Populismo e popolare, egemonia e conflitto

di ATANASIA FABBRICATORE

Podemos e il populismo di sinistra. Dalla protesta al governo di Francesco Campolongo e Loris Caruso.

La rivolta (Daumier, 1860)

Complice una narrazione (social) mediatica il termine populismo risulta essere inflazionato, con un’accezione spiccatamente negativa e riferito solo a una parte politica, ovvero la destra, ma «il populismo è servitore di molti padroni e di molte padrone» (Taggart 2000). Per uno studio del fenomeno che scardini quella combinazione populismo/destra nazionalista e autoritaria nel vecchio continente, l’analisi di un partito dichiaratamente di sinistra, Podemos, nel contesto della Spagna, risulta essere stimolo verso un’interpretazione del fenomeno differente. Ma Podemos è o non è un partito populista?

In prima battuta è possibile osservare, come sostengono Campolongo e Caruso, una sistemazione del fenomeno populista «all’interno delle trasformazioni della gramsciana “totalità sociale”» (Campolongo, Caruso 2021 p. 10). Il presupposto individuato dagli autori è che l’avanzare degli attori populisti nel contesto odierno è figlio di una contrapposizione alla cultura egemonica; nel caso di Podemos (Meltemi 2021) il successo nasce sì dalla contrapposizione, ma anche dall’utilizzo di strumenti e risorse incastrati in quell’egemonia a cui ci si vuole opporre. Il capovolgimento della dottrina predominante, infatti, non può verificarsi in maniera completamente avulsa da quello che è il modus operandi egemonico; a titolo d’esempio: Iglesias, leader di Podemos, è dapprima commentatore tv di successo e poi presentatore di un programma, in entrambi i casi utilizza un mezzo (la televisione) del gruppo egemone, lo stesso gruppo cui si oppone.

A ben vedere però tale egemonia, con tutte le cautele del caso, è già in decadenza: crisi del neoliberismo, crisi economica, scontento sociale e antipolitica sono veri e propri indizi del vecchio mondo che sta morendo in cui si insinuano attori, nuovi, populisti. L’idea è che esista un terreno accogliente che faciliti la germinazione di forme di populismo. In particolare, la stessa «antipolitica è diventata sinonimo di malessere democratico. Ovvero, vengono designate in tale modo forme di disaffezione, scontento e ostilità, nei riguardi della politica» (Mastropaolo 2005); la crisi, insieme ad altre contingenze necessarie ma non sempre sufficienti, rappresenta un’occasione per il populismo, alla stessa maniera, però, il populismo non sembra rappresentare una soluzione al turbamento sociale.

Il tema dell’egemonia, dunque, risulta di grande interesse e suscita alcune riflessioni sull’opportunità di un approccio approfondito con riferimento allo studio delle dimensioni egemoniche, che hanno originato il populismo nel territorio spagnolo; come potrebbe essere l’ingresso dei manager (politici non di professione, la cosiddetta berlusconalization) sulla scena politica, o la nascita del partito Plataforma per Catalunya o ancora, la recessione economica del 2011 (Sanders, Berganza, De Miguel 2016). È importante evidenziare, infine, che la lettura del fenomeno populista in Podemos è una lettura che lo interpreta come categoria di analisi con cui indagare i rapporti sociali, una categoria che ha una dimensione contro-dominante o contro-egemonica nei confronti del gruppo con il quale entra in conflitto.

Andres Kudacki, manifestazione di Podemos a Madrid, 31 gennaio 2015

Ulteriore elemento d’interesse è proprio il rapporto con il conflitto, soprattutto all’interno del discorso politico portato avanti da Podemos, discorso politico che è connesso a quello che Campolongo e Caruso definiranno poi come «tecnologia comunicativa». «Si può affermare in definitiva che l’unico aspetto realmente populistico di Podemos riguardi alcuni elementi della sua retorica» (ivi, p. 240) il partito spagnolo non è un partito populista, eccetto che per alcuni aspetti che risiedono nella retorica utilizzata. Quale retorica? La retorica del conflitto. Si tratta di una visione che abbina la condanna verso i nemici, ossia le élite, a una visione positiva delle persone, ossia del popolo (Mudde 2004). Dunque, se Podemos è un partito di sinistra, sorge spontaneo ritenere che i caratteri della sua oratoria politica e comunicativa si configurino nella dicotomia destra-sinistra, invece Podemos stabilisce nuovi termini del conflitto politico e lo fa lungo spazi diversi da quello tradizionale destra/sinistra. Utilizza altre dimensioni, che nella loro diversità appartengono a un medesimo ceppo, una fra tutte: il basso contro l’alto.

