Originariamente pubblicato su “Il Disertore” il 3 agosto 2025.
Bringing a child into the world without its consent seems unethical
Melissa Broder
Gli amici della rivista Fatamorgana hanno dedicato un dossier al tema della diserzione. Li ringrazio per l’attenzione che dedicano al libro Disertate e in generale alle tesi che sostengo da quando è diventato evidente che il futuro è maledetto, e la sola possibilità che ci resta è schivarlo, evitarlo, disertarlo. Li ringrazio per avere dedicato attenzione al libro di Paolo Godani Malinconia e fine del mondo. Li ringrazio anche se le posizioni che esprimono Tommaso Tuppini, Massimo Adinolfi, Alessandra Campo, Riccardo Manzotti e Alex Pagliardini nei loro articoli sono rivolte a mettere in guardia dai predicatori della diserzione. Il problema è che i predicatori della diserzione non esistono, o per lo meno io non appartengo a quella categoria. Né mi pare vi appartenga Paolo Godani.
La diserzione non è una strategia perché non sappiamo dove possiamo scappare. Inoltre coloro che sono intrappolati nei campi di concentramento e di sterminio, nei campi di lavoro schiavistico, nelle trincee di guerra ben difficilmente possono scappare. Quelli che scrivono su Fatamorgana sembrano non sapere quasi niente del mondo, al punto che uno di questi anti-disertori, Tommaso Tuppini, spiega che grazie al libero mercato non siamo mai stati così bene, e non c’è proprio ragione di disertare, anzi occorre contribuire alacremente allo sforzo comune perché tutto andrà per il meglio: «Ce lo ha ricordato persino Javier Milei (per i diserzionisti, Satana in giacca e cravatta): nel 1800 il 95% della popolazione viveva in estrema povertà, oggi il 5%. Grazie al libero mercato… proprio i paesi a economia liberale sono quelli che, nel giro di pochi decenni, hanno eliminato la fame, ridotto drasticamente la mortalità infantile e reso accessibile l’università a milioni di persone che in passato a malapena sapevano leggere e scrivere».
Per quanto ne so io quelle belle cose di cui parla Tuppini sono accadute nei decenni in cui il movimento operaio era in grado di imporre condizioni al potere economico del capitale. Da quando la sua amata economia liberale ha preso il sopravvento, il salario reale è precipitato, per gli operai non è più possibile mandare i figli all’università, e dovunque cresce la miseria insieme alla depressione.
Nessuno degli amici di Fatamorgana sembra informato di quel che accade nel paese guida dell’Occidente, allora glielo racconto io.
Chi vuole può documentarsi nel filmato pubblicato da The Intercept. Negli Stati Uniti d’America un corpo di polizia privata ha il compito di sequestrare tremila persone ogni giorno. Le vittime di questi sequestri la chiamano “Migra”. Quattro automobili nere arrivano in quartiere abitato da latinos. Le auto si fermano, gli sportelli si aprono e due o tre uomini corpulenti, mascherati e armati scendono, afferrano un poveraccio che vende salsiccette, lo trascinano, lo scaraventano nell’auto e lo portano via. C’è anche un altro tizio che stava comprando salsiccette, anche lui ha la faccia di latino, afferrano anche lui, ma lui si divincola, allora lo sbattono per terra, lo riempiono di pugni, un mascherato gli punta addosso la pistola, poi lo sollevano e anche lui finisce nell’abitacolo dell’auto che sgomma e se ne va. Finiranno entrambi in un campo di concentramento, forse in quello noto con il nome di Alcatraz Alligator, forse un altro dei tanti che si stanno allestendo nel paese leader della democrazia nel mondo. Tremila al giorno, così alla fine dell’anno saranno un milione. Un milione di vite rovinate, un milione di famiglie nel terrore.
Chissà se Tommaso Tuppini ne era stato informato, chissà se ci aveva pensato. Forse no, ma adesso che farà il diligente Tuppini? Niente farà, perché lui sa (e lo so anche io) che non c’è niente da fare.
Ho visto un filmato in cui la “migra” arriva in una fattoria dove i lavoratori sono ispanici: ragazzetti che lavorano tutto il giorno sotto il sole per un salario miserabile. Ma la migra è lì per deportarli. Loro cercano di difendersi, di scappare, ma non c’è gara. Li afferrano, malmenano, scaraventano, deportano. È vero che a Los Angeles e in molte città nord-americane ci sono state dimostrazioni di protesta, ogni giorno ci sono episodi di resistenza. Ma per resistere nelle condizioni del nazismo contemporaneo occorrerebbe essere armati di mitragliatrici, e la sinistra ha disarmato i lavoratori in tutto il mondo, perché credeva nella democrazia. Così i lavoratori sono disarmati, la democrazia ha consegnato il potere ai nazisti, e i nazisti non hanno difficoltà a deportarli, internarli, torturarli.
