Ci troviamo davanti ad una gigantesca piramide a forma di torta nuziale, dove ogni livello espone favolosi e unici modelli di alta moda firmati Dolce&Gabbana. È un trionfo di pizzi, organze, sete, chiffon, piume, paillettes e cristalli Swarovski, tutti ricamati a mano. Un’esplosione di colori che evoca un’Italia da sogno, fatta di bellezza e maestria artigianale.

Nonostante l’opulenza, gli stilisti non rinunciano all’ironia: in cima alla piramide troneggia un abito da ballo con il Colosseo dipinto sulla gonna. È un omaggio giocoso a Roma e al suo patrimonio artistico, che ricorda il “cupolone” della Basilica di San Pietro. Nelle pareti circostanti, specchi e quadri con cornici rinascimentali amplificano le dimensioni e i riflessi. I dipinti, opere dell’artista Anh Duong, la ritraggono in pose da Grand Tour mentre indossa le creazioni presenti nella sala.

Gli ambienti maestosi del Palazzo delle Esposizioni amplificano l’atmosfera proposta in Dal cuore alle mani. Dolce&Gabbana, mostra itinerante già esposta a Parigi e Milano, ora a Roma fino al 13 agosto. L’esibizione completa una serie di eventi organizzati dal brand nel corso della stagione estiva 2025, dedicati all’alta moda femminile (Foro Romano), all’alta sartoria maschile (Ponte Sant’Angelo) e all’alta gioielleria (Villa Adriana). È un racconto con diverse prospettive: la gloria e la decadenza del potere, l’arte intesa come struttura monumentale e complessa, l’anima popolare dell’artigianato, il sogno cinematografico e quello operistico, la mitologia greco-romana. A tenere insieme tutto questo è l’eccellenza delle tradizioni manifatturiere italiane, descritte regione per regione. La Moda si fa sinfonia, un racconto culturale che si dispiega lungo le passeggiate della città eterna, resa in tutta la sua grande bellezza.

La Sicilia, terra d’origine di Domenico Dolce e luogo di struggente bellezza, ha un ruolo centrale in questo racconto. Una delle sale più suggestive è dedicata al romanzo Il Gattopardo. «Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi», dice Tancredi, il nipote del Principe di Salina, e questa frase fa da sfondo a una sala che riproduce fedelmente quella di Palazzo Valguarnera-Gangi a Palermo, dove Luchino Visconti girò la celebre scena del ballo. Splendida l’idea dei gattopardi dipinti a mano su seta, tra rami e limoni, nell’abito ispirato al personaggio di Angelica, interpretato da Claudia Cardinale. È questa un’atmosfera di pizzi antichi, crinoline, broccati, taffetà, damaschi, marsine da gran sera e ricami a filo d’oro che raccontano del tempo che fu, tra il rosso cardinalizio, l’oro antico, il blu notte e il nero velluto dei tessuti. Tutti colori sinonimo di eleganza, ma anche di potere. Il potere in declino, rappresentato nella sua aristocratica, nonché magnifica, decadenza.

All’opulenza malinconica dell’aristocrazia siciliana al tramonto, fa da contraltare la sala dedicata al concetto di Barocco Bianco. Anche qui, il tema è il potere rappresentato però nel suo aspetto trionfale, nella gloria dell’apice. Il bianco è, per antonomasia il colore associato alla luce e quello che, come nessun altro, riesce a esaltare i volumi tortuosi e spiraliformi – creati con imbottiture di ovatta e poi resi traslucidi e levigati – delle creazioni sartoriali, scultoree e sontuose, che evocano gli stucchi del maestro Giacomo Serpotta, rintracciabili in molte chiese siciliane. Gli abiti-scultura dialogano con lo spazio, che, semplice e essenziale, li mette in risalto.

Barocca è anche la sala dedicata all’Opera, che ricorda l’interno di un teatro. Al centro del palco, una gigantesca tavola da banchetto, imbandita con ceramiche straripanti di frutta, impreziosita da eleganti candelabri in stile ottocentesco, ci trasporta immediatamente dentro i dipinti di pittori fiamminghi come Jan Van Kessel (Galleria Doria Pamphili). Gli abiti esposti in scena, intorno alla tavola, ricordano celebri personaggi lirici come Violetta de La Traviata, o Santuzza e Lola della Cavalleria Rusticana.