Se vi è conflitto allora vi sono due attori, nello specifico un giusto e un corrotto. Il giusto nella retorica di Podemos è il popolo che nel discorso dell’attore in questione si traduce in chiari riferimenti a “noi”, “la patria”, “la gente”. Nonostante sia di sinistra, gli stessi fondatori hanno storie politiche comuni, hanno fatto, cioè, esperienze di attivismo in partiti di sinistra, non sono presenti riferimenti alla “classe”, proprio perché il partito si rivolge a tutti tranne le élite. Podemos ha una retorica populista, interpretata come una «tecnologia comunicativa» che è utile nella fase di crescita del consenso, ma che non costituisce condizione sufficiente per definirlo un partito populista. Il richiamo al concetto di popolo, o meglio un appello al popolo come fondamento dell’ordine politico, può essere considerato il nucleo del populismo (Tarchi 2003), che nel caso del partito in esame è una strategia per ottenere consenso basato su una logica pigliatutto, anche attraverso contenuti mediatici televisivi e con un uso intensivo dei siti di social network, che gli permettono di essere sensibilmente vicino alle persone, di “appellarsi” al popolo, in un meccanismo di comunicazione diretta e disintermediata.

In effetti, i media giocano un ruolo rilevante in molte forme di populismo, spesse volte le rappresentazioni della realtà che propongono rientrano in quelle condizioni agevolanti in cui il populismo riesce a farsi spazio. I media (tabloid) sembrano essere “complici” degli attori populisti, perché preferiscono contenuti che appartengono al discorso populista tralasciando argomentazioni su programmi e policies. In conclusione, dunque, Podemos è nella «tecnologia comunicativa» populista ed è allo stesso tempo «una forza di socialdemocrazia radicale» popolare.

Ultimo argomento per rispondere al quesito iniziale risiede proprio nella differenza, che i due autori propongono, tra popolare e populista. L’idea è che il partito spagnolo sia popolare perché propone una politica che mira alla redistribuzione del potere e delle risorse a favore delle parti sociali popolari; è populista perché impiega quella tecnologia che gli consente di arrivare a un pubblico più esteso rispetto alla sinistra radicale. Può accadere anche che un partito popolare abbracci una retorica populista, intesa in tal senso come escamotage per la costruzione del consenso nella scalata elettorale. Nella comunicazione populista il popolo è un soggetto omogeneo e monolitico, una comunità, alla quale rivolgersi nella sua interezza, detentore di virtù e valori positivi. Nella politica popolare solo i settori sociali popolari sono i protagonisti, il popolo non è più omogeneo, ma al suo interno vi sono frange che “meritano” più di altre. Queste due categorie, popolo e settori sociali popolari, sembrano quindi non essere la stessa cosa: il primo è uno stratagemma, il secondo è il destinatario delle policies da realizzare. Cosa succede, però, quando la costruzione del consenso termina e si diventa forza di governo, come nel caso di Podemos? Il tema è di grande rilevanza e apre all’opportunità di riflettere se populista e popolare, che hanno come soggetto distintivo rispettivamente popolo e settori sociali popolari – nell’esercizio del potere – riescano a convivere o se, al contrario, si escludano reciprocamente.

Il lanciatore di fiori (Banksy, 2005)

Riferimenti bibliografici
A. Mastropaolo, La mucca pazza della democrazia, Bollati Boringhieri, Torino 2005.
B. Mudde, The Populist Zeitgeist. Government and Opposition, n. 39, 2004.
B. Sanders, R. Berganza, R. De Miguel, Spain. Populism from the Far Right to the Emergence of Podemos, in Populist Political Communication in Europe, Routledge, New York 2016.
P. Taggart, Populism, Open University Press, Buckingham 2000.

M. Tarchi, L’Italia populista, il Mulino, Bologna 2003.

Francesco Campolongo, Loris Caruso, Podemos e il populismo di sinistra. Dalla protesta al governo, Meltemi, Milano 2021.

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