La reinvenzione dell’amore

di ROSAMARIA SALVATORE

Le immagini dell’amore di Roberto De Gaetano.

"Le immagini dell'amore" di Roberto De Gaetano

Jules e Jim (Truffaut, 1962).

Il volume di Roberto De Gaetano Le immagini dell’amore costituisce un nodo importante per cogliere come il cinema, più di altre forme espressive, abbia narrato e filmato “l’evento d’amore”. Il testo è diviso in due parti, nella prima delle quali vengono esplorati i caratteri peculiari dell’amore. Al contempo, facendo tesoro del contributo di riflessioni di matrice filosofica, psicoanalitica ed estetica, l’autore traccia con puntuale attenzione le molteplici forme di narrazione che hanno fin dall’antichità orientato i modi diversi di riconfigurare l’esperienza amorosa, individuando nell’arte cinematografica la «sintesi moderna» del pensiero e della pratica dell’incontro d’amore. Nella seconda parte, l’analisi di grandi opere cinematografiche permette di rintracciare i caratteri e i mutamenti culturali ed estetici delineati nel primo capitolo.

Ma procediamo per gradi nel parlare di un testo acutamente sottile, denso di aperture e che, non di rado, ha la forza di provocare nel lettore una riflessione sulle fragilità umane che da sempre connotano il modo di vivere la relazione d’amore.

Sin dalle prime pagine l’autore delinea i segni che contraddistinguono tale esperienza umana, ovvero l’incontro con una alterità interna al due nell’incontro d’amore, esperienza che per poter riconoscere l’alterità dell’altro implica il contatto e il riconoscimento di quella porzione di estraneità che è al cuore di sé stessi. Solo attraverso tale consapevolezza si sfugge alla cattura immaginaria e narcisistica tesa a proiettare nell’altro il proprio ideale di perfezione, la propria Imago, esposta alla delusione nel momento in cui l’altro tradisce il quadro fantasmatico venutosi a generare. Il “tra due” è lo spazio vuoto, secondo De Gaetano, che consente alla coppia di attingere alla dimensione di scarto che allontana l’illusione del singolo di appartenersi in maniera totalizzante, permettendogli di reperirsi tra un sé stesso e l’altro.

La distanza da sé favorisce allora la possibilità di amare l’altro in quanto portatore di una enigmaticità, di sperimentare nella relazione un’alternanza tra vicino e lontano, tra presenza e sottrazione, al di là di una distruttiva volontà di possesso. E il “gioco dell’amore” consiste dunque nel saper usare i propri sembianti, le proprie maschere, le proprie vesti, con la coscienza della necessità dell’artificio per tradurre tale artificio in creazione. La teatralizzazione del proprio ruolo genera una pratica di costruzione, nutrita dalla capacità di amare. Come osserva De Gaetano la commedia è la forma di narrazione più prossima a una vivificante pratica dell’amore: «L’amore al fondo è un tema da commedia, anche se il racconto dominante è quello tragico».

Ultimo tango a Parigi (Bertolucci, 1972).

Sempre in questo capitolo, l’autore ha il pregio di porre attenzione a tutti gli innumerevoli inciampi che una concezione dell’amore tradotto in assoluto determina, a partire dal grande mito di fondazione dell’amore moderno costituito dalla passione, da lui intesa quale forma di elusione dell’amore dal momento che forclude il “tra”, ovvero quello spazio vuoto che è prossimità e al contempo distanza; passione che, per De Gaetano, «trasforma l’incontro, la sua sorprendente casualità, in un pathos, e dunque in un destino», sentimento circoscritto in uno spazio chiuso, simbiotico, mentre l’amore è invenzione, è reinventare nel tempo, ogni singolo giorno, un flusso di vita che circola. Nel racconto mitico del bruciare della passione, si annulla la coscienza di uno scarto interno alla singolarità, il fuoco da cui si viene invasi diviene secondo De Gaetano una forza distruttrice proprio perché alimentata da una autoreferenzialità che annulla la distanza da sé stessi e dall’altro.

