A Milano, davanti al palazzo della Triennale, un imponente ippopotamo di cartapesta cattura lo sguardo di passanti e visitatori. Le fauci spalancate e lo sguardo dolente, più espressivo di quanto ci si aspetterebbe, sembrano restituire la sofferenza di quelle specie viventi minacciate dal rischio di scomparire. È una delle opere realizzate da Jacopo Allegrucci per la 24ª Esposizione Internazionale della Triennale Milano, Inequalities, inaugurata a maggio e visitabile fino al 9 novembre.  Con numerose mostre e progetti speciali, Inequalities guida il visitatore attraverso le complessità e i paradossi del presente: un tempo in cui le disuguaglianze si moltiplicano non solo tra esseri umani, ma anche tra città e territori, e più in generale tra l’uomo e il pianeta, sottoposto a un progresso tecnico spesso fuori controllo. L’intreccio di architettura, design e installazioni multimediali dà vita a un percorso artistico che invita a interrogarsi sulle tensioni della contemporaneità, spaziando dalla geopolitica alla microbiologia, dall’urbanistica alla crisi ecologica.

Storicamente situata, l’arte rispecchia le contraddizioni e la complessità dell’epoca che le fa da sfondo. Se, per dirla con Hegel, la filosofia è «il proprio tempo appreso nel pensiero» (Hegel 2006, p. 61), allora l’arte non è da meno nel comprendere e restituire il proprio presente. Distinte ma non distanti, arte e filosofia condividono un medesimo impulso: interrogare le ovvietà della realtà, problematizzando ciò che in essa rimane indiscusso. E così, Inequalities non si limita a mostrare, ma esorta a pensare. L’impellenza del tema trattato e la varietà delle forme artistiche che animano la mostra creano un dialogo capace di scuotere la sensibilità del visitatore senza sfociare nel caos, giacché tutte le installazioni rispondono a un medesimo impulso concettuale: la necessità di ripensare il rapporto tra l’uomo e il suo modo di abitare il mondo, restituendo valore ai luoghi, spesso complessi e diseguali, in cui la vita si dispiega.

Questa, dunque, l’urgenza che Inequalities porta in scena. Addentrandoci nel vivo dell’esposizione, la prima mostra che accoglie il visitatore è dedicata agli spazi urbani, ove risiede una fetta crescente della popolazione, attratta dalla promessa di ogni tipo di opportunità. Agglomerati di esseri umani, culture e infrastrutture, le città sembrano realizzare il sogno di abolire le distanze, rendendo tutto immediatamente accessibile. Eppure, come Heidegger osservava già nel 1950, «la fretta di sopprimere ogni distanza non realizza una vicinanza» (Heidegger 1976, p. 109). Nonostante l’iper-connessione che vige negli spazi urbani, la città fatica a realizzare il bisogno di prossimità che caratterizza il vivere umano. Le metropoli rischiano anzi di diventare luoghi di tutti e di nessuno, dove le disuguaglianze tra i cittadini si esasperano e la vita quotidiana si consuma tra infinite smanie e frenesie

Tra i progetti in mostra spicca Hyperlocal Magazine, piattaforma editoriale presente in varie realtà cittadine, che mira a ricostruire uno spazio condiviso nella comunità urbana, creando reti di scambio e prossimità tra i quartieri. Raccontando storie culturali locali e favorendo l’incontro tra i cittadini, Hyperlocal Magazine – sensibile all’alienazione che investe le realtà metropolitane – tenta di restituire la città ai suoi abitanti. A ciò si aggiunge l’attenzione che Inequalities rivolge all’impatto globale del progresso urbano. È significativa l’installazione di ricerca di Andrés Jaque (Xholobeni Yards), che denuncia la realtà dietro i grattacieli di Hudson Yards a New York, costruiti grazie alle risorse minerarie della lontana comunità di Xholobeni, in Sudafrica. È qui che si estrae il titanio che rende incredibilmente scintillanti le costruzioni newyorkesi, a scapito però della comunità sudafricana, esposta ai pericolosi ammassi di polvere dovuti alle estrazioni. Pur sfruttati e danneggiati dalla spregiudicatezza occidentale, gli abitanti di Xholobeni preservano un rapporto di equilibrio con la loro terra, tanto che Jaque individua in queste comunità delle roccaforti di resistenza, in cui l’uomo convive con le risorse naturali senza distruggere ciò che lo circonda. Xholobeni, dove si vive con autenticità dei doni della natura, dimostra che tecnica e urbanizzazione sfrenata rischiano di erodere quel che vi è forse di più importante e umano: il legame tra gli uomini e la terra, profondamente trascurato dalla futuristica impersonalità delle metropoli. L’interrogativo che la mostra lascia al visitatore è cristallizzato in una frase di Shakespeare che si legge sulla parete: “Cos’altro sono le città se non le persone?”

