«Che l’amore è tutto quanto c’è / È tutto quanto sappiamo dell’amore», questi versi di Emily Dickinson possono ben riassumere il senso profondo dell’ultimo meraviglioso e commovente film di Nanni Moretti, Succederà questa notte. Un film che presenta, dietro l’apparente ricorrere di alcuni elementi dei film precedenti – come l’ispirazione dai racconti di Eskol Nevo o la presenza di attrici come Jasmine Trinca – la novità sorprendente di rappresentare la vita e le relazioni come segnate esclusivamente dai sentimenti.
Tali sentimenti che prendono forma e corpo nel tempo riguardano ciò che chiamiamo famiglia. Che non è solo un’istituzione, ma il nome che diamo al carattere temporale, continuo ma anche spezzato, delle nostre relazioni sentimentali. Nonni, padri, figli, nipoti definiscono la verticalità temporale dei nostri sentimenti, coniugi e compagni la loro orizzontalità. Se i primi rispondono al vincolo di sangue, i secondi dovrebbero rispondere a libertà di scelta.
L’inizio del film manifesta subito il loro incrocio. Ad Oslo, Matteo (Louis Garrel) si trova in una sauna sul mare, davanti all’Opera House. È con la giovanissima compagna norvegese, che aspetta un figlio, e con la madre (Angela Finocchiaro), che pretende di convincere la ragazza a venire in Italia, dove avrebbe tutto il supporto possibile, perché in Norvegia non sarebbe in grado, lei così giovane, di crescere un bambino con il solo Matteo. Per tutta risposta si becca uno schiaffo dalla ragazza.
Stacco, in India, davanti ad un pubblico numeroso ed attento, un giovane architetto nell’annunciare i suoi ambiziosi progetti, fa la proposta di matrimonio alla donna a cui deve la sua forza e che sta lì di fronte, Greta (Trinca). Che, ascoltando queste parole, entra in ansia e telefona al padre (Nanni Moretti). Quest’ultimo accorrerà, prendendo il primo aereo. Greta non si sente di vivere lontano dall’Italia e forse non ama quell’uomo. Non lo sposerà.
Da qui il film procede tessendo il carattere episodico dei racconti di Nevo in un’unica storia, che ha al centro il primo incontro tra i due protagonisti: l’apparizione di Greta in vestito da sposa in un campo da tennis dove gioca Matteo, che resterà molto colpito dalla donna. Ma non potrà fare altro.
La riconoscerà tempo dopo a San Sebastian, truccata da vecchia, perché Greta è un’attrice ed è lì per interpretare il ruolo di un’anziana donna (la vediamo in taxi strapparsi letteralmente la maschera quando è all’ansiosa ricerca della figlia che è sparita). Matteo è in Spagna per accompagnare il padre morente al concerto di Bruce Springsteen (è il centro di Hungry Heart, il primo racconto di Legami di Nevo, a cui il film si ispira). Anche in questo caso il riconoscimento tardivo non darà seguito a nulla.
I due sono comunque entrambi sposati e hanno figli. Matrimoni, vite strutturate, legami familiari consolidati, tutto sembra funzionare e in qualche modo funziona. Ma quell’immagine della sposa nel campo da tennis resta e appare a Matteo come l’occasione di vita sfuggita o elusa. Qualcosa che poteva essere e non è stato.
L’incontro vero e proprio tra i due arriva tempo dopo, quando Matteo vede Greta seduta al tavolino di un bar. Le parla e le ricorda quando si sono visti per la prima volta. Gli effetti di questo nuovo incontro non sembrano potersi arrestare.
I due si vedranno nella casa oramai vuota del padre di Matteo. Parleranno, faranno l’amore (belle le prime vere scene di sesso che filma Moretti), balleranno, in una sequenza trascinante che parte dall’appartamento per proseguire in strada, dove il ballo diventa collettivo al ritmo di She’s A Rainbow dei Rolling Stones.
Matteo vorrebbe che andassero a vivere insieme, Greta non se la sente, ha troppe responsabilità. Dolorosamente si separano.
