La famosa invasione dei Lotofagi in Sicilia

di LAURA YSABELLA HERNÁNDEZ GARCÍA

La seconda stagione di The White Lotus.

In corrispondenza con la svolta nel dibattito scientifico nota come spatial turn, Foucault individua come oggetto di interesse due grandi tipologie di spazi caratterizzati dalla particolare relazione che essi instaurano con altri luoghi: questi spazi «altri» sono le utopie e le eterotopie (Foucault 2011). È intorno al concetto di eterotopia come spazio fisico e delimitato trasformato dal suo adempiere ad una speciale funzione che si basa l’intera narrazione della serie antologica The White Lotus, impegnata a raccontare il soggiorno di una settimana di ospiti americani presso dei resort di lusso in località esotiche.

La definizione spaziale di eterotopia ha anche una dimensione temporale; in questo caso il tempo delle vacanze è quello di una «eterotopia cronica» (Ibidem) che intende eternizzare ciò che c’è di più futile e passeggero, ed è a questa dimensione di evasione e sospensione del tempo lineare che fa riferimento il titolo della serie, ripreso dai Lotofagi, il popolo di mangiatori di loto descritti nell’Odissea.

The White Lotus si concentra sul pedinamento degli ospiti, facendo uso dell’apparato stilistico e comunicativo del reality show, riconfigurato al servizio di un prodotto di finzione. Massima intensità è inoltre attribuita alla messa in scena in profondità di campo, con azioni che richiedono un’attenzione dello spettatore a tutta l’estensione del campo visivo. In questo modo gli ospiti del resort, sempre sotto osservazione, appaiono come i concorrenti di un reality destinati alla vittoria o all’eliminazione; allo stesso tempo, la modalità televisiva unscripted convive con la struttura narrativa del giallo: all’inizio di ogni stagione, la morte misteriosa di uno dei personaggi viene introdotta in cold open, e le sue circostanze saranno progressivamente rivelate fino alla conclusione dell’arco narrativo nell’ultimo episodio.

Tra i diversi intrecci che compongo la seconda stagione della serie, quello che ha al centro le vicende di due coppie, rappresenta perfettamente come l’abbandono del quotidiano borghese per uno spazio-tempo diverso si riveli come un’occasione di apertura verso l’incontro e l’avventura (De Gaetano 2022). La prima coppia di sposi è in crisi perché la totale adesione ideologica e morale che unisce i due ha portato ad una «congiunzione simbiotica dell’“uno”» (Ibidem), in cui la dimensione del logos e della razionalizzazione non lascia nessuno spazio al gioco amoroso e sessuale. L’impossibilità di conoscere e controllare interamente l’altra persona è rappresentata strutturalmente attraverso le porte e i corridoi dell’hotel che ritornano più volte come elementi generatori di conflitto. In questo modo alcuni eventi legati al tradimento delle coppie rimarranno comunque preclusi alla narrazione, lasciando come unici testimoni oculari delle azioni adultere le sculture barocche diffuse in tutta l’isola, le ceramiche di testa di moro e i dipinti con soggetti religiosi collocati nelle stanze dell’hotel, elementi iconici che si offrono inoltre ad una lettura intertestuale.

Se l’hotel di lusso in sé è un luogo «che si trova al di fuori di ogni luogo» (Foucault 2011), è altrettanto vero però che la struttura fin qui esibita dalla serie dimostri come ogni stagione sia fortemente influenzata dalla location (come accade in serie antologiche come True Detective ma anche in racconti serializzati come You), e dalla stratificazione di temporalità diverse nello spazio. È ciò che già accadeva nella prima stagione della serie, in cui il passato coloniale dell’isola di Maui continuava a determinare i rapporti sociali tra i personaggi, fondando la base simbolica di un’acuta satira del potere e del privilegio. L’accumulazione del tempo che si verifica nell’eterotopia avviene in maniera ancora più evidente nella seconda stagione della serie, nella quale il setting siciliano si presenta come un repertorio di elementi iconici e narrativi che vengono prelevati in modo indifferenziato sia dall’immaginario cinematografico italiano che dal sostrato antico e mitologico del territorio.

