Nell’infanzia della filosofia un bambino gioca. Chi è? Il gambler eracliteo si diverte con i dadi e afferma insieme il caso e la necessità, il gesto e il gioco. Il bambino non è un epistemologo, ma istituisce un’epistemologia della creazione, nel senso di un genitivo soggettivo in cui è la creazione stessa a porsi come soggetto del conoscere. E se la filosofia è creazione di concetti, come insegna Gilles Deleuze, allora è bene che essi si misurino con le ultime acquisizioni nel campo delle scienze, così da poter instaurare un insieme di rapporti positivi tra i domini disciplinari. Un’ibridazione che permetterebbe di pensare le funzioni e i paradigmi scientifici relativamente al concetto filosofico e viceversa.
Questa almeno è l’intenzione fondamentale del lavoro di Andrea F. de Donato, autore sia del testo oggetto del contributo, Eterogenesi del concetto. Variazioni su matematica e stile a partire da Gilles Deleuze (Orthotes 2026), sia di un precedente volume intitolato Morfogenesi del concetto. Matematica e stile a partire da Gilles Deleuze (Orthotes 2024). L’autore, attraverso rigorosi strumenti matematici, ambisce ad articolare il complesso nodo della genesi formale, concentrando l’attenzione principalmente sui processi di nascita e formazione, le -gonie: cosmogonie, semiogonie, ontogonie, morfogonie, eterogonie.
Così il merito principale del volume è ridiscutere il problema modale, e «si tratta di articolare una sola domanda estrema, ben al di là della matematica o delle altre forme scientifiche già codificate: come si pensa?» (de Donato 2026, p. 13). Il come si dice un concetto. Dalla modalità, cioè l’epistemologico farsi delle scienze, ne viene di conseguenza un’ontologia del divenire delle forme. E nella scaturigine formale, attraverso la geometria delle cortecce funzionali nell’area visiva, neurogeometria, di Jean Petitot e la semiotica, in particolare la semiosfera di Jurij Lotman, viene analizzato il processo emergente che dà luogo a pattern e dinamiche morfogenetiche sempre nuove e imprevedibili.
La logica che sottende l’emersione formale secondo de Donato è l’eterogenesi, che sulla base delle recenti conquiste del modello Citti-Sarti viene eletta a legge del processo, ovverosia a «principio di connessione rizomatica […] tra flussi, dunque tra processi ontologici – il processo diventa la connotazione ontologica del soggetto» (ivi, p. 49). Si tratta quindi di un’ontologia processuale e, ovviamente, di una filosofia del flusso di marca deleuziano-guattariana (molteplici sono i riferimenti nel testo ai due filosofi francesi), che intende la ratio entis come variazione continua, eraclitea, continuamente eccedente rispetto ad ogni tentativo di modellizzarla e racchiuderla in un’assiomatica chiusa e di tipo essenzialista.
Insomma, è il nuovo in quanto tale a interessare fortemente l’autore, collocandolo al di fuori dell’immediata referenza oggettuale ed empirica. Sicché mette in gioco una logica pura dello stile composta da elementi minimi e creatori, che renderebbero ragione del fluire formale: «L’elemento creatore è ciò che di una forma permette che si dica una creatività a venire […] e per questo si dice pura» (ivi, p. 21).
Alla base della differenza disciplinare tra matematica e filosofia, ci sono per de Donato due minima disciplinari, rispettivamente il matema e il concetto. La dicibilità dell’ente è quindi caratterizzata – il concetto di caratterizzazione, preso a piene mani da Deleuze, agisce nel libro come strumento logico affinché sia possibile porre delle variazioni – in maniera duplice ma non oppositiva, bensì da superare in una caratterizzazione composizionale che eviti ogni dualismo e opposizione disciplinare.
È chiaro però che tale epistemologia dell’eterogenesi è una metafisica, nel senso più alto e nobile del termine, poiché non si esaurisce in una riflessione metodologica, ma mira a pensare le condizioni di possibilità della formazione delle strutture e sui processi ontologici che presiedono alla loro emergenza. Si tratta perciò di un’epistemologia metafisica che rappresenta il luogo teoricamente fecondo dove germogliano i tentativi di articolare insieme scienze dure e scienze umane, considerando anche come «la metafisica “salva” la fisica dall’essere mera descrizione dei caratteri dell’ente e ne garantisce il valore teoretico» e «l’esito metafisico è richiesto dallo sviluppo dell’indagine fisica» (Cacciari 2024, pp. 66-67).
In fondo, l’ambizione teorica dello studio è «appurare se la sedimentazione formale delle idee, in matematica, avvenga allo stesso modo della sedimentazione filosofica» (de Donato 2026, p. 212) e la conclusione è di una differenza di metodo, procedurale e non essenziale. Di conseguenza è sull’incrocio di tale identità differenziale che «i concetti nascono da un lancio di dadi» (Deleuze, Guattari 2002, p. 21) tra eterogenesi e morfogenesi, mentre il giocatore piazza un’ennesima scommessa.
Riferimenti bibliografici
M. Cacciari, Metafisica concreta, Adelphi, Milano 2024.
G. Deleuze, F. Guattari, Che cos’è la filosofia?, Einaudi, Torino 2002.
A. F. de Donato, Morfogenesi del concetto. Matematica e stile a partire da Gilles Deleuze, Orthotes, Napoli 2024.
Andrea F. de Donato, Eterogenesi del concetto. Variazioni su matematica e stile a partire da Gilles Deleuze, Orthotes, Napoli 2026.