«L’iconografia nell’era dell’algoritmo». È bene partire da qui, e cioè dal titolo del progetto che ha portato Jorge Luis Marzo a svolgere un periodo da borsista presso l’Accademia di Spagna a Roma tra il 2019 e il 2020, per comprendere quali siano i temi principali e la prospettiva generale del suo libro Le veggenti. Immagini nell’era della predizione. Pubblicato in Spagna nel 2021 e tradotto da Mimesis a distanza di quattro anni, il testo di Marzo è stato infatti pensato e in gran parte scritto durante quel soggiorno romano, e rappresenta l’approdo di una ricerca sul rapporto tra l’iconografia come metodo di analisi dei modelli visuali e il sistema algoritmico dominante nel regime di comunicazione (e controllo) odierno. Come è evidente, insomma, l’impostazione di Marzo è quella dello storico delle immagini. O, ancora meglio, di uno storico delle immagini che lavora secondo i modelli e i metodi interdisciplinari dei Visual Studies e dei Cultural Studies contemporanei. In questo senso, il suo libro si occupa di politica delle immagini, e, più nello specifico, della politica delle immagini nell’epoca degli algoritmi, dei Big Data, delle tecniche computazionali e dell’inarrestabile avanzata dell’Intelligenza Artificiale.

Le veggenti è un testo ambizioso. A tal proposito, non inganni la forma del saggio stesso, scritto senza note e con un incedere argomentativo che all’indagine storico-teorica più o meno rigorosa alterna aneddoti personali, riflessioni dal tono quasi informale e addirittura brani generati direttamente dall’IA. Un simile artificio stilistico non solo non ridimensiona quell’ambizione, ma, al contrario, mira ad amplificarne la portata, contribuendo a definire il carattere esplicitamente militante dell’analisi. Basta scorrere le pagine della breve introduzione, d’altronde, per rendersene conto.

Fin dalle prime battute del testo, infatti, Marzo dichiara di voler tracciare le coordinate utili per una «critica efficace della ragione predittiva» (Marzo 2025, p. 18), e cioè di quella ragione che, a partire dal mondo magico-rituale degli oracoli (evocato già dall’immagine di copertina del libro), si è andata progressivamente disincarnando attraverso i secoli e le tecnologie fino ad abbandonare ogni legame con il controllo umano. Questa ragione è oggi appannaggio completo dell’Intelligenza Artificiale, che, grazie al miglioramento del machine learning, legge ed elabora dati e immagini per interpretare il mondo (degli utenti, dei consumatori e dei cittadini) e formulare previsioni (su preferenze, scelte e comportamenti) secondo una logica governata interamente dagli algoritmi. Ebbene, in che modo queste immagini ci riguardano? Cosa pretendono da noi, e cosa ci danno in cambio? Come influenzano la vita sociale (e culturale) e le forme di vita contemporanee?

L’eco kantiana della formula («critica della ragione predittiva») è, appunto, solo un’eco. Non si danno, in questo libro, indagini rigorosamente filosofiche o teoretiche, Né, d’altra parte, sarebbe giusto pretenderle, per formazione e intenti dell’autore. E tuttavia, il discorso di Marzo non può che riguardare anche l’estetica, intesa – come suggerito dalle interpretazioni più lucide e produttive del Kant della Critica della facoltà di giudizio – come riflessione sulla capacità creativa dell’animale umano di applicare regole e concetti a singoli casi non previsti o già incontrati, e dunque di elaborare sensatamente l’esperienza anche (e soprattutto) nella sua imprevedibile contingenza. Da questo punto di vista, il problema posto da queste immagini è politico e, insieme, estetico; e, forse, in ultima istanza, è politico proprio perché estetico.

Le previsioni delle macchine prevedono il futuro perché lo predeterminano, contribuendo a configurare un mondo ritagliato via via sempre più precisamente per confermare quelle previsioni. Come ogni previsione che si autoavvera – tale, cioè, da generare l’evento previsto solo per il fatto di essere formulata – il modello di produzione di immagini generato dai sistemi algoritmici influenza, infatti, quella stessa esperienza che dovrebbe interpretare e prevedere, delimitando in anticipo lo spazio e le possibilità di immaginare alternative. In questo processo circolare, il soggetto esposto a queste immagini fa quel che vede e vede quel che fa, secondo un ritmo incessante di riproduzione e accrescimento costante del controllo e della selezione. Non c’è margine per la contingenza, l’imprevisto e l’incontrollato, ma solo una selezione e una quantificazione totalizzante del passato e del presente in vista di una previsione volta a controllare il futuro.

