Il non del rapporto: sullo stile della filosofia

di LUCA VIGLIALORO

Alain Badiou. Il sesso, l’amore, a cura di Federico Leoni e Silvia Lippi.

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Eyes Wide Shut (Kubrick, 1997).

La filosofia — come pensiero di revisione e riadattamento critico — dispone per sua natura degli attori che la incarnano come di prismi riflettenti. Considerare e riformulare sono, per loro, operazioni per lo più volte a ri- e de-formare un insieme di rapporti da riesercitare continuamente. La (prima) filosofia è, da qui, la figura stilistica di un pensare che non ricompone, bensì trasforma e si riappropria di questioni e mitologemi, sempre riscrivendone il potenziale di sviluppo.

È ciò che accade anche nella breve conferenza di Alain Badiou, Il sesso, l’amore (Mimesis 2019), curata da Federico Leoni e Silvia Lippi (con contributi dei curatori e di Giovanni Bottiroli, Franco Lolli, Massimo Recalcati ed Enrico Redaelli), nel quale il filosofo francese ripete il gesto contenuto nella frase lacaniana: il n’y a pas de rapport sexuel. La posta in gioco, per Badiou, è altissima: «Sosterrò qui […] che l’amore, compreso il sesso, fa verità della differenza come tale», ossia «dice il vero dell’altro nell’elemento del medesimo, così il rapporto c’è, ma nell’elemento del non rapporto» (Leoni, Lippi 2019, p. 14).

Ciò porta Badiou a riconoscere nell’opera amorosa la condivisione di una differenza irriducibile, «attraverso cui c’è indefinitamente, e in me stesso, l’altro» (ibidem). L’argomentazione di Badiou — che parte da un corpo a corpo con la concezione platonica dell’amore, finendo per stabilire un nuovo confronto con Lacan — può apparire provocatoria persino stilisticamente, laddove vengono inserite in momenti salienti del testo delle formalizzazioni del non rapporto, gesto, quello del formalizzare, che l’autore utilizza anche in altre opere con disinvoltura. Il ductus stilistico sembra, dunque, alludere ad un tentativo (anche parodistico?) di ricreare la perentorietà e indagare la problematicità contenuta nella negazione della frase lacaniana.

In questo senso il volume, che nasce da un incontro mancato o più precisamente da una conferenza che Alain Badiou avrebbe dovuto tenere nella primavera del 2018 all’Istituto di ricerca per la psicanalisi applicata di Milano, non ha solamente la forma di un dibattito tra coloro i quali avrebbero voluto e potuto essere presenti all’evento, ma anche di un laboratorio messo su per analizzare il pensiero in mise en abyme di Badiou, lasciandone intatta la veste negativa. L’originale scelta dei curatori è pertanto, in primis, una questione di stile filosofico.

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Une partie de campagne (Renoir, 1936).

Massimo Recalcati, dal canto suo, colloca all’interno dell’argomentazione di Badiou una domanda fondamentale, elaborata attraverso una controlettura di Lacan, chiedendosi «se fosse l’esistenza e non l’inesistenza del rapporto a custodire il cuore del reale» (ivi, p. 30). È evidente come nella frase di Lacan (e nella scelta di Badiou) vi sia anche una riflessione sugli ordini di realtà e sulla consistenza (immanente al linguaggio) dell’Altro. Ma alla domanda sugli ordini di realtà, se ne accompagna una non meno urgente che ha a che vedere, come nota nel suo saggio Giovanni Bottiroli, con il senso della negazione contenuta nel e prodotta dalla frase lacaniana, così come con l’immanenza dell’Altro nel linguaggio (ivi, p. 41).

Il problema, qui, è di natura logica e concerne soprattutto il modo in cui vengono pensate le singolarità che partecipano al non rapporto: se infatti quest’ultime vengono intese (sulla scorta di Badiou) come «soggetti indivisi» (ivi, p. 48) si finisce per mettere tra parentesi un presupposto fondamentale della psicanalisi, secondo il quale gli «essere umani sono entità oltrepassanti, in quanto caratterizzati dalla possibilità di non coincidere con se stessi» (ibidem). Il processo di «identificazione» (ibidem) fornisce per Bottiroli l’esempio di un tale oltrepassamento — che è anche sempre un’osmosi ed un interscambio — nonché di un modo flessibile, plurale di pensare e scrivere i rapporti — qui Bottiroli amplia e approfondisce gli esiti del suo La ragione flessibile. Modi d’essere e stili di pensiero del 2013.

La riflessione di Badiou lascia, dunque, aperte in questo saggio più vie per attraversarla, benché la questione stilistica rimanga un nodo inaggirabile per pensare e predicare il non rapporto o, più precisamente, il non del rapporto. E questo perché, se nemmeno la filosofia è in grado di pensare in maniera atomica e se presuppone la trasformazione come il modo di darsi dei suoi “oggetti”, allora il non rapporto è una condizione che il linguaggio (soprattutto filosofico) pone come imprescindibile e dichiara come ricorrente, nella misura in cui la rende visibile come un’esclusione inclusiva. È come se il pensare filosofico, negando, agisse sempre contro la natura del suo mezzo e finisse per rimanere racchiuso, quasi si trattasse di un fossile, in una goccia d’ambra. Il sesso e l’amore sono allora forse paradigmi di un’instabilità che abita la filosofia, e il pensare in genere, quando passa a rapportarsi con le proprie condizioni di possibilità.

Cafè Muller-Pina Baush

Café Müller (Baush, 1978).

Riferimenti bibliografici
F. Leoni, S. Lippi, a cura di, Alain Badiou. Il sesso, l’amore, Mimesis, Milano 2019.

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