La grande notte nella quale fummo immersi,
dobbiamo scuoterla e venirne fuori.

Frantz Fanon

Cosa si prova a leggere un libro di filosofia che è un esempio di prassi teorica delle molteplicità? A volte, come in questo caso, la sensazione è quella di scendere in piazza. Durante la lettura di Divenire rivoluzionari.e Gilles Deleuze, Félix Guattari e noi di Roberto Ciccarelli, l’impressione è quella di partecipare a una manifestazione ideale, come unirsi a un grande corteo in cui si marcia tutti insieme per la stessa causa.

Il libro di Ciccarelli, interrogandosi sulla costruzione di blocchi di alleanze, sulla produzione di quelle nuove soggettività auspicate da Deleuze e Guattari – e fortunatamente nascenti oggi al seno delle teorie anticapitaliste, antirazziste, postcoloniali, femministe, post-mediatiche, antipsichiatriche ecc. –, si rivolge a noi in marcia, scrivendo non tanto “per noi” ma verso di noi. Si potrebbe discutere allora di una sensazione di collettività che pervade il lettore, il quale, percorrendo insieme agli altri manifestanti le righe del testo, crede di poter nel suo piccolo combinare qualcosa per il mondo: nel suo piccolo diventare grande con gli altri, per gli altri, per il Mondo. 

L’opera, benché da lodare per il suo documentato rigore e per la profonda conoscenza dei testi dei filosofi (e della letteratura secondaria a loro dedicata), intende sottrarsi dall’aggiungere un altro capitolo teorico alla discussione “accademica” su Deleuze e Guattari. Il volume non è una commemorazione né una nuova introduzione al loro pensiero, piuttosto un’operazione di riattivazione che mostra l’attualità pratica e trasformativa di un pensiero vivente.  

Deleuze-Guattari, così scritto perché proviamo a considerarlo come fa Ciccarelli «un personaggio concettuale che funziona attraverso ibridazioni» (2025, p. 24) – perché è fin dall’atto di scrittura-a-due, unico e spersonalizzante, che inizia la rivoluzione –, è stato trionfalmente celebrato, aspramente criticato, abusato e consumato. Ed oggi? Che ce ne facciamo oggi di Deleuze-Guattari? Alternando densi passaggi teorici a nicchie di presente (cfr. Ciccarelli 2025, p. 231), il volume si muove da e oltre Deleuze-Guattari, discutendo di una forma collettiva di narrazione politico-personale, di nuovi sensi della storia e delle nostre possibilità residue.  

Il giusto “metodo” con il quale affrontare quest’opera, che l’autore definisce un ritratto con Deleuze e Guattari – specificando la logica partecipativa e pluriprospettica che la attraversa –, Ciccarelli ce lo offre fin dalle prime pagine, confessando di aver ragionato sullo strumento adatto per esprimere la forza di un ritratto: «L’ho trovato in una gramsciana “filologia vivente” che conosce attraverso un’esperienza partecipata e agisce attraverso la produzione di affetti condivisi» (2025, p. 18). L’applicazione della filologia vivente gramsciana, unendo rigore scientifico e apertura verso l’impensato, punta a disinnescare il senso comune cristallizzato negli automatismi dell’agire e del pensare, schiudendo a quei divenire rivoluzionari e. (nuove sensibilità estetiche, etiche e relazionali) che si celano «nei balbettamenti, nelle gesticolazioni talvolta insensate, altre volte geniali, coraggiose o visionarie» (ivi, p. 9).

Proprio perché non esiste un divenire rivoluzionario valido per ogni tempo e ogni luogo – perché esso è costitutivamente «la problematizzazione di un movimento che si esprime in molteplici modi che non sono definibili una volta per tutte» (ivi, p. 52) –  l’invito di Ciccarelli è quello a problematizzare il nostro movimento. Perché se i problemi tornano «in maniera uguale e diversa» (ivi, p. 8), anche le domande che ci poniamo in un determinato periodo storico devono necessariamente essere “uguali e diverse”, sempre poste nel paradigma pratico e storico della creazione, della contraddizione e della differenziazione.

