Lo scorso 15 giugno lo Studio Ghibli ha festeggiato i suoi primi quarant’anni. Fondato nel 1985, dopo il successo di Nausicaä della Valle del vento (1984), da Miyazaki Hayao, Takahata Isao, Suzuki Toshio e Tokuma Yasuyoshi, lo studio in questi quattro decenni è diventato un pilastro dell’immaginario collettivo di numerose generazioni di appassionati.

Immaginare i prossimi quarant’anni dello Studio Ghibli è tanto un tentativo destinato al fallimento, quanto un affascinante esercizio d’immaginazione, forse più prossimo alla speculative fiction che ad una cartografia di quello che realmente avverrà. In primis perché questo processo si interseca con quello che il più famoso studio d’animazione giapponese è stato e ha rappresentato nell’arcipelago e nel resto del mondo. In seconda battuta anche perché, così come accaduto con la fondazione ed evoluzione dello studio, è uno sforzo immaginativo che deve tenere conto e si interseca inevitabilmente con il percorso e la traiettoria che l’animazione giapponese seguirà nei prossimi decenni. Animazione considerata sia come industria dell’intrattenimento, sia come processo creativo collettivo capace di ammaliare milioni di spettatori. Non va poi dimenticato il ruolo dell’innovazione tecnologica, da sempre elemento fondante dell’arte animata.

Non serve la sfera di cristallo per indovinare che una volta scomparsi dalle scene Miyazaki Hayao e Suzuki Toshio (speriamo il più tardi possibile), quest’ultimo produttore e figura cardine per il successo economico e anche artistico dei lavori Ghibli, il destino della casa di produzione fondata il 15 giugno del 1985 subirà inevitabilmente una forte virata. A decidere il percorso da intraprendere sarà molto verosimilmente la Nippon Television Network Corporation, il gigante dell’intrattenimento che dal 2024 possiede la maggioranza (circa il 43 per cento) dello studio, e che, fra le altre cose, ha anche la maggioranza quasi assoluta di un altro grande ed importante studio d’animazione giapponese, Madhouse, ottenuta in vari stadi tra il 2011 e il 2014. Il percorso della Madhouse, fondato nel 1972 da ex-animatori della Mushi Pro (a sua volta fondata da Tezuka Osamu), può forse aiutarci a comprendere il modo in cui Nippon TV cercherà di gestire lo Studio Ghibli post-Miyazaki. Anche se le differenze sono abissali ed il nome Ghibli e quello di Miyazaki sono, nel bene e nel male, diventati sinonimo di un certo modo di fare e intendere l’animazione.

Uno dei possibile sviluppi, forse quello meno probabile, è che lo Studio Ghibli diventi una sorta di legacy studio, una specie di museo, di fatto non operativo come casa di produzione, ma solo come archivio che riproponga e mantenga viva l’eredità di ciò che è stato prodotto da Miyazaki e soci in tutti questi anni. Questa sarebbe la soluzione più estrema, ma anche quella che forse accontenterebbe gli appassionati più accaniti. Nel senso che, scomparsi i fondatori dello studio, un po’ per preservarne il nome, ma anche per il timore reverenziale di toccare i grandi lavori targati Ghibli con sequel e spin-off, si chiuderebbe lo studio, non producendo più niente di nuovo. A questo scopo funzionerebbero alla perfezione i due parchi/musei già presenti sul territorio giapponese, il Museo Ghibli a Tokyo e il Ghibli Park nella prefettura di Aichi. Lungometraggi, ma anche cortometraggi (cosa che avviene già ora) sarebbero proiettati assieme a tutta l’altra produzione audiovisiva (come le pubblicità televisive ad esempio) a mostre a tema e eventi che celebrerebbero ricorrenze legate allo studio o ai suoi protagonisti. Naturalmente proiezioni e mostre sarebbero organizzate anche in altri luoghi, come teatri o festival del cinema dell’arcipelago.

Come scritto, questa sarebbe probabilmente la soluzione più auspicata dai fan più oltranzisti e sarebbe come rinchiudere lo studio in una bara di ametista ed esporla in un museo a futura memoria. Destino più praticabile sembrerebbe quello che ha subito la Madhouse, acquisita da Nippon TV una quindicina di anni fa, ma che nell’ultimo decennio ha comunque continuato a produrre serie animate e lungometraggi. Molto dipende da chi sarebbe messo a capo dello studio e da chi verrebbe chiamato per continuare un’eredità così gloriosa ma impossibile da replicare.

Una variabile di questo possibile futuro sarebbe l’acquisizione dello studio di Totoro da parte di un’altra casa di produzione animata, uno dei nomi più palpabili potrebbe essere Khara, lo studio di Anno Hideaki. Filosoficamente ed artisticamente Anno ed il suo gruppo sarebbero una continuazione ideale e naturale del percorso Ghibli, ricordiamo la partecipazione del creatore di Evangelion come animatore a Nausicaä della Valle del vento, fra le altre cose, senza contare lo speciale rapporto che da decenni lega Anno, Miyazaki e Suzuki. Vedrebbe finalmente la luce, finalmente non per tutti però, il seguito di Nausicaä, l’adattamento cioè del resto del manga (il lungometraggio ne mette in immagini solo una parte), una delle vette raggiunte da Miyazaki durante la sua lunghissima carriera. Ma Anno non è certo più giovanissimo, classe 1960, e quindi il passaggio o connubio Khara rappresenterebbe solo una momentanea continuazione del “vecchio” Ghibli e forse un bel modo di chiudere il cerchio e un’epoca.

Fin qui si è scritto dei futuri più o meno positivi, almeno per chi scrive. Quello che invece ha più senso dal punto di vista dell’industria dell’intrattenimento, ma farebbe accapponare la pelle ai più, è un percorso di stile più hollywoodiano. Lo studio Ghibli verrebbe acquistato da un’altra casa di produzione, ma potrebbe essere la stessa Nippon TV, e, passato un certo tempo, si comincerebbero a realizzare sequel, prequel, remake e spin-off di lavori legati allo studio. Considerando poi come la situazione presente stia subendo una forte accelerazione verso l’uso (e l’abuso) dell’intelligenza artificiale, non è fuori luogo immaginare che possa essere una delle grandi Big Tech ad acquistare lo studio ed i diritti di tutta la sua produzione, magari non nell’immediato futuro. Si può immaginare, pensiamolo qui come una sorta di esorcismo pregando che non avvenga, al catalogo Ghibli in mano ad una di queste compagnie che fra qualche decennio attraverso l’uso massiccio di AI comincerebbe a realizzare lavori ispirati al “mondo Ghibli”. Speriamo solo che quest’ultimo futuro possibile rimanga tale, nel mondo dell’immaginazione, e che quindi non si realizzi mai.

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