Qualcuno potrebbe dirmi che il nazismo lo abbiamo già conosciuto un secolo fa, e che alla fine lo abbiamo sconfitto, anche se costò forse cento milioni di morti. È vero. Ma c’è una differenza rispetto agli anni ’40 del secolo passato. Allora c’era una popolazione giovane che credeva nella possibilità di un futuro diverso. C’era chi credeva nel comunismo, chi nel socialismo democratico, chi nella democrazia liberale… Oggi la popolazione è anziana, sempre più anziana, e soprattutto non crede più in un’alternativa possibile.
Ci sono anche i giovani, certo. Pochi, ma ci sono. Il problema è che la maggioranza di loro non dispone più del cervello perché è occupato da una massa spaventosa e crescente di stimoli nervosi che paralizzano l’intelligenza e la volontà. Fortunatamente questi giovani sono, nella loro grande maggioranza, immensamente tristi, o depressi, come dicono gli psichiatri. Potrà sembrare paradossale ai ben intenzionati, ma la speranza che l’inferno possa finire sta tutta qui e solo qui: nella disperazione.
Bernie Sanders, che se permettete è più autorevole degli anti-diserzionisti di Fatamorgana, ha detto e ripetuto che “Despair is not an option”. Se digitate queste parole in YouTube verranno fuori diverse interviste o conferenze in cui l’ottantenne socialista del Vermont ripete queste parole. Mi inchino al suo coraggio e alla sua intelligenza, ma credo che si debba cominciare a formulare un’ipotesi diversa da quella che Sanders ripropone, che è l’ipotesi in cui ho creduto nella mia vita passata.
Forse occorre fare l’ipotesi che la storia umana non è eterna, e che stiamo vivendo la precipitazione finale di quella storia. Forse la possibilità di non vivere in un pianeta devastato dalla crisi climatica, dalla guerra e dalla crudeltà della razza dominatrice è disertare il futuro, evitare di generare le vittime della tortura in cui la vita umana si sta trasformando senza alternative credibili. La storia del genere umano è finita, non perché si è finalmente realizzato il progetto di una storia pienamente umana come pensavano gli hegeliani di destra e di sinistra, ma per la ragione contraria: la storia è giunta al punto della perfetta disumanità e gli umani (soprattutto le umane) se ne stanno rendendo conto.
Ecco cosa è la diserzione. Non un programma, non una proposta, ma un comportamento che si sta diffondendo nella generazione nata in questo secolo senza speranza, che vede il futuro come una maledizione. Sanders ripete che occorre evitare la disperazione perché dobbiamo pensare alle generazioni future. Ma chi ha detto che ci saranno generazioni future? La sola alternativa visibile in questo secolo è questa: la lenta progressiva discesa in un inferno senza uscita, o l’eutanasia del genere umano, di cui vediamo i segni nel decrescente tasso di natalità.
Qualche mese fa Emmanuel Macron ha dichiarato che l’Europa, mentre investe le sue risorse in armamenti sempre più letali, deve investire in un “riarmo demografico”. E un paio di giorni fa Vladimir Putin ha indetto nel suo sfortunatissimo paese la giornata della donna incinta, per glorificare e festeggiare le donne che mettono al mondo disgraziati che lui potrà mandare a uccidere o morire in qualche trincea futura. Non so se Putin, Macron e Trump convinceranno le donne a obbedire all’ordine patriarcale di mettere al mondo i figli ai quali affidare la missione di vendicare le sconfitte dei padri. Non so se i produttori di armi vinceranno la loro battaglia per intensificare la produzione di vittime dell’orrore a venire, così da rendere l’orrore interminabile e la loro gloria eterna.
Il disertore auspica che perdano questa battaglia, così che la storia dell’orrore finisca in questo secolo. In questo caso non vedremo sorgere il sol dell’avvenire, questo no. Il sol dell’avvenire sorgerà su un pianeta abitato da vecchi sperduti, dementi e solitari, che si aggirano in attesa che l’ultimo degli umani si spenga, e che il sol dell’avvenire continui a sorgere, senza più spettatori.