Quanti anni ha la tua coscienza?

di ENRICO TERRONE

Travelers di Brad Wright.

La fine dell’eternità di Isaac Asimov (1955) racconta un progetto di correzione dei difetti della storia umana mediante la tecnologia del viaggio nel tempo. Travelers (3 stagioni, 2016-2018) trasforma l’idea che stava alla base del romanzo nello spunto per una serie televisiva. Nella serie creata da Brad Wright, il tema asimoviano del futuro che corregge il passato si combina con un secondo motivo, la sostituzione della mente, che rimanda a un classico della fantascienza cinematografica: L’invasione degli ultracorpi (1956) di Don Siegel. L’ambientazione di Travelers è ai giorni nostri, con la popolazione terrestre infiltrata da viaggiatori provenienti da un futuro che rimane del tutto fuori campo. La macchina del tempo trasferisce la sola mente del viaggiatore, che va a occupare il corpo di una persona in procinto di morire. L’individuazione del luogo e dell’istante della morte, enfatizzata dall’iscrizione iconica “Recorded time of death”, è resa possibile dalle informazioni estratte dalle reti digitali di telecomunicazione; dunque il limite estremo del passato che la macchina del tempo può raggiungere coincide con la nostra epoca: il primo viaggiatore si è sostituito a una vittima dell’attentato alle Torri Gemelle. Il processo di sostituzione preserva l’esistenza biologica dei morituri ma gli sottrae l’identità psicologica. I viaggiatori provenienti dal futuro finiscono così per svolgere il ruolo che nel film di Siegel svolgevano gli alieni.

La narrazione si focalizza sui cinque membri di un team fra i tanti che dal futuro sono stati inviati nel presente. Ciascuno dei protagonisti deve fare i conti con un corpo che non è il suo e con un contesto carico di aspettative che spesso risulta arduo soddisfare, sebbene il sistema informatico del futuro fornisca ai viaggiatori preziose informazioni ricavate dai social media del presente. Nel tipico episodio di Travelers, il team deve portare a termine una missione che gli è stata assegnata dal Direttore, il sovrano del mondo del futuro; questa linea dell’azione si intreccia regolarmente con le vicissitudini personali dei cinque membri del team, sempre impegnati a non farsi scoprire da congiunti e conoscenti mentre fingono di essere le persone in cui si sono incarnati.

A complicare le cose, c’è il fatto che alcuni tratti affettivi della psiche del precedente occupante del corpo continuano a esercitare la loro influenza sul viaggiatore. Che si tratti dell’amore di un marito per la moglie o di quello di una madre per il suo bambino, oppure dell’affetto di una donna disabile per l’assistente sociale che si prende cura di lei, o ancora della tossicodipendenza di un eroinomane, o dei desideri e dei traumi di un adolescente, resta il fatto che i corpi continuano a reagire affettivamente alla loro maniera anche dopo che una nuova mente se ne è impossessata.

Il presupposto “cartesiano” della narrazione di Travelers, per cui la mente è un’entità autonoma che si può trasferire da un corpo all’altro – qui addirittura da un’epoca a un’altra – viene messo in discussione all’interno della storia stessa, mediante una batteria di controesempi che rivelano interessanti affinità con la critica della concezione cartesiana della mente che Bernard Williams sviluppa in Problemi dell’io (1973). Lo si coglie bene nel dialogo fra i due membri femminili del team, nel quinto episodio della seconda stagione: Marcy nota che Carly ha un istinto materno naturale, e Carly le obietta che non c’è nulla di naturale in questo, dato che non lei è la vera Carly, la vera madre del bambino; lei è in realtà una soldatessa venuta dal futuro. Marcy, che a sua volta non è la vera Marcy bensì una dottoressa capace di operazioni chirurgiche stupefacenti, replica che si è comunque creato un legame affettivo fra Carly e il bambino, per poi concludere: “Forse tu sei cambiata; forse siamo tutti cambiati. Sto iniziando a credere che siamo qualcosa di più che la nostra coscienza, per lo meno, quelle coscienze con cui siamo giunte qui. Forse questa… è la parte migliore di noi”.

