanto l‘estinzione”. Il “ritorno alla fiamma” auspicato dalle Cappe Bianche (riscrittura secondo una diversa chiave elementale della “regressione oceanica” teorizzata da Ferenczi) sarebbe un ritorno al mondo della morte, che non è però mondo privo di vita, bensì un mondo permeato da una “potente vita inorganica”, nel quale l’originario slancio vitale si emancipa dal vincolo dell’organismo iniziando a esistere per sé stesso.
Un mondo, in breve, integralmente animato, in cui il disfacimento dell’organismo libera una Vita che lo oltrepassa. Nel finale di Fire Force ha luogo quello che ha tutta l’aria di un compromesso tra la catastrofe definitiva e il tentativo dei pompieri di mantenere lo status quo: viene creato un nuovo mondo, che preserva i corpi, arginando la liberazione dei flussi energetici, ma presenta tendenze ancor più cartoonesche rispetto al mondo di partenza, proprio perché la sua inesauribile vitalità si esprime in una prossimità con la morte prima inimmaginabile. Nel “mondo della morte”, il mietitore appare molto più familiare, quasi amichevole (complice l’immortalità, tipica dei cartoons, guadagnata dai personaggi). Se davvero la vita tende alla liberazione dai confini dell’organismo, che si tratti di una ricaduta nella materia inerte o di una sovra-vitalità inorganica, potrebbe essere proprio l’animazione a esprimere questa tendenza della vita ad ardere l’organismo che si sforza di contenerla.
Riferimenti bibliografici
S. Ejzenstejn, Walt Disney, tr. M. De Pascale, Castelvecchi, Roma 2017.
T. Lamarre, The Anime Machine: A Media Theory of Animation, Minnesota UP, Minneapolis 2009.
A. Tagliapietra, Filosofia dei cartoni animati, Bollati Boringhieri, Torino 2009.
S. Ferenczi, Thalassa: una teoria della genitalità, tr. Nicolas Abraham, Pgreco, Milano 2013.
Fire Force 3. Adattamento del manga di Atsushi Ōkubo; studio: David Production; regia: Tatsuma Minamikawa; sceneggiatura: Yamato Haishima; character design: Hideyuki Morioka; colonna sonora: Kenichiro Suehiro; anno: 2026.