La congiunzione “e” di “Divenire rivoluzionari.e” da un lato indica un posizionamento trasversale nella storia, oltre le norme universalizzanti dei dualismi di classe, di genere, di razza e di proprietà; dall’altro dispiega una via di fuga non frontale, ma situata in un’operazione di installazione critica e saggiante: l’atto del saggiare «non è solo l’attività di chi scrive saggi», precisa Ciccarelli, «ma anche quella di chi tasta un terreno e non riduce il mondo ai blocchi e alle sintesi imponenti dei pensieri continentali in guerra» (ivi, p. 33). In questa prospettiva, Ciccarelli adotta un tono augurale, invocando alcuni spostamenti minimi nel pensare e nell’agire: movimenti spaziali caosmotici – disallineare, rivenire, divenire, rivoltare – che, presentandosi come la manifestazione di un’emergenza di qualcosa di contrario rispetto allo stato delle cose presente, possano neutralizzare il divenire fascista delle forze in campo.

Furono spostamenti minimi quelli di Frantz Fanon, presso l’ospedale psichiatrico di Blida-Joinville in Algeria. Lo psichiatra, denunciando a gran voce il razzismo scientifico di una psichiatria e di un’etnopsichiatria palesemente complice del progetto di colonizzazione, riuscì a scardinare a poco a poco «la dura catena selvaggio-barbaro-civilizzato» (Ciccarelli 2025, p. 213), a scavare nei territori del neoliberalismo, della migrazione, delle vecchie e nuove forme egemoniche, trasformando durevolmente «il rapporto tra “maggioranza” e “minoranza”» (ivi, p. 46).  

Oppure gli spostamenti minimi dell’antropologa franco-australiana Barbara Glowczeski (2023) che dedica la sua vita, scientifica e personale, a combattere le ingiustizie e gli sfruttamenti degli autoctoni, lottando per il riconoscimento dei loro diritti e per la protezione dei loro ambienti di vita, minacciati dai progetti promossi dall’economia neoliberale (trivellazioni minerarie, deforestazione intensiva, estrattivismo di energie fossili). Alla minaccia dell’ecocidio, Glowczeski risponde invocando linee di solidarietà e alleanze tra umani e non-umani – dai vegetali, agli animali fino alle rocce, all’acqua e alle nuvole –  confidando che queste possano condurre, più che a una rinuncia della singolarità umana, all’individuazione del posto specifico che l’umanità occupa nell’ecologia terrestre: in altre parole, alla responsabilizzazione planetaria.

Si situa poeticamente sulla linea di Glowczeski anche Édouard Glissant quando propone un modello di creolizzazione mondiale alternativo alla globalizzazione standardizzante del capitalismo. La creolizzazione si definisce in un contatto degli elementi del mondo, in una loro reciproca modifica ma, ben inteso, non in una loro confusione indistinta: l’equilibrio sottilissimo, e forse utopico, come riconosce lo stesso Glissant, è quello della tensione perenne tra autodeterminazione della propria identità (e quindi preservazione della differenza) e apertura contaminante verso l’altro. Con le parole di Ciccarelli:

Glissant ha usato il concetto di “mondo” per rielaborare le idee deleuziano-guattariane del “rizoma” della “trasversalità” e della “deterritorializzazione”. Il mondo è inteso come una “molteplicità” non riducibile all’Uno e al multiplo. E un divenire che va “il più possibile al di là dei particolarismi settari” e si esprime nell’”immaginario” , o nella “sensibilità”, che non si lasciano annientare dai “conquistatori e dai massacratori” (2025, p. 28).

Richiamando alla memoria alcuni di quegli spostamenti minimi che generarono immaginari, miti e utopie, reintroducendo nel corso irrigidito della storia i divenire che ne erano stati esclusi, Ciccarelli delinea una prospettiva geofilosofica e/o geopoetica dalla quale guardare diversamente al Mondo: la spazialità sarà finalmente intesa come il veicolo della liberazione politica. Nonostante, come nell’utopia decoloniale di Glissant, le discipline umanistiche non colgano la dimensione “sconquassante” delle geografie odierne (cfr. Glissant 2006, p. 25), l’accesso a una nuova regione del mondo, in cui lo spazio esisterà come luogo-rizoma/luogo-frontiera, appare leggendariamente possibile.

Riferimenti bibliografici        
É. Glissant, Une nouvelle région du monde. Esthétique I, Gallimard, Parigi 2006.   
B. Glowczeski,  Alla ricerca degli spiriti della terra. Strategie ecosofiche per resistere al disastro, Sensibili alle foglie, Roma 2023.

Roberto Ciccarelli, Divenire rivoluzionari.e Gilles Deleuze, Félix Guattari e noi, DeriveApprodi, Bologna 2025.

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