La guerra civile spagnola può essere ritenuta il primo teatro bellico occidentale con cui il cinema sonoro poté confrontarsi in tempo reale, senza uno sguardo necessariamente retrospettivo, come era invece avvenuto per i molteplici film che affrontavano il primo conflitto mondiale. I temi politici più attuali, che negli anni Trenta erano stati principalmente appannaggio del cinema di propaganda, diventavano improvvisamente adattabili al war movie, per effetto di una guerra civile che funestava uno dei grandi paesi europei. Di quel conflitto fu un celebre protagonista André Malraux, intellettuale, scrittore, archeologo, avventuriero, partigiano e politico francese, autore di uno dei romanzi più importanti del Novecento, La condition humaine. Il “figlio del Secolo”, come venne definito, fu altresì regista, anche se di un solo film, come altri prima e dopo di lui, con risultati diseguali (Charles Laughton il caso più celebre). Malraux si recò in Spagna fin dal ‘36, l’anno del colpo di stato e dell’inizio della guerra civile, schierandosi attivamente a fianco del legittimo governo repubblicano. Nel 1937, a guerra ancora in corso (terminerà nel 1939), le sue esperienze sul campo confluiranno nel romanzo L’Espoir, che verrà poi da egli stesso adattato per il grande schermo nell’omonimo lungometraggio, conosciuto anche come Sierra de Teruel.

Nel 1938, quando iniziarono le riprese, la guerra civile era in corso e Malraux era ancora direttamente coinvolto, sebbene in misura minore rispetto ai primi anni, quando aveva condotto diverse missioni della Escuadrilla España, l’unità aerea formata da volontari internazionali che egli stesso aveva contribuito a fondare e organizzare. Girato principalmente in Catalogna, tra le comprensibili difficoltà di un conflitto in corso, che peraltro si metteva male per i repubblicani, il film, di fatto, non venne terminato a causa dell’ingresso delle truppe di Francisco Franco a Barcellona (gennaio 1939), qualche mese prima della definitiva sconfitta dei repubblicani. Fuggito in Francia, Malraux montò il film con il materiale che aveva a disposizione, ma l’opera venne bandita in Spagna, come prevedibile, e censurata anche in Francia, per ragioni politiche. 

Il ministro dell’educazione Jean Zay tentò poi di portarlo fuori concorso alla prima edizione del Festival di Cannes, quella che si sarebbe dovuta tenere nel settembre 1939, poi cancellata a seguito dello scoppio della Seconda guerra mondiale. Durante il conflitto, quasi tutte le copie della pellicola furono distrutte dai tedeschi, ma il film sopravvisse grazie a una copia nascosta sotto falso titolo e a un secondo negativo spedito negli Stati Uniti. Dopo la liberazione, la pellicola fu finalmente distribuita, anche se con un nuovo montaggio e con l’aggiunta in apertura di un discorso di Maurice Schumann che ne evidenziava l’importanza storica. Quello che avrebbe potuto essere un film estremamente innovativo, se proiettato nel ‘39, diventò un’opera sì importante, nel contesto dell’Europa liberata dal nazifascismo, ma per certi versi superata, sia tecnicamente (vista la miriade di war movie sbocciati durante la Seconda guerra mondiale), sia relativamente ai temi (nel 1943 uscì Per chi suona la campana, di Sam Wood, con Gary Cooper e Ingrid Bergman, tratto dall’omonimo romanzo di Hemingway, anch’egli recatosi in Spagna durante la guerra civile).

L’espoir è tornato d’attualità alla 79esima edizione del Festival di Cannes, dove è stato proiettato, nella sezione Cannes Classics, nella versione restaurata dal Centre national du cinéma et de l’image animée. Partendo da una versione di cui per molto tempo si era ignorata l’esistenza, quella inviata negli Stati Uniti e conservata presso la Library of Congress, il CNC ha cercato di rendere la pellicola il più fedele possibile alla visione originale di Malraux, estendendone la durata di una ventina di minuti e rinominandola significativamente Sierra de Teruel, come da intenzioni dell’autore.