Passano tre anni, ci troviamo in una grande performance teatrale che ha luogo in uno spazio industriale, con molti spettatori itineranti (è una invenzione del film, assente del tutto dal libro di Nevo), che assistono a diverse micro-scene che hanno come tema l’amore. Una di queste viene ripresa e mostrata su uno schermo, dove appare il volto di Greta. Matteo è tra gli spettatori. È ancora un’apparizione – un’immagine – ad avviare il nuovo incontro.
Le cose ora sono cambiate. Matteo ha lasciato la moglie, così come Greta il marito, spinta dall’aver visto la figlia baciare per la prima volta un ragazzo. Hanno interrotto i loro legami coniugali non per amanti pronti a sostituire i coniugi, ma per un’aspettativa indefinita, un desiderio indeterminato ma reale, una nuova possibilità di vita. O forse solo per l’attesa di un amore, del ritornare di un’occasione.
Hanno saputo aspettare. E Greta ha saputo attendere pazientemente anche la figlia “problematica”, restando dietro la porta chiusa della stanza in attesa che uscisse. Mentre il marito chiedeva un supporto psicologico che aiutasse ad affrontare la situazione, Greta era lì ad aspettare, con fiducia, con amore. E la figlia alla fine uscirà dalla sua camera. La pazienza dell’amore può sostituire gli psicologi: una novità importante nel cinema di Moretti, che aveva sempre mostrato soggetti impazienti andare dall’analista.
Il film mette a tema con forza – nel raccordo di una eterogeneità e molteplicità di luoghi, tempi e situazioni – l’amore come il sentimento in cui il soggetto è capace di trovare la parte più profonda di sé. Senza amore in fondo nessuno può sapere veramente chi è, rimarrà ignoto a se stesso. Per questo l’amato va aspettato. È necessario aspettare che l’altro sia pronto, che l’occasione sia matura.
Ma l’occasione sarà mai veramente matura? Da un lato sì, Matteo e Greta ora sono liberi, si baciano per strada, con sullo sfondo il gasometro; dall’altro, tale maturità è rimandata per il suo pieno compiersi ad un tempo immediatamente successivo, al “succederà questa notte”.
È come se l’amore debba restare sempre e in parte anche una promessa, un’aspettativa che non può mai realizzarsi fino in fondo. Qualcosa come l’attesa di un tempo futuro dove il senso della vita possa essere trovato.
Che significa l’enigma di un amore che è sempre in qualche modo al futuro? Il mistero di qualcosa che solo tornando e differendosi trova compimento?
Succederà questa notte va magnificamente al cuore di tale segreto, non sciogliendolo (cosa impossibile), ma usandolo come un operatore dell’immaginazione.
Significa che se l’amore è la via più profonda che ha l’uomo per trovare il senso della propria vita, tale senso non può essere trovato una volta per tutte, non può giungere ad un compimento definitivo, è animato costantemente da un differimento, da un di là da venire.
Se l’amore dell’altro è la forma più radicale per giungere alla scoperta di sé, questo “altro” è la figura del destino, che sottrae l’uomo alla dispersività dell’esperienza e alla gabbia dei doveri sociali. L’amore è un destino, perché solo attraverso l’amore l’uomo può trovare se stesso e la sua umanità. E questo accade perché l’amore plasma il tempo e lo rende destino, mettendo insieme il presente dell’incontro (che si fa passato mitico), il ritorno dell’occasione e il futuro dell’attesa.
Questo in Succederà questa notte è chiaro: l’incontro come apparizione, l’occasione che si ripete, la pazienza dell’attesa, l’inevitabilità che qualcosa avvenga, o meglio avverrà. Tutto questo non si inscrive nella retorica di un romantico colpo di fulmine, ma nel più profondo corrispondere al destino temporale dell’uomo, attraverso l’unico sentimento capace di farlo, l’amore.
Ed è per questo che Greta – figura del destino – si presenta a Matteo sempre come apparizione, qualcosa di reale ma non del tutto. E quando i due sono del tutto reali, come nel sesso, di fatto sono nella casa vuota di un fantasma, del padre scomparso.
Nella vita ci sono obblighi assolti, errori compiuti, scelte sbagliate, situazioni che soffocano, e poi c’è l’amore che libera facendosi destino. Senza tale miracoloso destino, la cui attesa è già di per sé ragione di vita, vivere non avrebbe grande senso.
