La Settimana della Critica sceglie come film di chiusura Rider, musical nato dalla collaborazione tra lo sceneggiatore e regista Roan Johnson e il producer e musicista Davide Pavanello. Originariamente concepito come album concettuale e successivamente come videoclip esteso, Rider approda alla forma filmica germinando dalla musica rap e dall’esigenza di dare a questo genere, nelle parole dei due registi, una “voce cinematografica”. Si tratta di un progetto coraggioso e originale, soprattutto nel panorama italiano, dove il musical occupa uno spazio marginale e dove anche le recenti operazioni legate al cinema di genere – come Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti – hanno spesso attinto a un repertorio musicale del passato. Rider sceglie invece forme culturali pienamente contemporanee, coinvolgendo artisti navigati come Ensi, Axos e Johnny Marsiglia e sperimentando una nuova scrittura del film musicale sulla scia di lavori innovativi come Nico 1988 di Susanna Nicchiarelli (sul tema si vedano le interviste condotte da Maria Teresa Soldani alla regista e al gruppo musicale Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo, che ha curato la colonna sonora).
Quasi un film-canzone – e dunque in dialogo con una parte di storia del cinema italiano studiata, tra gli altri, da Francesco Di Chiara e Claudio Bisoni – Rider si colloca pienamente nel presente e al tempo stesso recupera la vocazione narrativa e sociale del rap, concentrandosi su una figura che il cinema contemporaneo ha da poco iniziato a raccontare soprattutto attraverso i codici del realismo sociale e del documentario: il rider. Ambientato in una Milano notturna immaginata visivamente tra Gotham City e la Los Angeles distopica di Blade Runner, ma in realtà girato quasi interamente a Torino, il film segue Samuele, detto Sami (Lorenzo Aloi), giovane della periferia che, dopo avere perso il lavoro durante la pandemia di COVID-19, comincia a effettuare consegne in bicicletta, come fanno anche i suoi amici.
Ultima ruota del carro e al tempo stesso ingranaggio indispensabile del tardo capitalismo digitale, Sami attraversa quotidianamente una città segnata da profonde diseguaglianze. Le sue corse si stagliano sullo sfondo dei grattacieli di piazza Gae Aulenti, la cui geometria asettica sulla quale talvolta la camera si sofferma viene contrapposta alla precarietà fisica ed economica di chi percorre la città per pochi euro a consegna. I rider entrano per qualche secondo nelle abitazioni di persone che ordinano quantità enormi di cibo da un capo all’altro della città, osservando dall’esterno stili di vita ai quali non possono avere accesso. È proprio uno di questi ordini a portare Sami, la notte di Capodanno, nella villa del ricco imprenditore Giorgio Colombo, che insiste perché rimanga alla festa. Tra La 25ª ora e West Side Story, Sami incontra Nia (interpretata da Kaze), con la quale nasce immediatamente un’intesa, complicata dalla distanza sociale che li separa. Una concatenazione di eventi lo riporta il giorno successivo a casa di Colombo, dove l’imprenditore cerca di coinvolgerlo nel tentativo di sedare e violentare una ragazza invitata con l’inganno. Sami riesce a impedirlo facendo assumere il sedativo allo stesso Colombo, ma una dose eccessiva provoca il coma e successivamente la morte dell’uomo. Prima di andarsene lascia alla ragazza il portafoglio dell’imprenditore e porta con sé denaro e alcuni orologi, sperando di alleviare le difficoltà economiche dei genitori: la madre lavora infatti come donna delle pulizie, mentre il padre sta scontando gli arresti domiciliari. A tradirlo sono però le telecamere a circuito chiuso disseminate nella villa. Identificato dalla polizia, dopo aver considerato la possibilità di fuggire in Tunisia Sami decide infine di costituirsi.
La legalità finisce così per configurarsi come un vincolo distribuito in maniera diseguale, qualcosa a cui soprattutto i più poveri devono adeguarsi, mentre chi dispone di denaro e potere può più facilmente sottrarsi alle conseguenze delle proprie azioni. Anche il carcere, che Sami sceglie infine di affrontare, si inserisce in questa geografia sociale come il luogo nel quale ricondurre all’ordine chi occupa già una posizione marginale. Il ragazzo attraversa ogni giorno la città quasi inosservato, sebbene sia puntualmente geolocalizzato dall’algoritmo della sua applicazione, trasportando merci da un quartiere all’altro e rendendo possibile il consumo altrui, ma diventa oggetto di interesse soltanto nel momento in cui infrange la legge.
La sua condizione è così attraversata da una contraddizione: a una mobilità incessante nello spazio urbano corrisponde una sostanziale immobilità sociale. È proprio questa tensione tra movimento e immobilità che il film organizza formalmente attraverso il rap. Johnson e Pavanello non costruiscono un musical tradizionale ma un oggetto ibrido in cui musica e dialoghi, spesso prossimi alla slam poetry, scorrono continuamente l’uno nell’altro. Le canzoni proseguono il discorso dei personaggi, mentre rime, assonanze e strutture ritmiche attraversano anche la parola parlata. Nato come pratica di racconto di realtà urbane marginalizzate, il rap permette così di inscrivere la vicenda individuale di Sami entro una condizione collettiva e di fare emergere dal flusso della metropoli una prospettiva periferica.
La città non è allora un semplice sfondo, ma uno spazio socialmente stratificato che Sami misura attraverso i propri spostamenti. Pedalando da una consegna all’altra, attraversa quartieri, abitazioni e ambienti sociali diversi, senza che questa estrema mobilità gli permetta realmente di modificare la posizione che vi occupa. Attraversare diventa così la contraddizione centrale di Rider: poter percorrere continuamente la città senza poter, per questo, accedere alle possibilità che essa promette.
Riferimenti bibliografici
C. Bisoni, Cinema, sorrisi e canzoni. Il film musicale italiano degli anni Sessanta, Rubbettino, Catanzaro 2020.
F. Di Chiara, Intermediality in the 1950s Italian Film Industry: The Case of the Titanus’ Film-Canzone, in “Cinéma&Cie”, n. 16-17 (2011), pp. 147-52.
M.T. Soldani, a cura di, Itinerari della canzone tra i media. Immaginari, narrazioni, trasmissioni, NeoClassica, Roma 2023.
Rider. Regia: Roan Johnson, Davide Pavanello; sceneggiatura: Roan Johnson, Davide Pavanello; fotografia: Gianluca Palma; montaggio: Paolo Landolfi; musica: Davide Pavanello, Roan Johnson; suono: Mirko Guerra; costumi: Francesca Cibischino; interpreti: Lorenzo Aloi, Kaze, Mattia Mor, Kyshan Wilson, Johnny Marsiglia, Levante, Ensi, Rosa Chemical, Axos, Alice Rosso, Federica Bonani, Margherita Vicario, Claudio Santamaria; produzione: Movimenti Production, Red Joint, Emotion Network, Rai Cinema; origine: Italia; durata: 87’; anno: 2026.