Parlare di film di famiglia oggi – in Italia e altrove – è menzionare un argomento che, nei dibattiti di vario tipo, si è guadagnato il suo spazio e riconoscimento culturale, ma che rischia spesso l’impressione di presentarsi simile a qualcosa di, per così dire, “mummificato” dal suo status di oggetto storico, incapace perciò di rivelare chiaramente le sue possibili connessioni con quanto non è ancora “scritto”. 

Nata nel dicembre del 2020, l’associazione nazionale Re-framing home movies rappresenta, nel contesto italiano, un’esperienza che si può senza dubbio considerare per analizzare il film di famiglia in una prospettiva che ne evidenzi contemporaneità e possibilità. A fare da traino a questo gruppo, costituito “per la salvaguardia e la valorizzazione dei film di famiglia e delle memorie audiovisive private APS”, si possono trovare, con le loro idee e iniziative, la presidente Karianne Fiorini (archivista di film di famiglia, curatrice indipendente e docente) e il segretario generale Gianmarco Torri (curatore indipendente). 

Come ribadito negli anni dagli stessi Fiorini e Torri, sia in interventi pubblici che in forma scritta, il progetto di Re-framing home movies è nato intorno al 2015, quindi alcuni anni prima di diventare un’associazione. In continuità con l’esperienza pregressa della coppia, attiva nella salvaguardia e valorizzazione dei film di famiglia dai primi anni 2000, già allora era ben presente uno degli obiettivi principali: creare e promuovere una rete di collaborazione che mettesse in contatto archivi, archivisti e tutti quei soggetti potenzialmente in grado di valorizzare il patrimonio filmico amatoriale, ma che, per una ragione o l’altra, rimanevano – alla fine – isolati tra loro. In quegli anni, la Cineteca Sarda della Società Umanitaria di Cagliari, l’Archivio Cinescatti di Lab80 film di Bergamo e l’Archivio Superottimisti di Torino emergono come interlocutori con cui iniziano a prendere forma le diverse attività. 

Volendo identificare il tratto principale che caratterizza il lavoro di Fiorini e Torri e sostenere la loro convinzione che i film di famiglia possano essere archivi del futuro, si può sicuramente parlare di una necessità di ripensare le idee preconcette che ciascuno di noi può avere riguardo ai termini in questione. Per definire meglio questa “spinta”, possiamo considerare le due attività principali svolte nel tempo: i corsi e le giornate di incontri e studi. 

Inaugurato nel 2016/2017 e giunto alla sua quarta edizione – quest’anno dal 13 al 17 ottobre a Cagliari e dal 7 al 21 novembre a Venezia – il percorso formativo promosso da Re-framing home movies offre a giovani filmmaker e artisti l’opportunità di creare una propria opera lavorando alla rielaborazione di film di famiglia e memorie audiovisive private messe a disposizione dagli archivi partecipanti al progetto. Questo avviene attraverso workshop e una serie di masterclass con i responsabili e gli archivisti degli enti promotori stessi, ma anche con esperti di livello nazionale e internazionale, invitati come docenti per discutere di vari aspetti relativi al patrimonio filmico amatoriale. 

Soffermandosi su quanto detto su un piano un po’ più astratto, risulterebbe difficile non pensare a temi già noti e diffusi nel settore: su tutti, quelli della cultura cinematografica del riuso dei materiali e dell’importanza di un’educazione approfondita alle fonti. Il progetto di Re-framing home movies sostiene ovviamente questi obiettivi, ma lo fa offrendo una formazione che capovolge la relazione tipica tra filmmaker/artisti e gli archivi di cinema amatoriale. L’intenzione non sarebbe cioè quella di approvare un uso “predatorio” di questo o quel materiale, ma di suggerire invece che un lavoro cinematografico può nascere dall’archivio stesso, che si configura così come promotore di qualsiasi azione di riutilizzo creativo di quanto custodito nelle proprie collezioni

