La vita di Félix Guattari si spense alla fine di agosto del 1992 nello stesso luogo in cui tutto era iniziato: la clinica psichiatrica di La Borde. L’esperienza labordiana che Guattari intraprese dal 1955 al fianco di Jean Oury, uno dei primi allievi di Jacques Lacan, fu il polo principale del perpetuo nomadismo che contraddistinse la vita di Félix. Impegnato nei Verdi, nelle riforme pedagogiche, nella sinistra francese, nella critica mediatica e nell’analisi istituzionale, Guattari lavorò per tutta la vita verso le cose, tentando di intercettare e predisporre, spesso profeticamente, le loro condizioni di emergenza.

Il volume Che cos’è l’ecosofia?, a cura di Francesco Di Maio per l’edizione italiana, edito da Orthotes, raccoglie differenti testi del filosofo dal 1985 al 1992, rivendicando come l’ecosofia, lungi da essere un movimento filosofico legato all’ecologia superficiale e neanche del tutto riconducibile all’ecologia profonda, rappresenti propriamente l’esperienza filosofica di Guattari segnata da micro-rivoluzioni e sconvolgimenti molecolari.

Cosa emerge dagli scritti accuratamente selezionati nel testo? Innanzitutto, come l’incedere caosmico del pensiero di Guattari si rifletta nella forma della sua scrittura: le parole che leggiamo sembrano fissate alla forma di bozza, copiate e incollate, metaforicamente annerite, sostituite, assolutamente orizzontali e immanenti. Con un ulteriore passaggio, anche l’impianto editoriale del volume segue una spinta caosmica: se da un lato la raccolta è costruita per essere una esaustiva e lineare esposizione dell’ecosofia, dall’altro essa preserva l’eterogeneità dei discorsi del filosofo in articoli, interviste e conferenze rispettando le interruzioni, le ripetizioni e i salti propri dello stile guattariano.  

Il volume rimane fedele all’intento originario del pensiero di Guattari, presentando i suoi testi come una riflessione teorica costantemente imbrigliata nella pratica viva. D’altronde, Guattari visse fino alla fine in una situazione di “lacerazione” mentale e fisica, diviso tra impegni militanti, pratica clinica e attività teorica. Per questo, sostiene Nadaud, l’ecosofia guattariana si configura come il mezzo ideale «per combinare l’appetito insaziabile per la produzione teorica con la costante preoccupazione per la prassi» (2025, p. 11).

La prassi teorica dell’ecosofia sorge come reazione alla perdita di un gusto per la “diversità” che sembrava minacciare in egual modo i vissuti soggettivi e l’ambiente naturale. Guattari, difatti, è profondamente inquietato dal rafforzamento di un’ecologia interamente fondata sulla difesa e sul mantenimento conservativo delle specie esistenti. Il rischio è che «la riappropriazione processuale della produzione» (ivi, p. 74) possa irrigidirsi in una visione identitaria e autoritaria che riponga un’ingenua fiducia in valori culturali universalmente dati e in biosfere eternamente incontaminate. Ne Le tre ecologie (2024) il filosofo afferma che gli squilibri ecologici superficiali sono paralleli alla compromissione dell’ambiente psicologico e sociale. Il degrado ambientale si lega a ciò che colpisce la nostra sensibilità e i nostri modi di vivere: il pianeta resterà umanamente abitabile solo mediante la costruzione di un’ecologia trasversale che modelli «una soggettività dell’ecologia» (ivi, p. 72).

Qual è oggi il soggetto umano dell’ecologia? Gli intenti della democrazia ecosofica guattariana si prolungano nel pensiero di Bruno Latour, in particolare nella sostituzione del monito a “modernizzare” con quello a “ecologizzare” (cfr. Latour 2024). Una nuova classe ecologica sorge nella consapevolezza di aver cambiato il mondo e nella sfida a dover salvaguardare la sua abitabilità mediante l’organizzazione di pratiche di “cura” che mirino a far prosperare invece che a produrre. A parere di Latour, sulla scorta di Guattari, solo la filosofia come pratica collettiva può farsi carico della prosperazione di diversi modi di esistenza, impendendone la distruzione reciproca. E l’arte si configura come la via privilegiata per metabolizzare questa nuova cosmologia: un’etica della differenza, dunque, che va estesa alle “specie incorporee”, ossia alle creazioni artistiche.

