Su Instagram il profilo del gabbiano del Conclave; su TikTok le immagini del cardinal Zuppi accompagnate dalla cover de La rondine di Angelina Mango, in cui una delle “bimbe di Zuppi“ (così viene chiamata) è delusa per la sua mancata elezione a Papa. Nelle testate digitali, i video dei cardinali Tagle e Prevost che cantano “in borghese” Imagine e Feliz Navidad. Sui social, un profluvio di meme, tra cui le immagini di film come Habemus Papam (Moretti 2011) o Conclave (Berger 2024). Questi sono soltanto alcuni esempi di un racconto seriale e transmediale che possiamo consapevolmente intitolare Da Francesco a Leone, costituito da una narrativizzazione mediale ed ecosistemica degli eventi che dalla morte di Papa Francesco (il 21 aprile 2025) hanno portato all’elezione di Leone XIV (l’8 maggio).

Una trasposizione narrativa del genere condivide tratti con il racconto di altri media event di interesse, come il Festival di Sanremo; non a caso su X si legge: “È incredibile come a noi Gen Z non freghi niente di Dio, ma viviamo questo Conclave con più hype di Sanremo”. Analoghi anche i numeri: per la presentazione del nuovo Papa, 17,3 milioni di spettatori, 82% di share televisivo, 7 canali generalisti in diretta e un milione e mezzo di like nel post Instagram di Vatican News.

Pur non essendo un media event, questo racconto possiede però un carattere distintivo che risiede in peculiari dinamiche partecipative, nella rinegoziazione del rapporto presenza-assenza, e nella modalità attraverso cui la struttura dell’ecosistema narrativo aperto si inserisce nel secolare processo di mediatizzazione del cattolicesimo e della Chiesa, trasformando un evento sacro in dispositivo narrativo contemporaneo. In primo luogo, troviamo diversi elementi seriali tradizionali: gli archi narrativi (l’annuncio della morte di Francesco è il primo, la presentazione di Leone l’ultimo), i personaggi (papi, cardinali, capi di stato, pellegrini, curiosi), le linee di racconto espandibili in spin-off (i cardinali che bevono a Santa Marta, l’incontro Trump-Zelensky, la dicotomia conservatori-progressisti, ecc.) e le fan fiction realizzate con IA (Bergoglio in paradiso con Woytila e Roncalli, la Sistina trasformata in barbecue, i cardinali come piloti di Formula Uno, ecc.).

La sua traiettoria di sviluppo è sia top-down, attraverso i Social ufficiali del Vaticano, le reti tv generaliste o i canali di emittenti anche non esclusivamente informative, che bottom-up, tramite la partecipazione degli utenti sui social. L’espansione è sia interna, pur con pochi eventi (in fondo, è solo deceduto il Papa), di cui molti inaccessibili, che esterna. Il legame tra le due aree è garantito dall’azione della Chiesa, che come dispositivo rinegozia la nota «posizione “mediologica” [del cattolicesimo] attraverso la metafora del corpo e delle membra» (Tarzia 2022, p. 269) attuando una mediazione che per i credenti è in verticale, tra la terra e il cielo, e per tutti gli altri è in orizzontale.

Questa riduzione al grado zero della narrazione, amplificata dall’imperturbabilità dei palazzi ecclesiali, ha portato alla proliferazione potenzialmente infinita di linee narrative alternative e supplettive, tra loro parallele e intrecciate. Si immagina innanzitutto cosa accada dentro le sacre mura, oscillando tra il possibile e l’impossibile, la curiosità e il disinteresse, la preghiera e il distacco; poi, si narrativizza ogni possibile elemento esterno, da cui le “storie” del gabbiano e della sua famiglia, gli unici elementi dinamici delle lunghe ore di inquadrature immobili sul comignolo della Sistina.

Il primo mezzo per entrare in questa forma ibrida è la rifunzionalizzazione della webcam, che da strumento contemplativo è diventato partecipativo. Inizialmente, permettendo agli spettatori di celebrare il corpo del pontefice defunto: SkyTg24 ha inserito per tre giorni un riquadro sulla bara di Bergoglio e sui flussi di persone che andavano a visitarla; il canale YouTube del Vaticano, dopo aver trasmesso le stesse immagini anche di notte, ha invece aperto per più di quarantott’ore una finestra sulla tomba di Francesco e sui flussi dei fedeli. Il culmine sono le dirette sul comignolo della Sistina in attesa delle fumate, trasmesse da svariati canali coprendo le ore di Conclave in più spazi: riquadri televisivi, schermi interni – come la maratona Mentana su La7 – e finestre-social di profili diversi, come quello del Corriere della Sera su Facebook.

Il secondo mezzo è la rilocazione dei corpi e la loro ricostruzione in quanto personaggi e contenuti mediali posizionati. Il primo è quello di Francesco, mostrato ossessivamente nelle dirette “dall’alto”, e catturato da smartphone e selfie dei fedeli “dal basso”. I secondi, e centrali, sono i corpi dei cardinali, che hanno sussunto l’assenza del corpo del Papa ormai morto nelle processioni rituali, poi si sono mostrati sfuggevoli e sfuggenti nelle interviste alle mura del Vaticano, sino a diventare impercettibili nelle ore trascorse a Santa Marta e in Sistina. L’ultimo è il corpo nuovo del neoeletto, che incarna la ripartenza della Chiesa.