Il gesto creativo più radicale che il film compie (meraviglia di una sceneggiatura che si libera ben presto del carattere episodico dei racconti di Legami) è trasformare una serie di motivi, di spunti, di temi, di situazioni, in una storia – con la sua capacità di sintesi – che riguarda due personaggi attraverso il tempo.
Il tempo in Succederà questa notte non concerne il suo trascorrere inesorabile, l’invecchiare inevitabile, ma è la forma necessaria a far sì che il destino si compia. L’amore richiede tempo, perché solo così una occasione mostra, tornando, la sua fatalità.
Due sono le forme che hanno definito la soggettività occidentale: il potere e l’amore. Il cinema di Nanni Moretti ha restituito con forza tale polarità, mettendo in scena figure istituzionali – e dunque anche di potere – come professori, preti, politici, psicoanalisti, per giungere perfino al papa. Tutte figure orientate a guidare le vite degli altri, a controllarle (pensiamo a Bianca, in cui l’amore è del tutto soffocato dal controllo), a giudicarle, a pretendere di sapere sempre più degli altri. Tali figure del potere, del controllo, dell’assoggettamento degli altri e a se stessi, sono state restituite da Moretti in forma grottesca, caricaturale, a volte drammatica. Il riso ha avuto sempre un aspetto acre e doloroso.
Con Succederà questa notte, Nanni Moretti cambia tutto e raggiunge una libertà mai vista prima (con la sola eccezione, forse, di Caro diario), attraverso la quale si intravedono ispirazioni Nouvelle Vague.
Potere e ruoli sociali, saldati nelle professioni, si indeboliscono: Matteo ha una piccola libreria e Greta fa l’attrice, ma non continuativamente; le maschere si disfano, i giudizi morali sono assenti. Nessuna caricatura, né esagerazione grottesca, né precipitazione drammatica riguarda eventi, situazioni, o personaggi mostrati.
I personaggi sono alla ricerca di un loro destino oltre il loro ruolo sociale. E questo destino è quello tracciato dall’amore e dal coraggio che serve per sapervi corrispondere, e per saperlo dichiarare. La dichiarazione d’amore – parola o gesto – è parte fondante dell’amore stesso.
La capacità di Moretti di essere sintonizzato con il presente continua ad essere notevole, ma questa volta avviene in un modo più complesso. Succederà questa notte porta ad espressione qualcosa che c’è, ma che oggi sembriamo non vedere, perché cancellato dall’esercizio diffuso, brutale e sconsiderato del potere: cioè l’amore come unica vera alternativa al potere stesso.
Moretti ci fa immaginare come possibile la ricerca di un senso della vita che non passi necessariamente per il potere, le maschere, i ruoli sociali, ma che sappia sentire e corrispondere alla miracolosa e misteriosa soggettivazione amorosa.
E se è vero che del potere non possiamo farne a meno, perché nessuna civiltà ci è riuscita, è anche vero che solo cercando nell’amore il suo destino l’uomo può giungere non a un generico romanticismo ma alla conquista vera ed effettiva della sua libertà.
Riferimenti bibliografici
E. Dickinson, Poesie, Einaudi, Torino, 2023.
E. Nevo, Legami, Feltrinelli, Milano, 2024
Succederà questa notte. Regia: Nanni Moretti; sceneggiatura: Nanni Moretti, Federica Pontremoli, Valia Santella; fotografia: Francesco Di Giacomo; montaggio: Clelio Benevento; interpreti: Louis Garrel, Jasmine Trinca, Hippolyte Girardot, Angela Finocchiaro, Melina Åkerman, Elena Lietti, Andrea Lattanzi, Antonio De Matteo, Nanni Moretti; produzione: Sacher Film (Nanni Moretti), Fandango (Domenico Procacci, Laura Paolucci), Rai Cinema (Paolo Del Brocco), Bteam Prods (Alexandre Lafuente Aguilar, Cami Can Biosca), Irusoin (Fernando Larrondo), IWHT Film (Fernando Larrondo), Pan Cinema (Philippe Godeau, Nathalie Gastaldo Godeau, Camille Gentet); origine: Italia, Francia, Spagna; durata: 103’; anno: 2026.