Quando si accostano la geografia e gli studi sui media, il risultato non è sempre scontato. A dir la verità, è anzi piuttosto raro che i due ambiti si relazionino alla pari, facendo sì che uno possa incorporare la prospettiva epistemologica dell’altro.

Eppure processi come mediazione e mediatizzazione, se li guardiamo con attenzione, hanno una natura eminentemente geografica. Infatti, prima di tutto, interpellano il mondo e la Terra in termini non solo rappresentativi, ma ricostitutivi: dunque, territoriali. La geografia stessa, poi, non è solo scrittura (della Terra), ma un sistema di mediazione tra l’uomo e la natura: una mediance che, lungi dall’essere passiva, è implicativa e co-costruttiva rispetto al mondo che l’uomo abita. Infine la mediatizzazione riflette come l’uomo dell’epoca dei media, o, meglio ancora, con i media a disposizione nella sua epoca, abita e (re)inventa la Terra.

Lo scenario degli ultimi decenni, con l’implosione dei new media e il conseguente sviluppo di un inedito paesaggio mediale, ha necessariamente portato i geografi a confrontarsi con questioni mediologiche più ampie, come mai era accaduto prima. Mentre però tra Stati Uniti, Svezia e Germania si è sviluppata una media geography internazionale di stampo culturalista e di base fortemente mediologica, in Italia hanno prevalso approcci di carattere tendenzialmente più estetico o filosofico. Questo, almeno, fino all’arrivo di questo volume di Angelo Turco.

Noto in Italia (e ben oltre) per la sua teoria della territorializzazione, che intende come il dispositivo primario a disposizione della Geografia (2010), Turco non è nuovo a ragionamenti di natura mediologica (2021). Eppure in questo volume, per la prima volta, si muove da un assunto in parte inedito: ossia che i territori mediali abbiano la stessa dignità di quelli reali. Da questo punto di partenza, che non deve affatto essere ritenuto scontato per una disciplina come la Geografia, che per secoli si è occupata della disposizione naturale del mondo e della realtà delle cose, costruisce prima un quadro teorico, e poi una serie di esempi applicativi attraverso cui esplora le logiche territoriali del sistema attuale dei media, interpellandone sia il carattere narrativo che quello comunicativo e informativo.

Per raggiungere questo scopo Turco sostiene che la geografia non vada ridotta a mero contorno, o – peggio ancora – a contenitore lessicale da cui attingere parole e concetti (anche vaghi), ma deve essere impiegata come cornice epistemologico-operativa capace di esplorare connessioni certamente già focalizzate dall’ecologia dei media, cogliendone, però, quegli elementi che altre prospettive non riuscirebbero a vedere. Da qui l’idea di esplorare lo statuto nuovo della territorialità di oggi: quello mediale. Con l’intento esplicito di rivolgere una particolare attenzione verso quel terreno di interlocuzione e di dialogo tra spazi concreti e mediali: un elemento, afferma l’autore, ormai «consustanziale al processo di territorializzazione», che porta inevitabilmente alla necessità di comprendere «ciò che succede quando questi due tipi di spazi si intrecciano» (Turco 2025, pp. 11-12).

La territorialità mediale, spiega il geografo, si manifesta attraverso pacchetti di realtà e di verità consensuali costruiti dai media anche grazie alle immagini, che per mezzo del loro carattere autenticante (Montani, 2010) attuano una sorta di «logica del supermarket». All’interno di questa logica noi fruitori siamo portati a impossessarci del «nostro pacchetto debitamente confezionato contenente la realtà consensuale che abbiamo scelto» (Turco 2025, p. 54), che dunque siamo portati a credere vera, senza distinguerla dalla verità riconosciuta, ossia quella a cui si arriva dopo un percorso di ricerca (individuale o collettivo). Questo scenario, descritto dal geografo salentino, è dunque piuttosto distante da quello in cui dominavano le fake news, ossia quell’«atmosfera generalizzata di produzione e diffusione di “menzogne”». Il suo posto è preso da un processo «di tipo autopoietico» in cui «il “sistema mediale” in quanto tale […] indirizza autonomamente una parte delle sue capacità nella fabbricazione e diffusione […] di vere e proprie “verità alternative”» (ivi, p. 74) che, insieme, costituiscono i territori mediali come risultati di un processo di significazione collettivo.

