Il confine dell’oblio

di DAMIANO GAROFALO

Moon Knight di Jeremy Slater.

Moon Knight è la nuova serie Marvel creata dallo sceneggiatore e produttore statunitense Jeremy Slater. Si tratta della prima trasposizione audiovisiva del personaggio omonimo, creato nel 1975 da Doug Moench e Don Perlin per Marvel Comics. Il sesto prodotto seriale sviluppato all’interno del Marvel Cinematic Universe si configura sul formato della mini-serie da 6 puntate stand-alone, standard ormai collaudato da Kevin Feige dall’uscita di Falcon And The Winter Soldier. Come per gli altri casi, la narrazione è spezzettata da cliffhanger interni che concludono ogni puntata. La pubblicazione delle puntate sulla piattaforma Disney+ segue, in linea con le altre serie MCU, la cadenza settimanale (30 marzo-4 maggio 2022), alimentando la costruzione di fandom diluiti nel tempo e incrementando il valore produttivo e di prestigio. Nonostante questo, la durata dell’intero prodotto (che non arriva a cinque ore totali), così come il rilascio graduale delle informazioni, suggerirebbe la conformazione di un film lungo piuttosto che di una mini-serie classica.

Ancora una volta, attraverso i prodotti seriali, l’universo cinematografico Marvel sembra voler indagare la complessità della sua stessa cosmogonia, scavando in profondità la psicologia e i traumi dei suoi personaggi. Moon Knight rappresenta un viaggio lisergico all’interno della psiche di Marc Spector, mercenario americano di origine ebraica, avatar della divinità egizia Khonshu da cui assume alcuni superpoteri, che scopriremo essere affetto da disturbo dissociativo dell’identità. È proprio in quest’ultimo punto che la serie tenta una prima riscrittura della storia così come presentata nei fumetti e già conosciuta dai fan. Se nelle pubblicazioni il personaggio di Spector si costruisce consapevolmente delle identità multiple — tra cui quella del milionario Steven Grant o del tassista Jake Lockley — nella serie il personaggio ci viene presentato, prima di tutto, sotto le sembianze di Grant, un londinese timido e goffo appassionato di egittologia, che divide lo stesso corpo con Spector, alternandosi in base alle situazioni.

L’avvicendamento repentino tra Grant e Spector è la manifestazione evidente di uno sdoppiamento di personalità. In questo senso, la performance di Oscar Isaac è mirabile: tiene la scena per l’intera durata della serie, quasi inquadratura per inquadratura, alternando i due personaggi con accenti, espressioni e modi di fare completamente agli antipodi. Sembra quasi che nella stessa scena Isaac riesca a tenere insieme il Jonathan Levy di Scenes From a Marriage e il William Tell di The Card Counter.

Di episodio in episodio siamo così introdotti all’interno del labirinto della memoria di Spector/Grant, quasi la serie fosse una lunga seduta psicanalitica cui assistiamo inermi. Nella quinta puntata, decisamente la più rivelatoria, scopriamo l’origine del disturbo di Spector, ovvero la morte traumatica del fratello più piccolo di cui si sente ancora responsabile. La creazione di un avatar, quello di Steven Grant, personaggio del film inventato Tomb Buster (che richiama sì il videogioco Tomb Raider, ma la cui locandina è un evidente riferimento a Indiana Jones) lo ha aiutato a sopravvivere nel corso degli anni, con la controindicazione di non riuscire a elaborare il lutto.

Esattamente con in Wanda-Vision, siamo dunque condotti all’interno di un passato che non riesce a passare, di un personaggio che prima di sconfiggere il villain (qui un altrettanto straordinario Ethan Hawke) deve prima fare i conti con i propri fantasmi: l’unico modo per superare il trauma, e dunque risolvere il conflitto tra le due personalità, è quello di centrarsi in un equilibrio stabile, testimoniato simbolicamente dalla bilancia che più volte ritorna. Se gli dèi cercano degli avatar negli uomini,  con il fine di manifestare la propria volontà nel mondo, Spector ha invece creato un alias per fuggire dal suo passato. In questo corto circuito di copie e originali, qual è lo spazio per il libero arbitrio? Il finale aperto instilla un ulteriore dubbio, aprendo addirittura alla possibilità di un terzo alias (Jacke Lockey). La serie rappresenta, così, un viaggio all’interno della memoria di Spector/Grant, dove i confini tra reale e virtuale, tra sogno e realtà, tra disturbo dissociativo e ordine delle cose non sono più percepibili, non solo dai personaggi, ma anche dallo spettatore.

 

Moon Knight. Ideazione: Jeremy Slater; interpreti: Oscar Isaac, Ethan Hawke, May Calamawy; produzione: Marvel Studios; distribuzione: Disney+; origine: USA; anno: 2022.
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