Un’analoga logica di separazione tra uomo e natura emerge nel progetto espositivo We the Bacteria, curato da Beatriz Colomina e Mark Wigley. Dedicato al ruolo della biosfera microbiotica nella genesi e nel mantenimento di ogni forma di vita, la mostra ripercorre la storia della convivenza, spesso conflittuale, tra esseri umani e microbi. Lo stabilirsi dell’uomo, via via fattosi sedentario, in luoghi chiusi coincide con un progressivo e sempre più radicale tentativo di combattere la vita microbiotica. Emblematica, in tal senso, è l’immensa scaffalatura, piena di detersivi, che domina la mostra. Simbolo della guerra ai microbi, l’abbondanza di detergenti rappresenta la cultura dell’anti: antibatterico, antisettico, antifungino, antimicrobico. Una battaglia sempre in corso contro un nemico invisibile, motivata dall’ingenua convinzione che la vita si sviluppi meglio nella sterilità di ambienti chiusi e disinfettati.

Alla fobia per l’invisibile si contrappone un’installazione che guarda al futuro: uno scivolo bianco, destinato ai giochi dei bambini, che termina su una zolla di terra pugliese. La scelta non è casuale: si stima che nel prossimo futuro le temperature dell’area milanese raggiungeranno quelle del Sud Italia. Oltre a simboleggiare il futuro climatico che ci attende, lo scivolo rappresenta la ricongiunzione con la terra e con la sfera microbiotica che in essa abita, sempre più esclusa dalla vita e tuttavia fondamentale per il nostro equilibrio di esseri viventi. Anche in questo caso, il compito è quello di ricreare un rapporto autentico con il pianeta, accettando di essere noi stessi il luogo di un’immensa biosfera di microrganismi senza il cui contributo la vita, per come la conosciamo, non esisterebbe. 

Gli altri progetti di Inequalities condividono la stessa sensibilità, declinandola attraverso molteplici prospettive: guerre, biodiversità, intelligenza artificiale e artigianato permettono di riflettere sulle varie forme di disuguaglianza del presente. La chiave di lettura qui proposta non è – né vuole esserlo – esclusiva o prescrittiva: la ricchezza di Inequalities risiede nella possibilità di muoversi al suo interno senza itinerari fissi, lasciandosi trasportare dalle domande e dalle riflessioni che ogni installazione suscita. Una tensione ricorrente, come visto, è quella tra tecnica e natura, tra il desiderio umano di controllo e la necessità di rispettare l’equilibrio della vita. In questo senso, l’esposizione invita a un gesto di riconciliazione: abitare consapevolmente le città così come il proprio corpo – che condividiamo con miliardi di organismi invisibili – ristabilendo una equality di dignità e di diritti tra le molte forme di vita che popolano il pianeta. Per citare nuovamente Heidegger, l’uomo non può (né deve) smettere di essere tecnico, ma può scegliere come esserlo (1976). L’esposizione dedicata alla biodiversità lo mostra chiaramente: come gli uomini, anche i castori plasmano l’ambiente in cui vivono, eppure non per questo lo distruggono. Forse l’obiettivo consiste allora nel renderci più simili alle altre forme di vita tecniche, capaci di trasformare il mondo senza innescare il collasso della biodiversità. Inequalities porta in scena questa possibilità: abitare il pianeta non più come suoi signori indiscussi, ma come custodi della pluralità delle forme di vita, rispettando e preservando ogni tipo di diversità. 

Riferimenti bibliografici
G. W. F. Hegel, Lineamenti di filosofia del diritto. Diritto naturale e scienza dello Stato, Bompiani, Milano 2006.
M. Heidegger, La cosa, in Saggi e discorsi, Mursia, Milano 1976.
Id., Costruire Abitare Pensare, in Saggi e Discorsi, Mursia, Milano 1976.
R. Sennett, Costruire e abitare: Etica per la città, Feltrinelli, Milano 2018.

Inequalities, Esposizione Internazionale, 13 maggio 2025 – 9 novembre 2025, Triennale Milano.

*Foto: © Carola di Clemente, GDI Studio.

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