Lo scorso febbraio, mentre il Piccolo Teatro Strehler di Milano ultimava i preparativi di uno spettacolo divenuto epocale ancor prima di debuttare, usciva per Gallucci editore un romanzo che con quell’evento condivideva l’enigma dell’ispirazione e del parallelismo temporale. Una sorta di sincronicità, come la definiva Carl Jung, in cui intuizioni e idee nascono contemporaneamente anche in luoghi lontanissimi – come se un flusso invisibile le trasportasse da una mente all’altra o da una comunità all’altra – si è materializzata nella concomitanza di una grandiosa messinscena collettiva e del frutto di una scrittura solitaria. In questo caso il flusso invisibile è rimasto a Milano, creando più di un nesso tra Miracolo a Milano, emanazione e amplificazione del capolavoro di Vittorio De Sica e Cesare Zavattini nel 75° anniversario del film, e Memory Girl, romanzo d’esordio di Anna Praderio, autorevole firma italiana del giornalismo cinematografico. Una professione derivata da una cinefilia coincidente con la vita stessa e con il bagaglio di ricordi ed emozioni – e di ricordi di emozioni – che il cinema sa dare. Il filo che collega Memory Girl al film del 1951 appare quasi inconscio, poiché non c’erano, per la neo-romanziera, ricorrenze da celebrare pubblicamente, né ci sono, nel libro denso di citazioni cinematografiche, riferimenti a quel film che pure vive nelle sue pagine come archetipo della memoria collettiva.
Edito nella collana Young Adults, il romanzo segue la doppia identità di Clarice Sebastiani/Memory Girl, venticinquenne giornalista cinefila milanese, bella e attraente pur percependosi goffa, inadeguata e priva di fascino. Se il prologo di establishment set è milanese, il superpotere si manifesta nel primo capitolo al Festival del Cinema di Venezia. E non negli eventi glamour di première e passerelle, bensì sulla spiaggia notturna del lido dove Clarice e l’attrice Julia Seberg – una sorta di crasi tra Julia Roberts e Jean Seberg secondo una formula ricorrente nel libro – sono sole. Per Clarice, che riflette l’autobiografia cinematografica della sua creatrice, il Festival di Venezia rappresenta soprattutto uno spazio incantato in cui sguardo e percezione si intensificano e sanno cogliere ciò che normalmente resta invisibile. Il luogo insomma dove il cinema recupera la sua dimensione di magia e di rivelazione, amplificando sensibilità e attitudini già presenti in chi ne subisce il fascino. Clarice, volontaria in una scuola serale per stranieri dove insegna italiano calando grammatica e lessico nella realtà dei suoi allievi multietnici, è anche impegnata sul fronte del femminismo e dell’attivismo sociale insieme ai due amici più cari Luna Cortella e Michele Argento. Nei loro appellativi, oltre all’appartenenza a una simbolica costellazione di luce che si avvale anche di altri nomi sparsi nel romanzo, sembrano echeggiare le abbreviazioni di Cortellesi e Argentero.
Memoria personale e collettiva interagiscono in profondità, supportando la stratificazione di una scrittura che va oltre la superficie narrativa della trama. Se questa procede con scorrevolezza, sostenuta dalla curiosità di scoprire gli sviluppi della storia, il corpo del romanzo costruisce una fitta rete di rimandi simbolici, culturali e personali che da una parte invogliano a una seconda lettura più indagatrice, e dall’altra contribuiscono alla sua progressiva crescita di spessore. Svanisce prestissimo il timore iniziale di una formula narrativa prevedibile, con capitoli strutturati come episodi autoconclusivi, e i fattori che entrano in gioco si fanno sempre più articolati, inducendo a sorvolare su qualche figura volutamente stereotipata o su un paio di soluzioni un po’ facili, come nel caso della giovane calciatrice e del suo allenatore. L’uso del potere magico si fa più raro e il fantastico puro arretra, pur all’interno di quelle coincidenze di cui il destino è così abile artefice, a favore di un maggiore realismo, di un intreccio relazionale intrigante e di uno sguardo sempre più concreto sui temi sociali. In questo senso si respira in Memory Girl quella complementarità di denuncia sociale e intervento soprannaturale che caratterizza tanto Miracolo a Milano quanto il realismo magico più in generale, a cominciare da Gabriel García Márquez che dichiarò i suoi debiti verso il film di De Sica e Zavattini per Cent’anni di solitudine.
È dunque un realismo magico tutto milanese, delicato e incisivo ma non invasivo, il trait d’union tra Miracolo a Milano e Memory Girl. Nel film la magia irrompe nella rappresentazione neorealista della baraccopoli periferica del Secondo dopoguerra attraverso il personaggio di Totò che, nato sotto un cavolo, tramuta la miseria in solidarietà e in possibilità di riscatto. Nel romanzo, quella magia agisce attraverso Clarice in una Milano contemporanea in cui il disagio allarga la povertà dei baraccati a una società trasformata ma in cui le ingiustizie permangono. Le nuove vittime di una gentrificazione impietosa attuata in nome del profitto sono gli eredi degli sfrattati che Totò guida a cavallo delle scope «verso un mondo dove buongiorno vuol dire veramente buongiorno», un mondo sempre più difficilmente identificabile come luogo terreno.
