Omogenesi o eterogenesi? Il dibattito è antichissimo. I termini della questione sono noti: da una parte, l’unità della natura nel suo farsi, nel rapporto tra generato e generante; dall’altra, la molteplicità della natura causale della genesi. Ovverosia: «Riformare in noi il senso della categoria di causa quale l’hanno pensata i filosofi da Aristotele a Kant, e sostituire alla causa le cause», come scrive Gadda (2018, p. 57), indicando una concezione della causalità intrinsecamente plurale e non lineare. È in questo scarto, dalla causalità unitaria a una costellazione causale, che si situa il problema del nuovo come evento non deducibile, ma formalmente descrivibile.

Il modello matematico eterogenetico-differenziale elaborato da Alessandro Sarti e Giovanna Citti – ormai centrale nel dibattito contemporaneo tra filosofia e matematica – prende dichiaratamente questa seconda via, concentrandosi sull’analisi della formazione del nuovo. Dove si forma il nuovo? A quali condizioni? Rispetto a quali parametri? È matematicamente prevedibile il luogo o la forma che assumerà un processo? E, se non lo è, che cosa possiamo comunque saperne, o almeno riferirne?

Domande complicate. Alle quali, forse, non conviene offrire una risposta determinata – che sarebbe inutile e forse perfino dannosa ai fini della ricerca – ma piuttosto una mano e un orizzonte. Formazioni espressive e ausiliarie, riassumibili in un gesto: una deissi che indica problematicità comuni e singolarità paradossali. In questo senso, viene alla mente la celebre immagine gaddiana del “pasticciaccio”, non come semplice confusione, ma come figura strutturale di una causalità eterogenetica intrinsecamente aggrovigliata e non lineare. Il volume Plasticity and Discontinuity (Springer, 2026) apre così questo nuovo anno della filosofia italiana, che potrà rivelarsi horribilis o mirabilis solo a condizione di saper incarnare, o meno, il dubbio e la sfida di un’impasse logica, di una coesistenza aporetica tra scienze e filosofia. Insomma, si vuole costituire e legittimare, a partire da qui, un ambito di ricerca che interroga in modo sistematico i processi di genesi, innovazione e formalizzazione del nuovo, mettendo in tensione saperi matematici, biologici, psicoanalitici ed estetici.  

Anche qui, il dibattito è antico. E non è semplice farsi carico tanto delle difficoltà lessicali quanto di quelle procedurali che separano e al tempo stesso mettono in tensione i due domini. Tentare di rendere porosi i confini tra i dipartimenti e le specializzazioni, far circolare concetti nello spazio multidisciplinare della conoscenza pur nella consapevolezza che tali spazi tendono a irrigidirsi in domini simbolici chiusi, in compartimenti stagni dove il nuovo, privo di utilità immediata, fatica a trovare posto. Pensare la matematica attraverso la filosofia e, viceversa, la filosofia attraverso la matematica, per sondarne limiti, concettualità e senso: missione complessa. Eppure i saggi che compongono il volume summenzionato ci provano, senza sosta, disegnando figure di verità tra soglie, pieghe e incertezze del fare filosofico.

Qui è in gioco l’intero contemporaneo. E, come suggeriscono i curatori, Silvia Vizzardelli e Riccardo Panattoni, occorre forse divenire onomaturghi, inventori di nomi, o recuperare etimi antichi (genus, infans, modus, fundus animae, thalassa, etc.) per non perdere la presa sul presente o, meglio ancora, per situarsi nell’intervallo tra il passato delle scienze umane e il futuro delle scienze tout court. E tra i saggi che compongono il volume passano, in qualità di personaggi concettuali, i filosofi che con il loro levare hanno orchestrato le scuole e le accademie di mezzo mondo: Bergson, Foucault, Deleuze, Leibniz, Ferenzsky, Lacan, Aristotele e così via.

Ma è soprattutto il gesto d’apertura della raccolta – non a caso pubblicata all’inizio del 2026 – a risultare scientificamente rilevante per il pensiero a venire. Il dire, da parte di Federico Leoni, che “la Cina è vicina”. Come mostra il saggio Ex nihilo, la logica classificatoria che ci ha fatto sorridere nell’enciclopedia cinese evocata da Borges mette in crisi il modello occidentale porfiriano della classificazione fondata su divisioni binarie arborescenti, e apre a una teoria del tratto, del gesto e della singolarità emergente. È in questo senso che tale prossimità, indagata attraverso la linguistica sino-giapponese e il ruolo grammaticale dei classificatori, risulta decisiva per l’elaborazione di una metafisica capace di rendere conto formalmente del nuovo.

Si cammina così, da viandanti, in una singolare via della seta concettuale, che attraversa il pensiero magico, le azioni a distanza, i fenomeni di entanglement nella fisica del molto piccolo. E mi pare che in questo senso, il volume dialoghi implicitamente anche con Il Tao della fisica di Fritjof Capra, testo ormai classico che esplora le risonanze tra fisica contemporanea e tradizioni mistiche, recentemente riproposto in una nuova edizione italiana. Altrimenti, che necessità vi sarebbe di convocare una categoria della mistica medievale come la fulgoratio, da parte della curatrice Silvia Vizzardelli, se non per la sua capacità di pensare causalità non lineari, né deduttive né induttive? Alla luce di queste traiettorie, l’omogenesi non va intesa come alternativa esterna all’eterogenesi, né come sua negazione, ma forse come il suo stesso regime di funzionamento, un passaggio continuo dallo stesso allo stesso, che produce incessantemente effetti di alterità e virtualità. Non si tratta dunque di risolvere una volta per tutte tali ardue questioni metafisiche, operazione probabilmente impossibile, ma di assumerle come posizioni teoretiche forti,  come gesti di pensiero capaci di orientare il lavoro concettuale sul nuovo, e lo sappiamo, è difficile, molto difficile, ma è proprio nelle altezze e nelle profondità di tali vertigini che Plasticity and Discontinuity ci invita, o ci costringe a pensare.

Riferimenti bibliografici
F. Capra, Il Tao della fisica. Un’indagine sulle analogie tra la fisica moderna e il misticismo orientale, Aboca, Sansepolcro 2025.
C. E. Gadda, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, a cura di G. Pinotti, Adelphi, Milano 2018.
A. Sarti, G. Citti, Differential Heterogenesis. Mutant Forms, Sensitive Bodies, Springer, Cham 2022.

Silvia Vizzardelli, Riccardo Panattoni, a cura di, Plasticity and Discontinuity. Morphogenesis Beyond Structure, Springer, Cham 2026.

Tags     filosofia, metafisica
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