Napoli, seducente e insidiosa

di ALBERTO CASTELLANO

Vita segreta di Maria Capasso di Salvatore Piscicelli. 

Immacolata, Concetta, Rosa, Regina, Maria Capasso. Le donne, si sa, nel mondo cinematografico e letterario di Salvatore Piscicelli hanno un peso fondamentale, una valenza significante imprescindibile e non è un caso che quando sono protagoniste assolute i loro nomi sono presenti nel titolo dei film, quasi ad enunciare l’inequivocabile centralità narrativa del ruolo femminile e a sottolineare il tutt’uno con il contesto, la storia e i personaggi. Non si tratta infatti di attrici (di volta in volta Ida Di Benedetto, Marina Suma, e ora Luisa Ranieri), muse ispiratrici transitorie o di icone seducenti buone per l’uso. Ma di corpi e volti dall’incisiva funzione scultorea, perché Piscicelli, se non è l’unico, è uno dei pochi autori napoletani che quando parla della sua città scolpisce, gli altri in genere dipingono, descrivono, non affondano, lui incide a fuoco queste figure femminili caricando sulle loro “spalle” le stratificazioni culturali, le contraddizioni storiche irrisolte, gli equivoci della necessaria rappresentazione oleografica (di destra o di sinistra) della città per raccontare storie spesso universali.

Ecco perché si può permettere di lasciare spesso la città “fuori campo”, di limitarsi allo stretto necessario di panorami, zone periferiche, frammenti di quartieri, come fa anche in Vita segreta di Maria Capasso, il nuovo film scritto come sempre con Carla Apuzzo sulla base del suo omonimo romanzo uscito nel 2012. Lui sa che Napoli è una città “femmina” e come tale – anche in termini di messa in scena e costruzione visiva – è seducente e insidiosa, affascinante e pericolosa, esuberante e sovraesposta.

Anche questa come e più delle altre precedenti, è una storia di dolore, di riscatto, di orgoglio, di rancore, di volontà di affermare con qualsiasi mezzo un’identità e un ruolo. E Luisa Ranieri è perfetta per dare alla sua escalation sociale il segno di una crudeltà per accompagnarla con un riscatto morale. Il regista ha sfruttato come meglio non si poteva il vantaggio di essere anche l’autore del romanzo al quale ha attinto, asciugando, rivedendo e correggendo il rapporto della protagonista con il contesto criminale e con la città per stare sempre su di lei, farne il veicolo/detonatore/termometro icastico, coinvolgente ed empatico di umori e allusioni.

La storia di Maria estetista part time, sposata giovanissima con un onesto lavoratore da cui ha avuto tre figli è quella di una vita come tante della periferia popolare di Napoli, fatta di sacrifici e fatica quotidiana per arrivare a fine mese. Quando al marito viene diagnosticata una malattia in fase terminale, lei accetta l’aiuto di Gennaro (ottima la performance di Daniele Russo), ricco e ambiguo proprietario di un autosalone diventandone l’amante. Un giorno lui le propone di diventare partner in affari: trasporterà un carico di cocaina fino in Svizzera. Una volta divenuta vedova, il legame con Gennaro la farà precipitare in un vortice criminale, che le permetterà finalmente di vivere nuove possibilità e coronare vecchi sogni. Ma la strada scelta da Maria per la sua personale rivincita lascerà dietro di sé le sue inevitabili vittime, proprio come in una guerra che non guarda in faccia nessuno.

Solo Piscicelli, ex critico militante e raffinato, poteva raccontare una storia molto napoletana nel contenuto e molto euroamericana nella forma (le citazioni non pedanti di alcuni suoi amori come Sirk, Fassbinder, il cinema giapponese, Hitchcock, Godard). E solo lui poteva scegliere un’interprete ideale per le caratteristiche di un ritratto letterario a tutto tondo di una donna fortemente ambigua, affascinante nel suo vitalismo, nei suoi dubbi, nelle sue paure, nelle sue speranze, nella sua determinazione e al tempo stesso calibrare atmosfere, ritmo e pregnanza dell’eroina sulle caratteristiche espressive e cinegeniche di Luisa Ranieri. E il cambio di segno grafico dagli anonimi piedi con tacchi a spillo della Capasso della bella copertina del romanzo edito da e/o al primo piano dell’attrice con occhiali scuri del seducente manifesto del film è abbastanza eloquente dell’accentuazione del versante dark lady.

Tra thriller e melodramma familiare, Maria si trasforma gradualmente da dark lady per costrizione a dark lady per scelta, in sintonia con il passaggio da casalinga disperata a imprenditrice cinica e ambiziosa. E l’apertura e la chiusura parabrechtiane circoscrivono una vicenda femminile impregnata dell’emergenza dell’oggi e della speranza del domani e l’asse femminile si allunga dalla spietata madre alla vulnerabile e indifesa figlia, da una donna che dopo aver costretto il losco individuo ad intestarle un centro estetico e una casa a una ragazza che diventerà mamma.

Piscicelli è un autore post(neo)realista, non può fare a meno di raccontare la realtà che conosce meglio ma sempre con la distanza e il distacco necessari per ricordarci che è un problema di percezione della realtà, che si tratta di un’Imitazione della vita come s’intitola il volume che raccoglie i suoi scritti di cinema, in linea con quanto il grande critico letterario tedesco Auerbach sosteneva negli anni quaranta in Mimesis. E forse sono proprio la formazione critica e la conoscenza del legame complesso e problematico tra cinema e letteratura che hanno consentito all’autore di differenziare soprattutto il suo rapporto con il romanzo di partenza e con il film che ha girato.

Nell’eterna questione se in questi casi è meglio che il regista affidi ad altri la sceneggiatura per conservare il giusto distacco o è preferibile avere un controllo totale sulla materia letteraria, disquisizione accademica che poi alla fine ha solo partorito spesso ibridi o aborti o comunque risultati deludenti, Piscicelli se l’è cavata egregiamente con la misura e la lungimiranza giuste per rinvigorire cinematograficamente il romanzo e al tempo stesso evitare le trappole letterarie e le tentazioni di replicare scolasticamente le pagine sullo schermo. Ed è proprio la Maria Capasso-Luisa Ranieri seducente e determinata a spostare provvidenzialmente le aspettative del lettore verso quelle dello spettatore.

Riferimenti bibliografici
E. Auerbach, Mimesis. Il realismo nella letteratura occidentale, Einaudi, Torino 2000. 
S. Piscicelli, Vita segreta di Maria Capasso, edizioni e/o, Roma 2012.
Id,, L’imitazione della vita – Scritti di cinema 1970 – 2016, a cura di Gino Frezza, Meltemi, Milano 2018.

 

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2 commenti

  1. giacomo martini

    ho sempre stimato Salvatore Piscitelli che conobbi aPesaro quando lavorava a quello straordinario festival che ci permise di scoprire tutti i più grandi registi internazionali e le relative cinematografiche che raramente arrivavano sui nostri schermi…… da anni non è più così è diventato un evento di rutine di scarso interesse….
    non conosco questo ultimo lavoro di Salvatore ma mi fido ciecamente del saggio di Alberto…..
    un abbraccio a tutti gli amici

  2. Salvatore Ferrari

    Una recensione impeccabile ti abbraccio.

    Salvatore Ferrari

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