La corporeità assente si è così fatta presenza attraverso una mediatizzazione, ossia la costruzione mediale della realtà, orientata – a sua volta – verso una mediazione, cioè il processo con cui la Chiesa si è messa “in mezzo” tra il mondo e l’elezione papale, costituendo attraverso di essa delle forme narrative. Cifra espressiva della forma è la dimensione rituale, che ha contribuito a rinegoziare la dialettica tra visibile e invisibile e a costruire la partecipazione mediale. In questo modo i cardinali sono stati spersonalizzati nel formare un corpo unico – quello della Chiesa – compatto nelle processioni al funerale di Bergoglio e nell’ingresso in Sistina trasmesse in diretta da più canali e media. Il pubblico è poi diventato parte attiva del processo di costituzione degli spazi ecclesiastici come ambienti mediali, sollecitando la dimensione corporea dell’abitare in modo inedito.

Il grado massimo di fidelizzazione degli spettatori si è manifestato con l’intensificarsi del suppletivismo nelle ore di avvicinamento al Conclave. Con l’aumento del grado di interdizione e di mistero la comunità dei fruitori, per partecipare all’evento (e poi raccontarlo), ha infatti cercato di più il contatto diretto con i cardinali, esplorando i loro profili, giocando con loro nel FantaPapa e costruendo linee narrative incentrate sul montaggio di materiali del recente presente o sul recupero di materiali del passato, come il video di Tagle o, successivamente, le immagini dell’ormai ex cardinale Prevost a cavallo. In questo modo, li ha di fatto resi personaggi.

Con questa narrativizzazione, molti si sono costruiti il proprio candidato ad personam, in una sorta di customizzazione mediale del Papa che tanto ricorda la personalizzazione di un panino al McDonald, in cui aggiungere e togliere ingredienti a piacimento. Nel mentre, all’interno della Sistina si inscenava una sorta di reality show al contrario, i cui protagonisti erano sì collocati in una zona di prossimità fisica e ipertrofica, come nel noto format, ma, al contrario, lo spazio era inaccessibile agli sguardi.

Il racconto del primo Conclave social della storia, così come è stato definito da più parti, è stato allora un racconto di corpi riconfigurati e ricostruiti dai media, che hanno permesso al dispositivo-Chiesa di farsi presenza in un’assenza. Corpi svuotati della loro corporeità, che, una volta indossato l’abito – liturgico per i cardinali, e da fedeli o curiosi per gli spettatori –, attraverso un altro processo di mediazione sono diventati parte del dispositivo mediologico ecclesiale, alimentando un nuovo immaginario.

L’ultimo mezzo è il ricorso a tante e diverse parole. Quelle pronunciate in vita da Francesco, ritagliuzzate a piacimento dai processi di mediatizzazione per costruire un ritratto del Pontefice a proprio gradimento. Quelle non dette durante i riti, o pronunciate nella lingua morta del latino, sollecitata nella sua dimensione sacrale e austera nonostante le pronunce discutibili dei cardinali “globalizzati” durante il giuramento. Quelle silenti e inascoltabili delle congregazioni e della Sistina. Infine, quelle vere e nuove pronunciate da Leone XIV, il primo Papa con un discorso così lungo e scritto, che ha omaggiato i suoi predecessori con una ricucitura di linee che non appare solo come un tentativo di conciliazione, ma denota una finezza quasi postmoderna.

Con l’elezione, tutto torna al posto, e ricomincia la narrazione tradizionale di un corpo che agisce, si muove e parla, e che eredita il capitale brandizzante emerso dalla strategia di engagement mediale della Chiesa del terzo millennio. Una narrazione orientata su un framing che utilizza immagini sino a ora inedite per un pontefice, come quelle condivise dal Vaticano che ritraggono Leone a pochi momenti dall’elezione, l’applauso dei cardinali in Sistina e il primo autografo firmato a pochi passi dal Vaticano: immagini che, per la loro brevità, sono strutturate per risultare spendibili nelle condivisioni sia in televisione che sul web. Inizia, dunque, un’altra storia: il racconto del nuovo Papa. Bisognerà solo capire chi la scriverà, cosa scriverà, e soprattutto come lo farà. E chissà che non possa sfruttare l’hype così alto di questa “prima stagione”, e magari sparigliare le carte della Chiesa cattolica nel panorama mediale di oggi.

Riferimenti bibliografici
M. Olzi, R. Revello, a cura di, Religioni & media. Un’introduzione ad alcune problematiche, Mimesis, Milano-Udine 2021.
F. Tarzia, Benedetto contro Francesco: una storia dei rapporti tra cristianesimo e media, Meltemi, Milano 2022.
A. Turco, Mediologia della territorialità, Unicopli, Milano 2025.
D. E. Viganò, Fratelli e sorelle, buonasera: papa Francesco e la comunicazione, Carocci, Roma 2016.
D. E. Viganò, Gianluca Della Maggiore, a cura di, La storia del cattolicesimo contemporaneo e le memorie del cinema e dell’audiovisivo, Mimesis, Milano-Udine 2024.

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