Autopsia metacinematografica

di GABRIELE GUERRIERI

Cut! Zombi contro zombi di Michel Hazanavicius.

Una ragazza sbigottita e ricoperta di sangue tenta invano di difendersi dall’assalto del giovane che ama, trasformato in uno zombi, mentre un primo piano sottolinea le sue poco credibili espressioni di terrore. Una performance, quella della ragazza, talmente scadente da far infuriare il regista Higurashi, che con quella scena degna del più convenzionale e stereotipato film sui morti viventi avrebbe voluto chiudere il suo lungometraggio. Si innesca con un primo squarcio tra i piani della finzione narrativa l’ingranaggio di Cut! Zombi contro zombi (2022), commedia-matrioska di Michel Hazanavicius che trasforma un rompicapo metacinematografico in tre atti, intrico di diverse linee narrative e contrasti tra tecniche cinematografiche, in una graffiante satira dell’industria dello spettacolo. 

È quell’universo multiforme che il regista francese ha spesso posto al centro della sua elegante indagine cinematografica (con The Artist e Il mio Godard) e che qui prende le sembianze di un posticcio zombi che arranca rincorrendo sequel, prequel e spin-off. Sin dalla codificazione su schermo per mano di Romero, lo zombi incarna le ombre del consumismo selvaggio e di un omologante appiattimento culturale, e qui personifica quel particolare cinema commerciale che ha per ingredienti facilità di fruizione, cast di richiamo e poco altro e che si pone l’obiettivo di raggiungere il più vasto pubblico possibile. A questa categoria afferisce Z, il film che Rémi, regista protagonista di Cut! Zombi contro zombi gira live, in contemporanea con la messa in onda, per una piattaforma, remake di un identico progetto cinese incentrato su una troupe cinematografica (guidata da Higurashi) che sta realizzando un horror a bassissimo budget e che diviene vittima di una “vera” invasione di morti viventi. Si tratta della stessa opera a cui lo spettatore assiste nella prima mezz’ora del film-contenitore di Hazanavicius: un lungo e sgangherato piano-sequenza con macchina a mano che prelude al secondo squarcio dei piani di finzione del film.

Solo quando, dopo mezz’ora, sullo schermo scorrono i titoli di coda di Z, infatti, lo spettatore comprende che ciò che ha visto fino a quel momento è un’opera empiricamente definita (nella finzione narrativa) all’interno di un’altra opera empiricamente definita (nel piano di realtà dello spettatore stesso). Il prosieguo del film-contenitore abbandona il piano-sequenza iniziale e fa affidamento sul montaggio per raccontare, nel suo secondo atto, attraverso diversi salti temporali, la gestazione e lavorazione di Z durata mesi. Nell’ultimo atto viene messo in scena tutto ciò che accade, scena per scena, al di qua della macchina da presa durante la turbolenta ripresa continua del live movie. Il montaggio frantuma la continuità del piano-sequenza e interseca le scene del dietro le quinte con frammenti di ciò che lo spettatore, all’inizio del film, ha percepito come parte del flusso continuo di un’opera compiuta. Se «il montaggio opera dunque sul materiale del film […] quello che la morte opera sulla vita» (Pasolini 2022, p. 253) e la rende intellegibile, comunicabile, così gli ultimi due atti di Cut! Zombi contro zombi danno un nuovo senso, grazie al salto narrativo fra piani di finzione, al film Z, in una caustica operazione di mise en abyme. Il film di Rémi muore per essere riportato in vita e vivisezionato da Hazanavicius attraverso lo strumento autoptico del montaggio.

Si comprende così che uno dei personaggi di Z dà di stomaco e barcolla nel film perché l’attore è arrivato ubriaco sul set, e che alcune delle battute intellettualoidi pronunciate senza cognizione di causa dal protagonista non erano previste dalla sceneggiatura, ma sono state aggiunte dal divo di turno insofferente alla superficialità dello script. L’intrico tra realtà e finzione, campo e fuori campo, si complica ulteriormente quando si comprende che per un incidente sul set lo stesso Rémi (un esuberante Romain Duris) è stato costretto ad interpretare Higurashi, anch’egli regista nella diegesi di Z, irritato dalle doti recitative e dai capricci del suo cast tanto quanto Rémi nel piano di finzione di Cut!

L’accidente del set si scopre causa dell’evento ineluttabilmente fissato dal piano-sequenza; la contingenza si fa necessità cristallizzata in un presente storico, filmico. Se, infatti, come afferma ancora Pasolini, il presente è il tempo del piano-sequenza e, di conseguenza, del cinema inteso come infinito piano-sequenza, Cut! Zombie contro zombi, complica la logica temporale dei suoi piani di finzione e rende, nel suo ultimo atto, il presente di Z un passato che «ha sempre i modi del presente (è cioè un presente storico)» (ivi, p. 250) per lo spettatore extradiegetico. Contemporaneamente, però, quel passato extradiegetico risulta, nel secondo atto del film-contenitore, un futuro per chi si prepara a realizzarlo nella diegesi e, nel terzo atto, nuovamente un presente tanto, nella diegesi, per gli spettatori che guardano lo spettacolo in live e per la troupe che sta girando quel film, quanto, al di qua dello schermo, per gli spettatori in sala.

Il perfettamente orchestrato intrico delle linee temporali e dei piani di finzione richiede allo spettatore un’incessante attività di decodifica, che diventa il terreno fertile su cui far attecchire i semi della mai retorica o pretenziosa satira all’ipocrisia dell’intera industria dello spettacolo, dalla macchina produttiva alle maestranze impegnate sul set. Una critica che assume connotati ancora più corrosivi nel momento in cui si compie un ultimo e definitivo salto tra il piano della finzione filmica e quello della realtà extradiegetica. Cut! Zombi contro zombi, infatti, è il remake del cult giapponese Zombie contro Zombie (2017) di Shinichiro Ueda. La matrioska metacinematografica si ritrova così racchiusa in un altro rompicapo, che lo precede storicamente e che ne costituisce il calco quasi identico, almeno nella struttura di base. La critica all’assuefazione per la nostalgia e all’assenza di idee dell’industria prende le sembianze del prodotto tipico verso cui la critica stessa è rivolta, il remake. Un cadavere (un film empiricamente determinato, compiuto, consegnato alla Storia) torna a vivere all’alba di una nuova operazione commerciale.

Riferimenti bibliografici
P. Pasolini, Empirismo eretico, Garzanti, Milano 2022.

Cut! Zombi contro zombi. Regia: Michel Hazanavicius; sceneggiatura: Michel Hazanavicius; interpreti: Romain Duris, Bérénice Bejo, Grégory Gadebois, Finnegan Oldfield, Matilda Lutz; produzione: Michel Hazanavicius, Noëmie Devide, Brahim Chioua, Vincent Maraval, Alaine de la Mata, John Penotti; origine: Francia; durata: 112′; anno: 2022.

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