Se si sviluppa la conseguenza logica di tale capovolgimento, allora “il documento” che chiamiamo film di famiglia può forse essere considerato anche “al futuro”, nel senso che potrebbe risultare più facile coglierne quella parte di potenziale che si sottrae ai rischi di oggettivazioni e – quindi – di storicizzazioni totalizzanti. In merito, vale sicuramente la pena citare Torri in un suo bel saggio recente, “Il film come atto d’amore” (in L’eccezione alla regola, a cura di C. Uva e V. Zagarrio), dove rivendica per questo tipo di cinema una natura altra, di “mezzo senza fine”, in quanto gesto amoroso, gratuito e privo della messa in scena di un obiettivo, se non quello di essere testimonianza: 

Se la storia del cinema a passo ridotto si è per molti versi rivelata fallimentare, possiamo ancora salvare quella che è stata una della sue possibilità più genuine e libere. 

E sono in primo luogo gli archivi a dover resistere a questa normalizzazione dei film di famiglia. Che è in fondo la negazione della loro alterità. Gli archivi che hanno imparato a conoscere questi materiali grazie alle relazioni con i cineamatori e con le loro famiglie, che hanno imparato a vederli con gli occhi di chi li ha girati o ne è protagonista, con gli occhi della memoria e della vita, e non del cinema. Per non cadere nella trappola di considerarle immagini come tutte le altre, per non cedere alle lusinghe insistenti dell’industria, trasformando gli archivi di film di famiglia in repository di clip da mettere a disposizione di produzioni cinematografiche, televisive, pubblicitarie. 

Possiamo far riemergere questi film e valorizzarli per quello che sono, atti d’amore e di testimonianza, preservandone l’integrità e la storia, mettendoli al centro di una riflessione critica che ne porti alla luce le caratteristiche specifiche e che ci offra la possibilità di vedere il cinema e la storia con altri occhi; non pensare di renderli accessibili commercializzandoli o vendendoli come merce, consentendo che siano usati, strumentalizzati, per scopi che sono all’opposto della loro ragione di esistere, tradendo il loro più proprio modo di produzione

Nel saggio citato, tra le tante cose, si può trovare anche una suggestione utile per introdurre l’altra attività che contraddistingue Re-framing home movies, ovvero quella delle giornate di studi e incontri, i loro Home Movie Days, la cui terza edizione si svolge quest’anno a Cagliari, dal 18 al 20 ottobre. Il riferimento è a quando Torri, constatando una generale incapacità della critica “di pensare davvero un’alterità del cinema a passo ridotto, se non in relazione al cinema professionale”, arriva a scrivere quanto segue: “Che cosa avremmo potuto trovare nel cinema amatoriale a passo ridotto, tra il 1949 e il 1976, se lo avessimo guardato con altri occhi? Se lo avessimo pensato dopo i film di Guy Debord, di Andy Warhol, di Ed Pincus, di Alberto Grifi. Se lo avessimo visto come parente dei film di Helga Fanderl, Jaap Pieters, Philippe Cote, solo per citare alcuni autori.” 

Con i loro incontri su pratiche, archivi e microstorie, tra presentazioni e discussioni su fondi filmici e libri, gli Home Movie Days – l’unica conferenza internazionale dedicata esclusivamente ai temi della conservazione, riuso e valorizzazione dei film di famiglia (riuso in un senso ampio, che include gli ambiti della digitalizzazione e pubblicazione con piattaforme) – possono rappresentare una possibile risposta alla domanda che si fa Torri, fungendo così da occasione di ricerca per pensare diversamente il film di famiglia. Ovviamente non ci sono soluzioni facili, ma ciò non toglie che sia qualcosa che si può e si deve perseguire. In un certo senso, per cominciare, potrebbe essere utile adottare uno sguardo aperto all’anacronismo nell’affrontare questo tipo di cinema, un approccio simile a quello che si trova ormai da anni in altri ambiti delle arti visive, senza per questo dover delegittimare il valore di contributi più squisitamente storiografici.

Riferimenti bibliografici
G. Torri, Il film come atto d’amore, in Ch. Uva, V. Zagarrio (a cura di), L’eccezione alla regola. Modi di produzione alternativi del cinema italiano dal dopoguerra agli anni ottanta, Marsilio, Venezia 2024.

*Credits immagine: Cineteca Sarda – Fondo Buffoni.

Tags     Archivio, Home Movies
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