Il lavoro di remix culturale è illustrato a partire della sigla di apertura, in cui un affresco in stile neoclassico viene messo in movimento per mostrare i vizi e la decadenza dei personaggi in un ambiente apparentemente idilliaco. Le sonorità che accompagnano la sigla perseguono gli stessi intenti, per cui il compositore Cristobal Tapia de Veer rivisita il tema tribale della prima stagione mescolando minimalismo pianistico richteriano e deliberati arcaismi vocali, il tutto su una cassa dritta eurodance. In The White Lotus, l’immaginario italiano è ricostruito in primo luogo attraverso un condensato di cliché che costituiscono il brand dell’“italian dream”, descritto accuratamente da uno dei personaggi: “Per cominciare, voglio essere come Monica Vitti. E poi arriva quest’uomo che indossa un abito molto aderente, un completo. Lui si avvicina e mi accende la sigaretta, che ha un sapore fantastico. E poi mi porta a fare un giro sulla sua Vespa…”.

A livello più profondo la stessa tradizione cinematografica è una delle temporalità che abitano ogni angolo e scorcio dell’isola, inseparabile dal territorio che si racconta. Questo si evince chiaramente dalla riproduzione, inquadratura per inquadratura, di una sequenza del film di Antonioni, L’avventura, realizzata nella stessa piazza del piccolo paese di Noto. La citazione può essere spiegata a partire della vicinanza tematica al film di Antonioni per quanto riguarda il racconto del tradimento, del desiderio sessuale, dell’incomunicabilità, della “malattia d’Eros”. Ma ciò che appare evidente è che per i realizzatori della serie l’Italia è un paese che va interpretato cinematograficamente, uno spazio geografico che il cinema ha irreversibilmente codificato e trasformato in spazio filmico.

Riferimenti bibliografici
R. De Gaetano, Cinema Italiano: forme, identità, stili di vita, Pellegrini Editore, Cosenza 2018.
Id., Le immagini dell’amore, Marsilio, Venezia 2022.
M. Foucault, Spazi altri. I luoghi delle eterotopie, a cura di S. Vaccaro, Mimesis, Milano-Udine 2011.

The White Lotus. Ideatore: Mike White; interpreti: F. Murray Abraham, Jennifer Coolidge, Adam DiMarco, Meghann Fahy, Beatrice Grannò, Jon Gries, Tom Hollander, Sabrina Impacciatore, Michael Imperioli, Theo James, Aubrey Plaza, Haley Lu Richardson, Will Sharpe, Simona Tabasco, Leo Woodall; produzione: Pallogram, The District, Rip Cord Productions; origine: Stati Uniti d’America, anno: 2021-in produzione.

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

3 commenti

  1. Bravo! fortemente d’accordo

  2. Sinceramente non ho riscontrato un apparato stilistico da reality show unscripted (sul modello di Modern family, camera a mano e recadrage in camera).
    Per quanto l’uso dei cliché sia consapevole e dichiarato, ciò non toglie una certa frustrazione (almeno da parte dello spettatore italiano) nel veder perpetuati i soliti stereotipi. Bene il boom di prenotazioni in Sicilia per il 2023, ma questi turisti in definitiva cosa cercheranno?
    Un difetto della serie a mio avviso è la moltiplicazione delle eterotopie: la villa a Noto, la villa a Palermo, lo yacht, Isola Bella. Una serie di fuoricampo francamente eccessiva per soli 7 episodi, che vanno a depotenziare l’eterotopia principale del White Lotus. Unità di luogo, lunga vita ad Aristotele.

  3. Pingback:Medium Loci - Luca Bandirali racconta gli spazi dell'audiovisivo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.