Fra le serie anime meritevoli uscite nell’ultimo periodo non si può non citare Il movimento della terra, da noi passata su Netflix e dalla durata di 25 episodi, andati in onda dal 5 ottobre al 15 marzo. Basata su un manga omonimo pubblicato in italiano da Dynit e che è stato scritto e disegnato da Uoto, vincitore per questo lavoro del ventiseiesimo Tezuka Osamu Cultural Prize, Il movimento della terra è un adattamento diretto da Kenichi Shimizu e realizzato da Madhouse, cioè da uno degli studi d’animazione giapponese storicamente più noti e celebrati.
Fra i produttori del progetto vale invece la pena citare SKY Perfect Pictures, non tanto per la sua origine – nata dalla SKY Perfect JSAT Corporation nel 2020 – ma per il partner strategico che, dal 2024, si è affiancato nell’attività produttiva, e cioè ITOCHU, gruppo industriale con una identità di conglomerato fra più importanti e di peso oggi nell’economia del Sol Levante ma anche su scala mondiale.
Un primo elemento interessante in merito all’anime Il movimento della terra lo si può certamente identificare con la particolarità dell’argomento intorno a cui ruotano le vicende e i destini dei protagonisti, dal momento che si tratta del passaggio storico dal geocentrismo di ispirazione tolemaica all’eliocentrismo copernicano, di certo non qualcosa di usuale per una serie animata.
Ci troviamo in Europa, nel XV secolo, prima in un Paese “immaginario” e poi, nell’arco finale degli ultimi episodi (fine del 23, 24 e 25), in Polonia. Seguiamo e ritroviamo diversi personaggi nel tempo. Fra questi, nell’ordine di apparizione, i principali sono senza dubbio lo studente prodigio Rafal, l’abile duellante dalla vista prodigiosa Oczy insieme al prete e studioso anticonformista Badeni, la brillante astronoma e poi fuorilegge Jolenta, la ragazza rom dallo spirito imprenditoriale Draka, e infine, nel contesto storico polacco, un giovane che si rivelerà essere una figura importante per l’astronomia, Albert Brudzewski.
In modi diversi, per ciascuno dei personaggi immaginari citati, lo studio o la scoperta dell’eliocentrismo si rivela essere un “qualcosa” capace di dare un senso alla propria vita ma al costo di una marginalizzazione nella cultura intellettuale della propria epoca, e soprattutto si tratta di un “qualcosa” che li mette in pericolo per l’accusa di eresia da parte della Chiesa cattolica, la cui natura persecutoria è incarnata dal personaggio del torturatore Nowak.
Provando a non anticipare troppo, si può senz’altro parlare della serie Il movimento della terra come di un anime televisivo che mette al centro l’eliocentrismo, ma dove emergono anche altri temi di assoluto valore sul piano della riflessione generale, fra cui – per esempio – la relazione tra scienza e fede, il ruolo femminile nell’avanzamento della ricerca, la trasmissione del sapere e l’influenza del capitalismo sull’idea di progresso.
Considerando che l’anime adatta con sostanziale fedeltà la trama del lavoro di Uoto, possiamo senz’altro dire che la ricchezza tematica in questione è già presente nel manga, ma nell’adattamento animato i temi emergono e si intrecciano in un modo più coinvolgente, anche grazie a un approccio visivo che spesso smussa, uniforma e perfeziona – dove possibile – certe irregolarità di tratto poco espressive presenti in alcune tavole del manga.
C’è anche da dire che si tratta di una narrazione che non ha nell’accuratezza storica uno dei suoi punti di forza. O meglio, sia il manga e sia l’anime optano per soluzioni che semplificano di molto certe questioni socioculturali riconducibili ai temi trattati, in particolare nel campo delle relazioni tra scienza e mondo cattolico-cristiano. Tutto questo si può leggere in maniera diversa – scelta deliberata o giocoforza imposta; limite espressivo – ma non pregiudica, alla fine, la qualità complessiva.