Innocente come Totò – ma anche come la Clarice Starling di The Silence of the Lambs e come gli agnelli del titolo che da bambina la Jodie Foster del film non riuscì a salvare dal macello ma i cui i lamenti le si impressero nell’anima – la Clarice di Praderio porta dentro di sé ferite insanabili fin dalla giovanissima età. Ferite forse analoghe a quelle provocate dalle frecce conficcate nelle carni di San Sebastiano che risuona nel suo cognome e che forgia, insieme alla detective cinematografica, il carattere tenace ed integerrimo della protagonista attraverso il potere misterioso del destino nel nome. Grazie ai ritratti di Andrea Mantegna il cognome Sebastiani contribuisce anche a disegnare una mappa quattrocentesca all’interno della ricca geografia urbana milanese, costituita da molti luoghi concreti e da alcuni inventati ma verosimili e simbolici come il cinema Lumière, già così simbolico per quello stesso nomen omen che nel caso dei fratelli inventori del cinema non fu fiction ma realtà. Prossimo alla chiusura per diventare una redditizia sala giochi e fulcro nodale dei diversi livelli del romanzo, quel cinema ha la duplice funzione di sintetizzare realtà e dinamiche tipiche degli ultimi decenni, e di rappresentare un santuario della memoria cinematografica italiana grazie alle foto di registi e attori lì immortalati durante presunte anteprime milanesi: Bertolucci, Troisi e Benigni, Tornatore e il piccolo Totò Lo Cascio, Moretti, Salvatores e i suoi comedians, Archibugi e Sandrelli, Sorrentino e Servillo. Ma è il suo proprietario, Giulio Bramante, a costituire un altro punto cardine della rivoluzionaria triade rinascimentale milanese, insieme alla giornalista Ginevra Benci, omonima della Ginevra de’ Benci ritratta da Leonardo.
Il severo rigore di Mantegna, attivo soprattutto a Mantova ma presente a Milano con alcuni dei suoi massimi capolavori tra cui il Cristo Morto della Pinacoteca di Brera, fu infatti ripreso da Bramante e Leonardo nel silenzioso dialogo tra architettura e pittura di Santa Maria delle Grazie. Si ha insomma l’impressione che Praderio vada oltre la mappa dichiarata di luoghi a volte grandiosi, come i Bagni Misteriosi del teatro Franco Parenti e la Villa Necchi Campiglio di Piero Portaluppi, a volte minuscoli, come il giardinetto nel cuore di Chinatown dedicato a Miriam Makeba sul quale si affaccia la casa di Clarice, a volte ambivalenti come l’ampio spazio della Rotonda della Besana nel quale vive il piccolo Museo dei Bambini. Il percorso milanese, al tempo stesso esteriore e interiore e che tocca anche i luoghi della solidarietà e dell’impegno civico di molti cittadini, è ad esempio quello del tram 9 che abbraccia la città toccando punti chiave della Milano storica, popolare e borghese. Ed è soprattutto quello della Vespa di Clarice, sintesi emblematica, insieme ad alcuni nomi, di una memoria cinematografica oscillante tra Vacanze Romane, Caro Diario e The Interpreter.
Il doppio cognome del protagonista maschile, Marco Ranieri Bradley, unisce il giornalista Joe Bradley/Gregory Peck – che per amore della principessa Audrey Hepburn rinuncia allo scoop della sua vita – a Grace Kelly dopo che principessa lo era diventata per davvero, rendendo complementari le due massime icone dell’eleganza e della grazia femminile della metà del Novecento. Caratteristiche peculiari anche di Nicole Kidman – che Grace Kelly l’ha interpretata in un biopic – al cui personaggio in The Interpreter Praderio si è ispirata per Clarice, al punto da scegliere per la copertina del libro un disegno ricalcato su un’inquadratura cui Clarice/Nicole guida la Vespa. Sullo sfondo però, invece dei grattacieli newyorkesi ci sono il cinema Anteo e un arco a metà strada tra l’Arco della Pace e, guarda caso, i Bastioni di Porta Venezia. Inevitabilmente il pensiero corre anche alla Vespa di Caro diario di Nanni Moretti, il cui alter ego dei primi film Michele Apicella sembra essere il tassello mancante nella precedente ricostruzione allusiva di Luna Cortella e Michele Argento.
Per concludere, lasciando ai lettori la personale esplorazione della rete infinita di rimandi più o meno dichiarati o sibillini che accompagnano un panorama cinematografico ricchissimo, concludiamo con due citazioni. La prima, sulla pagina della dedica, proviene dalla Gena Rowlands di Un’altra donna, capolavoro del Woody Allen bergmaniano. La seconda è il consiglio che l’ottantaduenne Margherita Celi detta Mia – uno dei personaggi più belli del romanzo il cui nome suggerisce plurimi riferimenti – dà alla giovane Clarice, dopo averle espresso le sue conclusioni sul trascorrere del tempo e sulle paure della perdita di prospettive future che l’avanzare dell’età porta prepotentemente con sé.
Gena Rowlands: «E mi chiesi se un ricordo è qualcosa che hai, o qualcosa che hai perduto. Per la prima volta dopo tanto tempo mi sentii placata.»
Mia: «Ricordati che si può sempre provare a capovolgerlo il conto alla rovescia del tempo.»
Anna Praderio, Memory Girl, Gallucci Editore, Roma 2026.