L’arte figurativa torna nella sala dedicata al Rinascimento, dove un’installazione riproduce sulle pareti gli affreschi dei Carracci a Palazzo Farnese: gli abiti, incorniciati da finte strutture architettoniche, ispirate alle facciate dei palazzi, risaltano come fossero dipinti, riproducendo opere celebri di Botticelli, Leonardo, Raffaello e Piero della Francesca. Con le videoproiezioni architettoniche, che fungono da cornice, le creazioni formano un insieme che esprime il concetto di arte intesa come struttura complessa, in armonia ed equilibrio. Incredibile la Dama con ermellino di Leonardo, riprodotta su visone a punto piccolo, in cui sono resi cambiamenti cromatici quasi impercettibili al fine di dare il senso della tridimensionalità. Nel bomber con la Madonna Zingarella di Tiziano e nel cappotto con la Madonna Bardi di Botticelli possiamo ammirare il cosiddetto punto pittura, che prevede l’inserimento di fili colorati, perline, pietre dure, cristalli secondo intensità cromatiche che restituiscono il verso della pennellata nell’opera originale.

Un po’ ovunque nelle sale troviamo elaborati lampadari in vetro soffiato di Murano, che ci portano alla Sala dedicata all’Arte Vetraria Veneziana, dove tutto è luce e rifrazione e gli infiniti riflessi dei cristalli Swarovski applicati a mano in forme floreali, si rifrangono sugli specchi, in mezzo a costumi coloratissimi che ricordano il Carnevale. Nella Sala dei Mosaici Bizantini, ispirati a Ravenna, Monreale e, ancora una volta, a Venezia, l’arte del ricamo si fonde con quella del mosaico attraverso l’applicazione di microcristalli montati a mano con filo d’oro zecchino su base trasparente: sono riprodotte creazioni ispirate alla basilica di San Marco, gondole stilizzate in mezzo alle onde, leoni alati, nonché gli imperatori bizantini Giustiniano e Teodora, su splendide pochettes che sembrano preziosi reliquiari.

Alla magnificenza della spiritualità cattolica è dedicata la sala del Cuore Sacro; un ambiente piccolo, con luci concentriche e altari scenografici, pensato come un santuario, una cappella in cui vivere la propria spiritualità in forma privata. Ovunque – persino sul flacone del profumo, che non a caso si chiama Devotion – troviamo il cuore sacro, simbolo di devozione e vocazione creativa. Il nero e l’oro prevalgono nei pizzi chantilly e nei ricami, evocando la Sicilia, il culto dei morti, le processioni, le Madonne Addolorate, la trasfigurazione mistica e la ricchezza delle vesti clericali. Significativamente, la sala si trova al centro del percorso espositivo e ne rappresenta, non a caso, il cuore pulsante.

Il divino torna nella sala dedicata all’antichità classica. Tra le rovine di un tempio che ricorda quello della Concordia ad Agrigento, si stagliano eteree e scintillanti, in broccati e lurex intrecciati con fili metallici dorati o argentati, creazioni sartoriali ispirate alla mitologia. Le tuniche drappeggiate in tecniche plissé che rimandano alle scanalature delle colonne ci fanno pensare a Era/Giunone; i corsetti strutturati con decorazioni ispirate alle armature e gli elmi stilizzati fanno venire subito in mentre Atena/Minerva; i pepli in tulle di seta richiamano Afrodite e le cinture scolpite e le frecce, Artemide. Il tema è quello dell’immortalità della bellezza classica.

Riorientano il senso di questo percorso due sale che, in maniera complementare, parlano entrambe di corpo e costruzione, anche se su registri diversi. La sala Anatomie indaga il corpo come struttura architettonica viva: corsetti, stecche, imbottiture e bustier si trasformano da elementi funzionali in strumenti espressivi, come le strutture portanti dell’architettura rinascimentale. È un elogio all’arte come sistema di forze bilanciate, capace di costruire “senso” oltre che decorare.

La sala del Folklore Siciliano rappresenta un contrappunto emotivo, che porta in scena il cuore popolare del racconto. È il mondo delle feste di paese, dei carretti dipinti, dei merletti fatti a mano, delle ceramiche di Caltagirone: un inno alla bellezza dell’umile, alla cultura operaia e artigianale delle mani, alla festa che nasce dalla fatica. Se altre sale raccontano il potere – sacro e aristocratico – questa evoca invece la forza silenziosa di chi costruisce, crea e tramanda.

È forse in questa tensione – tra struttura e spontaneità, tra cultura alta e sapere popolare – che si racchiude il senso profondo di questa esposizione: un racconto emotivo dell’identità italiana dove ogni piega e cucitura si caricano di una valenza gestuale e narrativa. E dove la moda, come l’arte, si rivela per quello che è: un linguaggio complesso, corale e soprattutto, profondamente umano.

Dal cuore alle mani: Dolce&Gabbana, a cura di Florence Müller, 14 maggio 2025 – 13 agosto 2025, Palazzo Esposizioni, Roma.

*In copertina foto di Mark Blower.

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