Differentemente «la commedia, essendo radicata nel costume, cioè in ciò che dà luogo alle differenti forme di vita, può raccontare meglio di altri generi come reinventare il tra-due dell’amore». Se inizialmente l’innamoramento si produce a partire dalla cattura fantasmatica di una immagine, che ad esempio nell’amor cortese si traduce in parola poetica, man mano che il “nuovo” della contingenza di un incontro “tra-due” si trasforma in un sentimento di accoglimento e nel desiderio di mantenere l’impegno assunto, dalla iniziale cattura dell’immagine idealizzata dell’altro si passa alla costruzione di una “storia”. Storia che nella tradizione estetica occidentale, osserva l’autore, viene proposta attraverso i due mythoi della tragedia e della commedia e «nella loro metabolizzazione libera e imprevedibile che ne opera il romanzo». La narrazione romanzesca, allorché raggiunge profondità, per De Gaetano, è la strada maestra volta a tradurre l’incontro quale avventura inaspettata, misteriosa, destabilizzante, che può portare a far provare al singolo «un nudo sentimento di essere spogliato da ogni sentimento personale». Il romanzesco letterario e cinematografico è allora la forma che, «saltando la mediazione dell’azione, arriva a captare pure zone intensive», generatrici di un nuovo inatteso.

Le raffinate opere di registi quali Murnau, Renoir, McCarey, Mizoguchi, Bergman, Truffaut, Bertolucci, Rohmer, Campion, Pawlikowski sono esplorate nella seconda parte del libro, spogliando la lettura da qualsivoglia intenzione applicativa di paradigmi precostituiti. Attraverso il movimento interno ad ogni testo filmico, viene rilevata la portata del grande mito che l’amore ha avuto nella tradizione occidentale, cogliendone in alcuni casi le derive che può provocare allorché sia vissuto come assoluto, trasfigurandosi in passione autodistruttiva oppure adesivamente alimentato da una proiezione fantasmatica dell’altro. Diversamente la commedia è letta quale scenario privilegiato per quel «gioco dell’amore» che mediante l’artificio è in grado di garantire uno spazio di libertà utile a reinventare ogni giorno la forza viva dell’amore e, soprattutto, a relativizzare il suo peso. Eluso in maniera difensiva in singole narrazioni, l’amore diviene in altre apertura a un processo che, concepito nella forma di una «prossimità-distante», si vive e alimenta anche oltre la fine fisica dell’amato.

L’incontro con l’altro può anche assumere la forma di una “avventura” quale apertura al generarsi di un inatteso, a cui non si tratta di aderire nella propria totalità, piuttosto di esperire nel tempo per il singolo la possibilità di riappropriarsene senza «farla mai totalmente sua». Viene quindi proposto un percorso che, tenendo conto delle differenti e molteplici fasi in cui il cinema ha raccolto «l’eredità mitologica dell’amore», mette in tensione tra loro diverse declinazioni dell’evento amoroso esplorando le antinomie in cui esso si atteggia, dalla torsione tragica e autodistruttiva, alla sua elusione, sino all’invenzione vivificante della commedia amorosa.

"Le immagini dell'amore" di Roberto De Gaetano

Bright Star (Campion, 2009).

Roberto De Gaetano, Le immagini dell’amore, Marsilio, Venezia 2022.

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3 commenti

  1. Eraldo.saggiorato

    Ascoltare, sentire. Condividere, appartati. Educazione sentimentale, affinità elettive. Affioramento, disseppellimento. Quanti spunti da non dimenticare. Grazie.

  2. Emanuela Finesso

    L’amore, uno dei sentimenti più discussi, sviscerati, indagati ma ancora così inaccessibile ed inspiegabile. Grazie all’autore e a Rosamaria che, con il suo commento, ha instillato la voglia di saperne di più.

  3. L’amore..”esperienza che per poter riconoscere l’alterità dell’altro implica il contatto e il riconoscimento di quella porzione di estraneità che è al cuore di sé stessi.”
    E….” Il gioco dell’amore” che è “la distanza da sé “ unica strada per “amare l’altro in quanto portatore di una enigmaticità, di sperimentare nella relazione un’alternanza tra vicino e lontano, tra presenza e sottrazione, al di là di una distruttiva volontà di possesso. “ . Che dire … semplicemente bellissima quanto reale lettura di uno dei sentimenti umani più controversi e affascinanti. Grazie

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