La prima parte del volume, incentrata sulla definizione di questi aspetti, lascia poi spazio a una seconda in cui Turco esplora il ventaglio di possibilità che queste nuove verità posseggono nel costruire il reale. Per esempio, considerando la transcalarità come forma territoriale della transmedialità, ossia riflettendo su come il racconto transmediale ricorra a più scale geografiche che operano nello stesso momento; analizzando la logica spaziale e territoriale dell’infosfera; e attraversando le traiettorie transmediali e territoriali dei media event, come le Olimpiadi di Parigi, o dei corpi politici di soggetti noti della scena internazionale, come Elisabetta II, di cui viene analizzato il cerimoniale funebre a partire dalla codificazione visiva e performativa del suo corpo, e soprattutto Zelensky, Biden e Trump. Questi elementi, insieme, compongono una geografia genealogica del visibile nel presente mediale, in cui le immagini dei territori – e i nuovi territori che esse generano – si sedimentano «per diffusione (superficie) e radicamento (profondità) di convincimenti» (ivi, p. 46). Il mondo abitato da queste forme si dà dunque come un immenso set in cui il potere non occupa più soltanto uno spazio, ma lo territorializza in termini partecipativi e performativi, costringendoci a ripensare l’idea tradizionalmente intesa di abitare il pianeta. 

Mediologia della territorialità rappresenta dunque un volume fondamentale, in Italia e non solo, non tanto per esplorare la governabilità del regime rappresentazionale in relazione ai territori, ma per indagare quelle tensioni etiche e civiche del mondo che vengono restituite dal sistema dei media attraverso un flusso di immagini e di informazioni selezionate più o meno ad hoc. All’interno di questo flusso lo sguardo posizionato assume una responsabilità di carattere epistemico: guardare, per Turco, significa infatti territorializzare, ossia costruire il mondo come territorio, e, in questo modo, tentare di controllarlo. La Geografia può allora stringere un patto prezioso con il comparto degli studi sui media e sul visuale attraverso l’uso delle sue categorie, della sua “cassetta degli attrezzi”, e dare così il suo fondamentale contributo per comprendere questa nuova forma dell’abitare, che non passa più soltanto da paradigmi finzionali (Tanca 2020), ma impiega corporeità e cosalità nuove, che ricorrono ai media e ai loro processi produttivi dando una vita mediale nuova ai territori sia reali che mediali. Una vita che percorre itinerari transmediali spesso imprevisti, come quelli degli uragani che, dal mondo, vanno a muoversi attraverso giornali, televisione e social. O come quelli delle guerre e delle loro scenografie, che territorializzano corpi vivi e morti riconfigurandone il loro statuto.

Se la realtà mediale è a tutti gli effetti realtà, la Geografia può aiutarci a studiarla e a capirla esattamente come ha fatto per secoli con il mondo. Possiamo – anzi, dobbiamo – farla allora rientrare nel «consiglio delle discipline» (Debray 2024, p. 247) proprio della mediologia evocato da Debray, perché, di fatto, ogni forma di reificazione e di strutturazione mediale non è altro che un’azione attraverso cui l’essere umano, oggi, abita in modo nuovo la Terra, con tutte le implicazioni – sociali, culturali e politiche – che essa porta con sé.

Riferimenti bibliografici
P. Montani, L’immaginazione intermediale: perlustrare, rifigurare, testimoniare ili mondo visibile, Laterza, Roma-Bari 2010.
M. Tanca, Geografia e fiction. Opera, film, canzone, fumetto, Angeli, Milano 2020.
A. Turco, Configurazioni della territorialità, Angeli, Milano 2010.
Id., Epimedia: informazione e comunicazione nello spazio pandemico, Unicopli, Milano 2021.
R. Debray, Introduzione alla mediologia, a cura di A. Ceccherelli, E. Ilardi, Meltemi, Milano 2024.

Angelo Turco, Mediologia della territorialità, Unicopli, Milano 2025.

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