Il numero 1/2025 di Frontiere della psicanalisi è interamente dedicato al tema della paranoia e della sua analisi da un punto di vista psichico e sociale. La rilevanza e la densità delle riflessioni, oltre a ribadire il ruolo della psicoanalisi contemporanea, hanno la capacità di intrecciare le analisi su quello che si costituisce come un dispositivo epistemico nato con la modernità con l’ampio respiro di un’indagine politica e culturale. 

Non si tratta, infatti, di un semplice dossier di casi o di una raccolta tematica, ma di un vero e proprio laboratorio concettuale in cui la paranoia viene esplorata in tutte le sue sfaccettature: dal dispositivo clinico al discorso filosofico, dall’elaborazione letteraria a quella sociale e artistica. Uno degli aspetti più convincenti del nuovo numero della rivista è la capacità di sottrarre la paranoia alla riduzione meramente nosografica: se la tradizione psichiatrica classica l’aveva spesso descritta come una patologia caratterizzata da rigidità e fissità, qui essa appare invece come un processo dinamico, un movimento del pensiero che, pur nella sua deviazione, cerca di dare un senso all’esperienza soggettiva. In questa direzione, la paranoia non è più soltanto una follia da contenere, ma un’operazione prettamente interpretativa.

Il riferimento alla lezione lacaniana e freudiana appare il fulcro centrale del discorso. Se, infatti, la paranoia si pone come una cristallizzazione dello stadio dello specchio, nonché difesa dall’insostenibilità del vuoto originario, appare nella sua evidenza il legame profondo tra dimensione narcisistica e costruzione persecutoria. Come sottolineato da Maurizio Balsamo e Massimo Recalcati, «(…) è il cuore melanconico – la sventura, il vuoto, la caduta del senso – che abita la paranoia. Lacan la definisce “morte del soggetto”. Solo la trasformazione proiettiva di questa morte in una battaglia contro l’Altro può vitalizzare una vita che appare priva del sentimento della vita» (2025, p. 4). Nell’incapacità di tollerare una mancanza costitutiva, il soggetto proietta sull’Altro la colpa e la minaccia, trasformando così il persecutore in un garante negativo della propria identità esteriore ed interiore. 

In tal senso, la connessione tra le ragioni di una clinica individuale e le forme collettive di manifestazione della paranoia fa sì che quest’ultima, dal punto di vista strutturale e da quello concettuale, travalichi le strettoie imposte dall’esperienza psichiatrica. Essa, infatti, costituisce un paradigma che va oltre i limiti della modernità, dalle derive totalitarie ai populismi contemporanei, dal razzismo alle teorie complottistiche. In altri termini, essere paranoici diventa una “chiave ermeneutica” atta all’interpretazione e all’analisi induttiva delle tensioni politiche e sociali dell’epoca moderna

Di particolare rilevanza, nel contributo che Balsamo dedica a Rousseau, è l’attualità di un pensiero ribadita dall’immagine della studentessa che, dalle piazze di Istanbul nelle mobilitazioni contro Erdogan, tiene in mano una copia de Il Contratto Sociale. Se il filosofo francese ha, dunque, fornito la cassetta degli attrezzi e lo spettro di problematiche sulle quali continuiamo a interrogarci, ciò accade a partire da una scrittura autobiografica in cui il desiderio di riconoscimento non si esaurisce in una semplice elaborazione paranoica. Lungi dall’essere un mero trasposto letterario, l’interpretazione rousseauiana di paranoia pone l’accento sulla fatica di un soggetto nel cercare di darsi un senso e dare un senso alla propria esistenza, dinanzi alla frammentazione e alla negazione di Sé:

Senza dubbio, Rousseau è una spia di un problema del nostro tempo, e tuttavia mentre indaga, accusa, rivela, esamina l’ipocrisia del teatro sociale, costruisce una complessa operazione autobiografica che fa di un sistema filosofico un procedimento atto a pensare l’ontologia della sua esistenza, organizzare i frammenti della sua vita cercando di dare senso alle discontinuità degli eventi che gli accadono (ivi, p. 11). 

La diagnosi di paranoia, come osservato da Pontalis, non è sufficiente per giungere ad una conclusione e la trama labirintica delle scritture di Rousseau intercettano una trasparenza nel concetto di paranoia, ampliandone gli orizzonti.