La “parte migliore di noi”, tematizzata nel dialogo fra Carly e Marcy, si esprime in termini specificamente cinematografici nel decimo episodio della prima stagione, in cui il leader del team, che si è incarnato nell’agente FBI Grant MacLaren, deve subire un trapianto di cuore in seguito a un incidente aereo. Nello stato di incoscienza in cui si trova durante l’operazione, il viaggiatore rivive i ricordi più intensi che sono rimasti radicati nel corpo in cui si è installato, in particolare quelli riguardanti la donna amata. In parallelo al trapianto di cuore, le immagini ci mostrano così un “trapianto di mente” per cui, da quel momento in poi, il viaggiatore venuto dal futuro non potrà più limitarsi a occupare il corpo di Grant MacLaren; egli è ora davvero diventato Grant MacLaren – o forse lo è sempre stato fin dal suo arrivo nel presente, anche se soltanto in seguito al trapianto di cuore se ne è finalmente reso conto.

Il personaggio in cui risulta più macroscopico il contrasto fra il corpo ospitante e la coscienza ospitata è Trevor, l’adolescente inquieto in cui si è incarnato un programmatore informatico anzianissimo, reduce da secoli e secoli di trasferimenti da un corpo all’altro, di cui sembra rimanere traccia nella voce roca e profonda che emana con una certa incongruenza dal viso paffuto e imberbe del ragazzo. Nel quarto episodio della seconda stagione, il conflitto fra l’affettività adolescenziale di Trevor e la razionalità implacabile del viaggiatore ultracentenario si manifesta nel legame sentimentale che si instaura con Abby, una giovanissima terrorista. La ragazza si invaghisce di Trevor al punto da rinunciare a compiere la missione per cui era stata ingaggiata, e proprio per questo viene sacrificata dal Direttore, che si serve del corpo di Abby, improvvisamente abitato da una voce meccanica, per ordinare a Trevor di concludere lui stesso la missione. Trevor prima sfoga la propria disperazione per la morte di Abby tirando pugni contro il finestrino dell’auto, poi prende fra le braccia il corpo senza vita della ragazza e lo depone pietosamente nell’abitacolo, infine si appresta a obbedire all’ordine, spiegando con fredda determinazione al suo collega Philip che, se il Direttore lo ha deciso, ci sarà stata sicuramente una buona ragione.

Come si evince dalla vicenda di Trevor e Abby, le vicissitudini personali dovute al “jet-lag esistenziale” dei viaggiatori si intrecciano costantemente con le missioni collettive orchestrate dal Direttore. Nella prima stagione l’obiettivo principale è sventare una catastrofe; nella seconda stagione si tratta invece di fronteggiare gli effetti collaterali dei cambiamenti introdotti nel passato, che hanno condotto a una variante del futuro in cui il dispotismo illuminato del Direttore è inaspettatamente insidiato dai ribelli della Fazione, che inviano a loro volta i propri emissari nel presente. Inoltre, i protagonisti devono fare i conti con l’enigmatico viaggiatore Vincent Ingram, una scheggia impazzita del progetto.

La seconda stagione di Travelers diviene così una specie di Terminator (1984-successivi) o Matrix (1999-successivi) alla rovescia, in cui gli eroi devono difendere il mondo governato delle macchine dalla ribellione degli umani. Nel finale di stagione, in una bellissima sequenza in esterni, i viaggiatori sono costretti a rivelare la loro vera identità ai loro cari che avevano fino a quel momento ingannato. Questo evento sembra porre fine al principale meccanismo narrativo della serie, che viene tuttavia prontamente ripristinato, nell’incipit della terza stagione, mediante una provvidenziale cancellazione della memoria di coloro che avevano scoperto il segreto dei viaggiatori. Resettare per poter continuare. Questo è il principio narrativo fondamentale di Travelers, e forse dell’intera serialità contemporanea.

Travelers lo esemplifica magnificamente nel settimo episodio della seconda stagione, in cui l’operazione di trasferimento di una coppia di viaggiatori nel corpo di due paracadutisti destinati a schiantarsi viene continuamente resettata e riavviata, con un effetto di loop narrativo che fa pensare a Ricomincio da capo (1993) di Harold Ramis. La terza stagione, nel suo complesso, tende a sua volta a un punto estremo di reset, che però la decisione di Netflix di cancellare la serie ha reso puramente virtuale. La storia ritorna alla sua origine, ma anziché ripartire è destinata a rimanervi per sempre.

Riferimenti bibliografici
I. Asimov, La fine dell’eternità, Mondadori, Milano 1987.
B. Williams, Problemi dell’io, Il Saggiatore, Milano 1989.

Travelers. Ideazione: Brad Wright; interpreti: Eric McCormack, MacKenzie Porter, Nesta Cooper, Jared Abrahamson, Reilly Dolman, Patrick Gilmore, J. Alex Brinson, Leah Cairnsproduzione: Peacock Alley Entertainment; origine: Canada, Stati Uniti d’America; anno: 2016-2018.

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