Al di là della sostanza dei temi trattati c’è però un ulteriore possibile elemento di valore che può forse essere sottolineato in merito a Il movimento della terra, ovvero la sua intrinseca valenza teorica. Dato l’argomento principale della trama – l’eliocentrismo – e il suo sviluppo attraverso il susseguirsi di molti personaggi e situazioni, questa serie anime può essere considerata come una sorta di contributo capace di suggerirci un paio di caratteristiche che possono essere associate all’idea di visione per come la conosciamo e pratichiamo in area occidentale (filosoficamente platonica, storicamente determinata, antropologicamente primaria).
Si potrebbe definire la prima di queste caratteristiche come una sorta di forza di tipo distruttivo che lo stesso atto della visione sembra automaticamente innescare e far scatenare nel contesto in cui si manifesta. Questo impatto lo possiamo dedurre dall’inclinazione a vivere la propria vita come sacrificio da parte dei protagonisti di finzione degli archi narrativi della serie (ergo, tutti quelli già menzionati, tranne Albert Brudzewski). Al netto delle motivazioni differenti che muovono il loro rapporto con l’astronomia così come le loro azioni e riflessioni, il percorso che spinge questi personaggi a voler vedere il cielo e i suoi fenomeni da una prospettiva, per così dire, nuova o altra, non risulta mai essere solo un esercizio contemplativo, ma porta con sé una miriade di sconvolgimenti “sulla terra”, compreso l’emergere di una violenza che non sembra risparmiare niente e nessuno.
Come dire: vedere è pericoloso, perché ci fa fare i conti con la vicinanza di un senso di morte possibile. In quest’ottica l’arco narrativo che esprime al meglio quanto detto è, forse, quello di Oczy e Badeni, visto come la scrittura dei due personaggi ci offre una serie di elementi tragici la cui combinazione si somma poi alle vicende della loro storia in un modo decisamente compatto, conducendoci verso un crescendo drammaturgico tanto fatale quanto, per molte ragioni, commovente.
Una seconda caratteristica che può essere ascritta all’idea di visione ne Il movimento della terra la si ritrova in come i personaggi principali vivono l’osservazione astronomica. Se oramai è pressoché assodato che vedere una determinata realtà di fronte ai nostri occhi può significare tanto una esperienza riconducibile alla sfera sensoriale quanto un sinonimo di intuizione o comprensione di un fenomeno, soffermarsi retroattivamente su chi guarda può invece aprirci un campo di suggestioni decisamente meno esplorate.
Da questa prospettiva la serie anime ci presenta uno schema narratologico che si ripete di arco in arco con l’eccezione di quello finale, e cioè una schema centrato su una completa dedizione del o della protagonista all’osservazione astronomica, una dedizione tale da spingere il personaggio a mettere in secondo piano la propria identità e quindi la propria individualità nell’ambito sociale. Al riguardo, in astratto, si potrebbe parlare di visione come sinonimo di una sorta di viatico per una fuga dal mondo, o meglio dalle sue contingenze più limitanti e oppressive.
Chi vede è come si sentisse emotivamente rapito oppure psicologicamente fuori contesto, capace per questo di potersi spingere al di là dell’orizzonte ma nello stesso tempo, proprio per una mancanza di coordinate, capace anche di trovarsi facilmente propenso a perdere la strada del ritorno. Nell’anime il personaggio che rispecchia in maniera più icastica questa condizione è forse quello di Jolenta, la quale, dopo aver visto una prima volta la morte, farà della propria vita una missione, e dell’astronomia il proprio regno delle ombre e dei morti a lei cari.
In definitiva, Il movimento della terra ci suggerisce che, nella logica di una visione, distruzione e astrazione possano emergere come caratteristiche potenti e pericolose. L’ultimo arco della serie – quello deliberatamente storico – ci ricorda però che, se si esercita una mediazione culturale tra fede e dubbio, queste caratteristiche possono anche essere domabili.
Il movimento della Terra. Regia: Kenichi Shimizu; soggetto: Uoto; interpreti: Maaya Sakamoto, Kenjiro Tsuda, Sho Hayami; produzione: Madhouse; distribuzione: Netflix; origine: Giappone; anno: 2024.