Se il cinema italiano racconta l’amore, la coppia, il matrimonio, inserendoli sempre in un contesto familiare dove figli, nonni, zii, attorniano la coppia e ne complicano il discorso, che finisce sempre poi in questioni di corna, il cinema americano quando mette a tema la coppia raggiunge un’ammirevole feroce verità che ci colpisce sempre.
The Invite di Olivia Wilde non fa eccezione. Una coppia di coniugi, Joe (Seth Rogen) e Angela (la stessa Wilde), sono animati da un continuo risentimento che prende la forma di una aggressione esplicita e implicita inarrestabile. Lui si sente un fallito, insegna musica a dei ragazzi, ed è assillato da un continuo mal di schiena; lei fa la casalinga per scelta, ordinando casa e facendo acquisti. Hanno una figlia di dodici anni, che nel film non vediamo mai. Angela invita a cena una coppia di vicini di casa – la spagnola Piña (Penélope Cruz) e il compagno Howard Wilson “Hawk” (Edward Norton) – che si fanno notare perché di notte fanno ripetutamente e rumorosamente sesso. I vicini di casa giungono e, quando la coppia di coniugi continua a litigare su tutto, Joe, che è abbastanza franco, non nasconde il fatto che non era troppo favorevole a questa cena, per lui non prevista. In ogni caso, fin dal loro primo apparire, la coppia di ospiti, vestita di nero – con capigliatura biondo platino lei –, è attorniata da un alone misterioso, quasi astratto. Lei è una psicologa separata, lui un vedovo, vigile del fuoco da poco in pensione.
Questa drammaturgia a quattro mostra – lasciandolo in un felice stato di ambivalenza – la struttura non omologa tra le due coppie. Se Angela e Joe sono credibili, sono segnati da problemi, e abitano un mondo verosimile, non è lo stesso per Piña e Hawk, che scusandosi per il fastidio che danno la notte per il sesso continuo, comunicano che questi rapporti sono stati condivisi con altre coppie. Di fatto in forma di orge. E invitano anche Angela e Joe a partecipare a questi incontri sessuali.
Cominciamo allora a capire che la coppia invitata non ha una vera autonomia drammaturgica, ma svolge una funzione rispetto ad Angela a Joe e alla loro crisi che sembra senza ritorno. Una sessualità libera è ciò che manca alla coppia di coniugi, che non fanno sesso da un anno. All’inizio la percezione di tale rumorosa sessualità dei vicini diventa imbarazzante per Joe e seducente per Angela. In ogni caso altera l’indifferenza quotidiana. Così come il fatto che – nel racconto di Hawk – Angela amava di notte passare nuda davanti alla finestra, sapendo di essere guardata da Hawk. Tale racconto fa ingelosire Joe, che vede la moglie sotto un altro aspetto.
E quando i quattro si trovano a flirtare durante la serata in forma incrociata, qualcosa sembra stare per accadere, anche se tutto si ferma per una rovinosa caduta di Joe. Il ruolo funzionale di Piña e Hawk, il loro essere “doppi” seducenti che turbano l’indifferenza astiosa dei coniugi, si palesa principalmente in due passaggi: quando Piña e Hawk litigano loro stessi, divenendo letteralmente i doppi di Angela e Joe; ma soprattutto quando scompaiono misteriosamente, senza dare alcun segnale, come se fossero fantasmi. E dopo che Piña aveva costretto i due coniugi con parole chiare a riconoscere la loro distanza, il loro astio, l’assenza di sesso, e il fatto che la possibilità di poter ricominciare in forma nuova il rapporto nel loro caso non sarebbe stato possibile.
Messi di fronte alla radicalità minacciosa di questa possibilità, e per effetto di una presa di coscienza a cui le loro “ombre” li hanno condotti, i due coniugi senza dirsi nulla sembrano riprendere il filo della loro vita. Joe torna dopo tempo a suonare il piano, sottraendosi ad un sentimento di autocommiserazione, e Angela gli si avvicina: suoneranno insieme.
L’ultima inquadratura ce li mostra attraverso la finestra, a comporre un’immagine armonica di coniugalità. Quel punto di vista occupato dai vicini che di fatto sono dentro di noi (e che definiscono più che una partita a quattro, la partita di un due più due), ora è occupato da noi spettatori che riconosciamo la ripresa possibile di un rapporto, dopo che il due si è misurato con desideri rimossi, ossessioni diffuse, sentimenti passivi dominanti, paure pervasive.
Il due non è mai solo un due, ma è un due più tutti gli altri due che lo abitano, lo guardano, lo invadono. Le nostre vite sono abitate dagli altri, da altre coppie, dai loro desideri, dalle loro forme di vita. Ci seducono, ci spaventano, mostrano i nostri limiti (che pensiamo essere solo nostri). Questi altri sono vicini, sono i vicini, ma di fatto sono i fantasmi con cui ogni vita si misura, fino al punto di perdersi o di ricominciare. The Invite mostra tutto questo con forza notevole.
The Invite. Regia: Olivia Wilde; soggetto: dal film Sentimental di Cesc Gay; sceneggiatura: Will McCormack, Rashida Jones; fotografia: Adam Newport-Berra; montaggio: Anthony Boys, Yorgos Mavropsaridis; interpreti: Seth Rogen, Olivia Wilde, Penélope Cruz, Edward Norton; produzione: Invite Productions, Inc., Annapurna Pictures, FilmNation Entertainment, Permut Presentations; distribuzione: I Wonder Pictures; origine: Stati Uniti d’America; durata: 107′; anno: 2026.