Gli algoritmi sono quindi una serie di istruzioni precise ed espressioni matematiche utilizzate per trovare associazioni, identificare tendenze ed estrarre le leggi e le dinamiche dei fenomeni. I sistemi algoritmici si occupano della ricerca della conoscenza (ciò che ancora non conosciamo), anticipando i nostri interessi e i nostri bisogni informativi, cosicché l’orizzonte della nostra immaginazione è sempre più determinato da sistemi computazionali, incapaci di produrre la serendipità, ovvero la scoperta fortuita e inaspettata che avviene casualmente quando stiamo cercando qualcos’altro (Ibid.).

Nel tracciare la storia dei modelli di misurazione, registrazione e standardizzazione della realtà, Marzo disegna una traiettoria storica ricca di riferimenti ed esempi, che vanno dalle scienze marine e astronomiche alla fisiognomica e all’antropologia criminale, fino (ovviamente) alla biometria e alla raccolta dati della nostra epoca. Questo progressivo avvicinamento al trionfo di una ragione predittiva affidata alle macchine viene letto attraverso una prospettiva che si richiama più o meno esplicitamente ad alcuni temi ormai centrali nel dibattito contemporaneo: la sorveglianza e il controllo dei dati, oggetto di studi specifici (i cosiddetti Surveillance Studies); la questione delle «immagini operative», così come definita da Harun Farocki e indagata da molti altri studiosi; e, soprattutto, la discussione sul «disincanto» o «disincantamento» del mondo, inteso come fenomeno legato direttamente allo «spirito del capitalismo» e al processo moderno di razionalizzazione che ha investito la vita sociale e l’organizzazione dell’esperienza comune a tutti i livelli. Complici anche questi riferimenti, il discorso di Marzo a tratti costeggia pericolosamente il genere della diagnosi epocale e apocalittica. È il prezzo da pagare – e che Marzo sembra pagare coscientemente – per un testo che si occupa di previsioni, e dunque di futuro.

Siamo arrivati al punto di non desiderare nulla di nuovo, di disprezzare qualsivoglia futuro. Vogliamo che il futuro sia già presente, senza concedergli il tempo di diventarlo. Non aspettiamo più i nostri fantasmi: l’attesa è considerata una perdita di tempo. Vogliamo che vivano tra noi e li trasformiamo in avatar virali, in reincarnazioni produttive di ciò che non è ancora accaduto. Il controllo del tempo è la principale disgrazia che abbiamo creato. La predizione aggredisce il nostro divenire (ivi, p. 146).

In definitiva, Le veggenti si presenta come un esercizio critico tanto ambizioso quanto necessario, che invita a interrogare la nostra relazione con le immagini non più solo in termini di rappresentazione, ma di previsione, performatività e potere. L’iconografia, nelle mani di Marzo, non è una semplice tecnica di lettura visiva, ma una lente attraverso cui svelare la logica predittiva che governa sempre più silenziosamente il nostro presente. Se il futuro è ormai ridotto a un campo da colonizzare attraverso modelli matematici e istruzioni algoritmiche, allora diventa urgente restituire centralità all’imprevisto, all’incerto, a ciò che eccede la previsione e sfugge alla norma. Forse è proprio qui, in questo margine sottile e resistente dell’esperienza, che può ancora germogliare una forma di pensiero iconografico capace di immaginare – e far vedere – altri futuri.

*L’ultimo paragrafo è stato generato dall’IA, a cui è stato chiesto di fornire una conclusione partendo dal testo di questo articolo, senza altri riferimenti o indicazioni.

*L’immagine di anteprima dell’articolo è stata generata dall’IA.

Jorge Luis Marzo, Le veggenti. Immagini nell’era della predizione, Mimesis, Milano-Udine 2025.