Il film narra alcuni episodi della guerra civile spagnola (tratti appunto dal libro L’Espoir), concentrandosi sulla guerra nei cieli, della quale Malraux era stato protagonista, ma estendendo lo sguardo anche alle operazioni di terra. Tra gli episodi principali vi sono infatti quello della sortita di un gruppo di miliziani che tentano di fermare l’avanzata dei nazionalisti, nei pressi del villaggio di Linas, e quello finale del combattimento aereo tra due bombardieri governativi e i caccia di Franco, episodio che fa da preludio al finale in cui gli eroi dell’aria vengono soccorsi (nel caso dei feriti) o celebrati (i caduti), da un’impressionante catena umana che si snoda attorno alla cittadina aragonese di Teruel, in un memorabile campo lunghissimo. Un finale pregno di retorica, che fotografa un momento in cui il conflitto ancora non era deciso e la speranza (l’espoir, appunto) era quella di ribaltarne le sorti, a fronte degli avanzamenti sempre più inesorabili dei falangisti, aiutati da Hitler e Mussolini.

La fazione repubblicana è estremamente rappresentativa della varietà popolare spagnola, cui si univano i tanti combattenti giunti dall’estero. I ruoli sono affidati principalmente ad attori non protagonisti, il che, insieme all’ambientazione prevalentemente in esterni, rende la pellicola un’antesignana del primo Neorealismo. Per certi versi Espoir è infatti parente, per quanto minore, di Roma città aperta (Rossellini, 1945), con una messa in scena più naïf ma con uno spirito e un contesto paragonabili a quelli del capolavoro rosselliniano, incluse le difficoltà tecnico-organizzative nella realizzazione. 

Sierra de Teruel è di grande interesse per il continuo intreccio tra le dimensioni collettiva e individuale, un intreccio allegoricamente simboleggiato dall’aereo di guerra, che quando vola nei cieli è del tutto autonomo anche se può far parte di una squadra. Malraux era un noto individualista votato all’azione, circostanza che si ritrova nell’omaggio finale agli eroi di guerra, sequenza che riporta l’individuo (l’eroe appunto) in una dimensione comunitaria (l’omaggio popolare), con immagini straordinarie che evocano la cinematografia sovietica degli anni Venti e Trenta, Ėjzenštejn in particolare.

Quello di Cannes a Malraux è un omaggio per certi versi dovuto da parte di un Festival che ha visto l’intellettuale parigino protagonista per oltre un decennio, dal 1959 al 1969, quando era un fedelissimo di De Gaulle e Ministro della cultura (incarico ideato appositamente per lui) sotto la Quinta Repubblica. Nei suoi anni al governo, Malraux ebbe in carico l’organizzazione del Festival e la selezione dei film francesi, aprendo le porte del concorso a una nuova generazione di registi, come Truffaut, che vinse il premio della regia con I 400 colpi nel 1959. Quegli stessi registi che, qualche anno dopo, accuseranno Malraux di non tutelare a dovere la cultura francese, prima nel 1966, dopo la censura governativa imposta a La Religieuse di Jacques Rivette, poi nel 1968, dopo la decisione di destituire Henri Langlois, nume tutelare della Nouvelle Vague, dalla direzione della Cinémathèque française.

Con la sua visione pragmatica del cinema, Malraux fu anche il fondatore ufficiale del Marché du Film, il mercato professionale, parallelo al Festival, che negli anni precedenti si era tenuto in maniera pressoché clandestina. Correva l’anno 1959, lo stesso dell’apertura delle porte del Festival agli autori della Nouvelle Vague. Il cinema come arte e il cinema come industria: questo, in fondo, il pensiero di Malraux. Ma anche il cinema come politica e memoria storica, come ci ricorda Sierra de Teruel.

Riferimenti bibliografici
A. Malraux, Antimemorie, Giunti / Bompiani, Firenze / Milano 2022.
Id., La speranza, Giunti / Bompiani, Firenze / Milano 2020.
Id., Sul cinema. Appunti per una psicologia, Edizioni Medusa, Milano 2002.
AA.VV., Schermi del Novecento, a cura di Giampiero Frasca, Lindau, Torino 2025.

Sierra de Teruel (Espoir). Regia: André Malraux; sceneggiatura: Denis Marion, André Malraux; montaggio: Georges Grace; fotografia: Louis Page, André Thomas; interpreti: José Santpere, Andrés Mejuto, Julio Peña, Pedro Codina, José María Lado, Nicolás Rodríguez, Serafín Ferro; origine: Francia, Spagna; durata: 90′; anno: 1938.

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