La perniciosa saldatura tra paranoia e potere, che ha storicamente condotto l’Europa oltre la soglia dell’abisso nel nazionalsocialismo di Hitler e nelle ideologie totalitarie, si riproduce in un meccanismo che è contemporaneamente mezzo di costruzione di identità collettive fondate sulla sovranità dell’odio verso un nemico assoluto. Si tratta del legame diretto tra potere paranoico e morte analizzato da Canetti e secondo il quale l’obiettivo tragico del perseguimento della morte degli altri diviene garanzia di sicurezza individuale e di sopravvivenza:

La volontà di rimanere l’ultimo dei viventi è la più profonda tendenza di ogni potente ‘ideale’. Il potente manda gli altri alla morte per essere risparmiato dalla morte: distoglie la morte da sé. Non solo la morte degli altri gli è indifferente, ma si sente spinto a provocarla in termini di massa. In particolare, ricorre a questa soluzione radicale quando la sua sovranità sui viventi è contestata. Non appena si sente minacciato, la sua passione di vedere tutti morti dinanzi a sé può ben difficilmente essere domata da considerazioni razionali (Canetti 1981, p. 560). 

La dimensione clinica del paradigma persecutore-perseguitato viene così trasposta sul piano geopolitico, permettendo di tracciare una linea di continuità paradossale tra le logiche di esclusione dell’alterità e l’annientamento della vita. Come sottolinea Recalcati, «nel fondo della personalità di Hitler l’odio per l’ebreo coincide in sostanza con l’odio paranoico per la vita che porta con sé il verme del nonsenso e della mancanza» (2025, p. 127). 

La molteplicità degli approcci disciplinari e critici adottati, dunque, non risulta essere dispersiva ma restituisce la complessità di un fenomeno polisemico e la ricchezza della dimensione teorico-interpretativa. Se la paranoia si costituisce come paradigma concettuale e politico, essa non viene ridotta a categoria psicopatologica secondo un’operazione caratteristica della psichiatria della fine del XIX secolo. Risulta chiaro come la megalomania del discorso paranoico – tale da sfociare in un credo fanatico che, come un contagio, coinvolge le masse – abbia portato ad una sua classificazione tra i disturbi mentali: il vissuto soggettivo del paranoico è, infatti, sospeso tra l’esasperazione di una solitudine psichica associata all’invidia e alla forma di una logica ineccepibile, una folie raisonnante e lucida priva di connotazione etica. Tale aspetto, analizzato anche da Hofstadter (2021), si converte in una modalità caratteristica del funzionamento della razionalità moderna tale da strutturare in maniera paranoica anche la legge, come sottolineato da Tommaso Gazzolo nel suo articolo, e interessare la critica foucaultiana del dispositivo normalizzante della psicologia. A tal punto da opporre, come rilevato dal contributo di Francesco Adorno, la potenza dei discordi di quelle vite infami che mandano in cortocircuito i tentativi di silenziamento dei dispositivi disciplinari. 

Con il crollo delle grandi narrazioni, la fine del progetto teorico-politico inaugurato dalla modernità, e la crisi della democrazia, da intendersi sia rispetto alle forme della rappresentanza che a quelle della partecipazione, la paranoia diventa allora quella lente in grado di focalizzare una visione che attraversa la psiche umana e i suoi profili storico-politici. 

Se la proliferazione incontrollata di teorie complottistiche e populismi xenofobi e razzisti diffondono discorsi d’odio verso la diversità, questo lavoro collettivo ribadisce la funzione critica e politica della psicoanalisi. Le logiche paranoiche, dunque, sono affrontate senza riduzionismi ma con un approccio in grado di restituire la profondità di analisi cliniche e l’ampiezza di uno sguardo culturale.

In tal modo, la psicoanalisi diviene ricerca critica a contatto con i linguaggi stratificati di discipline altre, un esercizio politico che, seguendo la lezione di Elvio Fachinelli, sia attivo processo di trasformazione individuale e sociale.   

Riferimenti bibliografici
E. Canetti, Massa e potere, Adelphi, Milano 1981.
R. Hofstadter, Lo stile paranoide della modernità, Adelphi, Milano 2021.

Frontiere della psicoanalisi. Paranoia, Vol. 1, il Mulino, Bologna 2025.

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