Presentato al pubblico presso l’edizione del 2024 del Locarno Film Festival, Eight Postcard From Utopia è stato realizzato da Radu Jude e Christian Ferencz-Flatz, i quali hanno visionato, selezionato e montato una mole enorme di filmati d’archivio risalenti al ventennio successivo la caduta del regime di Ceausescu, dall’inizio degli anni novanta alla fine degli anni zero, coincidente con il periodo che ha visto la Romania transitare da un sistema socialista a uno capitalistico-consumista. Il materiale audiovisivo oggetto del lavoro dei due autori è costituito prevalentemente da pubblicità ma si estende anche al flusso televisivo (ad esempio, la presentatrice di un telegiornale viene ripresa per errore mentre sta mangiando un boccone in diretta) e a riprese destinate ad essere scartate, come i ciak di una pubblicità caratterizzati dall’interpretazione non soddisfacente dell’attore protagonista. Questo lavoro di selezione e montaggio, finalizzato a conferire un nuovo significato ai filmati di partenza, non può non ricordare il nostrano Blob, dato che entrambi si caratterizzano per la manipolazione ludica e giocosa di materiale audiovisivo variegato.
I found-footage sono divisi in otto capitoli e un epilogo, un numero pari alle cartoline di cui si fa menzione nel titolo del film. Ognuno di questi seleziona e struttura il materiale filmico sulla base di un concetto differente, tale da conferire il nome ad ogni paragrafo: dalla “Storia dei rumeni” all’”Apocalisse verde”, passando per la “Rivoluzione tecnologica” e le “Età dell’uomo”. Ogni capitolo, inoltre, presenta al suo interno una logica organizzativa differente, come quella cronologica che determina la progressione dei materiali nel paragrafo dedicato alla storia rumena, quello tematico che caratterizza la sezione relativa alla tecnologia e, infine, quella associativa riguardante l’”Apocalisse verde”.
Dunque, la logica che presiede la selezione dei frammenti operata dai due autori, fondata sulla volontà di mostrare la trasformazione dell’immaginario rumeno post-Ceausescu, si accompagna a quella propria di ogni capitolo. A ciò vanno sommati altri due principi organizzativi: l’ironia e le associazioni contenutistico-formali che presiedono il collegamento fra i vari frammenti.
Un esempio di queste ultime si trova nel primo capitolo, dove viene mostrato uno spezzone contenente un condottiero rimasto solo perché i suoi soldati non vogliono sporcarsi col fango, a cui segue una pubblicità riguardante un detersivo. L’ironia e l’aspetto ludico, inoltre, rivestono una componente fondamentale lungo tutto il lungometraggio, in particolare grazie al fatto che molto materiale audiovisivo raccolto dai due autori si caratterizza anche per una forte componente pacchiana e kitsch.
Tuttavia, questo aspetto viene talvolta estremizzato tanto da divenire quasi un elemento di congiunzione fra i found-footage selezionati e il montaggio operato dai due autori, dato che quest’ultimo vira spesso verso il trash, culminando in picchi di demenzialità e di cattivo gusto. Uno degli esempi maggiormente significativi in tal senso si trova nel capitolo sei, intitolato “Poesia trovata”: le immagini di una donna discinta intenta a pubblicizzare un telefono erotico vengono accostante a uno spot avente ad oggetto prosciutti e salami. Quindi, il materiale sterminato tratto dalla pubblicistica televisiva rumena viene frantumato in piccole unità e, tramite questi quattro principi organizzativi, risemantizzato in modo da far emergere significati nascosti.
Oltre al contenuto e al significato dei vari frammenti, il lavoro di Jude e Ferencz-Flatz si concentra anche sul significante, cioè sulla materialità delle immagini selezionate. In particolare, i due autori mostrano sia la scarsa qualità delle pubblicità trasmesse tramite tubo catodico, spesso caratterizzate dalle tipiche bande orizzontali proprie di certe VHS a buon mercato, sia gli effetti speciali minimali, realizzati con budget striminziti, a cui è addirittura dedicato un intero capitolo, il quarto, intitolato “Miraggio magico”. Eight Postcards From Utopia costituisce il nuovo tassello della personale rivisitazione storica della Romania operata da Radu Jude tramite il montaggio di materiale audiovisivo tratto da varie epoche del XX secolo e dell’inizio del XXI.
Nel 2017 esce The Dead Nation, riguardante il ventennio dagli anni trenta alla Seconda guerra mondiale e costruito montando fotografie d’epoca a vari racconti in voce off di persecuzioni antisemite, mentre al 2020 risale Uppercase Print, una raccolta di pubblicità e immagini ufficiali del regime di Ceausescu. Quest’ultimo lungometraggio costituisce il controcampo di Eight Postcard From Utopia, dato che entrambi i film descrivono e analizzano immaginari appartenenti a periodi storici diversi: se nel primo si tratta del regime di Ceausescu e del socialismo reale, il secondo si occupa del capitalismo consumistico vigente tuttora.
Radu Jude e Christian Ferencz-Flatz selezionano e montano il materiale audiovisivo di partenza in modo da descrivere la creazione e il divenire di questo immaginario, proprio della Romania odierna ma al contempo perfettamente riconoscibile a chiunque viva nel cosiddetto “mondo libero” a trazione nord-americana. Il montaggio operato dai due autori mostra come la logica capitalistica abbia colonizzato l’intero scibile umano: tutto, dall’identità nazionale a quella di genere, dai rapporti fra i sessi alle diverse età dell’uomo, viene riletto in funzione consumistica, associato a marchi ed etichette e banalizzato nell’imperativo all’acquisto ad ogni costo, oltre che al desiderio sfrenato di arricchimento facile e immediato.
Non solo: la fascinazione erotica del denaro, rispetto al quale la sessualità esibita degli spot diventa mero corollario oltre che grimaldello pacchiano volto a incontrare l’attenzione del flâneur domestico perso nei meandri del tubo catodico, si propone di resettare e riscrivere non soltanto l’orizzonte cognitivo conscio ma anche quello nascosto, prelogico, la costellazione cioè dei comportamenti minimali e dei gesti quotidiani che l’individuo compie senza rendersene veramente conto.
In questo senso, centrale è il settimo capitolo del film, intitolato “Anatomia del consumo”, dedicato alla descrizione dei gesti fisici maggiormente presenti nelle pubblicità: dallo schioccare le labbra mentre si gusta una caramella, al toccare e accarezzare un oggetto, allo sguardo ritratto in uno stato di lussuriosa avidità mentre si concupiscono degli oggetti e, infine, all’olfatto rapito nell’estasi del caffè appena fatto o del bucato uscito da poco dalla lavatrice.
Il “reset” in senso consumistico dell’immaginario procede dunque tramite la vampirizzazione capitalistica dei desideri e dell’orizzonte di senso della collettività, sia a livello macro, cioè i miti e simboli propri della vita sociale, che micro, relativamente alla gestualità minuta di ogni giorno. Il risultato è la creazione di un universo materialistico e profondamente pacchiano, al contempo luccicante e miserabile, desideroso di elevazione sociale ma destinata all’auto-tumulazione tramite l’accumulo infinito di oggetti.
Eight Postcards From Utopia. Regia: Radu Jude, Christian Ferencz-Flatz; sceneggiatura: Radu Jude, Christian Ferencz-Flatz; montaggio: Cătălin Cristuțiu; suono: Ștefan Ruxandra; produzione: Saga Film; origine: Romania; durata: 71’; anno: 2024.