L’arte, sostiene Guattari, è un’operazione di «décadrage» (2025, p. 54): collassata la “cortina di ferro ontologica” che la tradizione filosofica ha posto fra lo spirito e la materia – qui Guattari cita Pierre Lévy – gli Universi incorporei operano anch’essi come “utensili” del mondo, riposizionando le componenti estetiche, generando nuovi concatenamenti pragmatici e nuovi dispositivi di produzione di soggettività.

L’estinzione delle specie viventi si allinea allora a quella delle specie culturali; ad esempio, a quella del cinema d’autore (ivi, p. 79). Il rapporto che il filosofo ebbe con il cinema, sia come spettatore che come sperimentatore, passa da consigli di visione (si pensi alla sua lettura di Badlands di Malick come un viaggio schizofrenico “a due”) a saggi direttamente ad esso dedicati (Il cinema, un’arte minore; Le cinemacchine desideranti, 1978) fino a una sceneggiatura per un film di fantascienza mai realizzato, Un amour d’UIQ.

La sceneggiatura racconta di un’entità aliena multiforme, intelligente e infinitamente piccola (più piccola dei quark, nominata appunto UIQ, acronimo di Universo infra-quark), capace di insinuarsi nella vita organica incarnandosi in ciò che contamina (schermi televisivi, voli di uccelli, distese d’acqua fino alla mente e al corpo umano). Richiamando il modello cyborg di Donna Haraway, UIQ è un essere supremo, libero da ogni forma di dipendenza, che parla di confini trasgrediti, potenti fusioni e rischiose possibilità (2018): una “corporalità virtuale” che, sottraendosi ai dualismi dominanti (mente/corpo, organismo/macchina, sé/altro), in relazione rigenerativa con le tecnologie, evoca nuovi modi di interazione col mondo. 

Trattando l’etica dei media e l’orientamento delle nuove tecnologie come questioni ecologiche (Guattari 2025, p. 316), Un amour d’UIQ ragiona sull’intrusione dei concatenamenti macchinici nella vita “ordinaria” dell’uomo. La congiunzione tra media audiovisivi e informatici da un lato potrebbe rivelarsi una possibilità di arricchimento, un’era post-mediatica di maggiore interattività e di alternative dimensioni cognitive e estetiche; dall’altro un impoverimento, l’insorgenza di una politica micro-fascista della comunicazione e la reificazione del soggetto fino alla sua scomparsa.

Se pensiamo agli sviluppi dell’intelligenza artificiale, la forma di protosoggettività macchinica teorizzata da Guattari (ivi, p. 87) è evidentemente premonitrice: al di là di qualsiasi approccio vitalista o animista, emerge come la macchina non sia un semplice oggetto inerte, ma una soggettività parziale che acquista significato in relazione ad altri sistemi macchinici, in rapporto a sé e ad una o altre alterità, costruendo relazioni tra componenti sociali e soggettività individuali.  

Tra apocalittici e integrati, Guattari suggerisce una prospettiva alternativa che consideri le interfacce macchiniche più di un mucchio di assemblaggi meccanici e meno di entità umane, meglio come agenti di “supporto” inseriti in complesse ecologie processuali. Ancora una volta ambivalentemente, esse potrebbero generare nuovi concatenamenti di soggettivazione, oppure, al contrario, nuove forme di alienazione.

Leggere oggi gli scritti di Guattari selezionati nella raccolta Che cos’è l’ecosofia? significa scoprire intuizioni visionarie che anticipano temi sorprendentemente attuali: l’impatto dell’intelligenza artificiale, il primato della prospettiva ecologica, il futuro del cinema e altro ancora. Del resto, se Félix Guattari fosse ancora tra noi, oggi si troverebbe – come sempre – dove accadono le cose e, con sguardo critico e fantasioso, da amante della differenza, traccerebbe acutamente le mosse del nuovo spirito del tempo. Ragionerebbe, ad esempio, su come appropriarsi creativamente delle tecnologie dell’intelligenza artificiale, su come queste possano diventare un ulteriore invito all’ascolto della diversità. 

Riferimenti bibliografici    
F. Guattari, La rivoluzione molecolare, Giulio Einaudi editore, Torino 1978.  
Id., Caosmosi, Costa & Nolan, Milano 1996.          
Id., Les trois écologies, Nouvelles Editions Lignes, Parigi 2024.   
D. Haraway, Manifesto cyborg. Donne, tecnologie e biopolitiche del corpo, Feltrinelli Editore, Milano 2018.      
B. Latour, Come abitare la Terra. Conversazioni con Nicolas Truong, Einaudi, Torino 2024.

Félix Guattari, Che cos’è l’ecosofia?, a cura di Francesco Di Maio, Orthotes Editrice, Napoli 2025.

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