Ci sono libri che non si limitano a raccogliere saggi, ma che sembrano generare un piccolo campo magnetico attorno a sé, quasi un dispositivo sensibile, pronto a captare le vibrazioni del pensiero contemporaneo. Ambiente e tecnica. Gilbert Simondon a cent’anni dalla nascita, curato da Francesca Sunseri e Andrea Le Moli, uscito per la collana Quaderni di Mechane, appartiene a questa specie rara. Il volume non si accontenta di dire qualcosa su Simondon, bensì tenta di pensare con Simondon, attraverso le sue pieghe, le sue insistenze e le sue idiosincrasie concettuali.

La giovane studiosa Francesca Sunseri non si limita a spiegare l’autore francese ma lo attraversa, lo lascia agire. Accanto a lei, Le Moli, voce ormai consolidata nel panorama italiano, capace di muoversi con naturalezza tra Aristotele, Heidegger e la genealogia delle scienze, sembra giocare una partita filosofica in cui il riferimento classico non pesa. Da qualche anno, infatti, Le Moli insiste su un punto decisivo: la scienza pensa, e pensa nel suo modo proprio, senza attendere l’autorizzazione della filosofia, smontando molti pregiudizi umanistici. Chi avrà letto Technophysis, riconoscerà questo movimento: la tecnica come prosecuzione della natura, la natura come arco dinamico che non smette di inventare forme, la forma come evento e non come schema dato a priori.

Il volume dedicato a Simondon eredita questa postura, anzi la amplifica. Simondon è, com’è noto, un autore che non si lascia padroneggiare facilmente: la sua terminologia, carica di tensione fisica, di vocabolario termodinamico, di improvvise aperture biologiche, sfugge a qualsiasi sistematizzazione troppo netta. Qui, però, i contributi riescono a tenere insieme i molteplici fili del suo pensiero, lavorando sull’idea di milieu, di ambiente come condizione e residuo dell’individuazione, ma anche sulla questione tecnologica, trattata con una lucidità che raramente si ritrova nella filosofia italiana.

C’è un tratto che attraversa molti saggi raccolti nel volume: l’impressione che l’indagine ecologica, l’ambientalismo teorico, e persino il dibattito sull’Antropocene abbiano bisogno di Simondon proprio oggi, più che in passato. Non perché egli fornisca soluzioni, la sua filosofia non è normativa, ma perché offre una serie di strumenti concettuali per comprendere come gli individui (fisici, viventi, psichici, collettivi, tecnici) non esistano mai da soli, bensì sempre in un processo di co-individuazione, in un gioco di tensioni che li trascina e li trasforma.

Le pagine iniziali del saggio di Le Moli, ad esempio, mostrano quanto sia ancora fecondo il confronto tra Simondon e la tradizione greca, e come certi passaggi dell’ilomorfismo aristotelico acquistino nuova vita se letti attraverso la lente dell’aristotelismo impossibile simondoniano. La materia non è più passività, ma una riserva di energia, potenziale non attualizzata che attende la sua singolarità; la forma non è un sigillo definitivo, ma un’operazione. Sunseri, dal canto suo, riesce a chiarire la genealogia italiana della ricezione simondoniana, mettendo ordine in una storia fatta di entusiasmi, omissioni, fraintendimenti, fino alla recente esplosione di interesse internazionale.

Il lettore, scorrendo queste pagine, ha la sensazione che l’intero volume funzioni come un laboratorio: la tecnica non è demonizzata, la natura non è romanticizzata, l’ambiente non è un feticcio da proteggere ma una relazione in atto, in corso, qualcosa che si fa e si disfa. È qui che il pensiero simondoniano mostra la sua forza cinematica, quasi filmica, un movimento dove le immagini non sono mai statiche, ma complicano, sovraimprimono e fluttuano.

In fondo, leggere Simondon significa imparare a vedere ciò che spesso sfugge: il nascere delle forme, il loro flettersi dentro un milieu che non è sfondo ma co-protagonista, il modo in cui un oggetto tecnico può diventare affettivo, come un ambiente può trasformarsi senza cessare di esserci. Il merito del volume curato da Sunseri e Le Moli è proprio questo: mostrare che non vi è filosofia dell’ambiente senza filosofia della tecnica, e che non vi è filosofia della tecnica senza una teoria dell’individuazione che sappia sostenere le sue metamorfosi.

In un’epoca in cui si pretende di “risolvere” la crisi ecologica con strumenti puramente legislativi o puramente scientifici, questo libro ricorda, con discrezione ma con fermezza, che non esiste soluzione che non passi per una trasformazione profonda del nostro modo di pensare. E, forse, la via tracciata da Simondon, e rilanciata da Sunseri e Le Moli, è una delle poche che riesca davvero a farci immaginare un futuro diverso, non perché più semplice, ma perché più consapevole delle forme di vita che continuamente ci attraversano.

Ambiente e tecnica. Gilbert Simondon a cent’anni dalla nascita, a cura di Francesca Sunseri e Andrea Le Moli, Mimesis, Milano-Udine 2025.

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