20 anni e 60 numeri di Fata Morgana. Quadrimestrale di Cinema, Immagini, Idee.
Abbiamo chiesto a studiosi autorevoli di scrivere e pensare con e a partire dalla rivista.
Credo che il modo migliore di festeggiare il ventesimo compleanno di Fata Morgana sia andare al cuore della sua ambizione. A qualcuno sembrerà un atto indelicato: in occasione dei genetliaci si nota come la festeggiata sia in perfetta forma, piuttosto che ricordarle i vecchi propositi. Ma Morgana è una fata con i piedi per terra, anche se richiama un’illusione ottica, e la sua ambizione la ha sostenuta costantemente.
Nel primo fascicolo, dedicato a “Bios” e marcato con il numero 0 – forse come sfida al futuro, o forse più semplicemente in attesa di autorizzazione – la rivista si qualificava come “Quadrimestrale di cinema e visioni.” Nel fascicolo dell’anniversario, dedicato a “Mediterraneo”, la rivista è diventata “Quadrimestrale di cinema, immagini e idee”. C’è una continuità nei propositi, non solo legata all’oggetto cinema, ma anche all’atto del vedere, che ora viene allargato a tutte le immagini, quali esse siano; nello stesso tempo, l’introduzione della parola “idee” nel sottotitolo ci dice anche che la visione che anima la rivista ha radici greche, e va intesa come theorein, e cioè come contemplazione e insieme come riflessione e pensiero. È in questa esplicitazione mi sembra che stia il cuore di Fata Morgana; una rivista che non si dice teorica fin da subito, ma che lo fa progressivamente, a partire da uno sguardo che anziché valutare il suo oggetto in conformità con la critica corrente, vuole invece interrogarlo nei suoi nodi più intimi fino a scoprirne il tessuto di idee che lo sostiene.
Dunque, una rivista teorica. Ma cos’è una teoria del cinema, oggi? Non più una definizione di quel che il cinema deve essere, come facevano le teorie ontologiche, ma semmai una esplorazione di quel che il cinema può essere, nelle diverse declinazioni in cui esso sceglie di esprimersi e nelle varie occasioni in cui si palesa. Le condizioni di esistenza di un oggetto oggi lasciano il posto ai suoi modi di esistenza, seguendo la lezione di Etienne Souriau, non a caso protagonista della filmologia (Les différents modes d’existence, 1943), di Gilbert Simondon, non a caso fondatore dei moderni studi sulla tecnologia (Du mode d’existence des objets techniques, 1958), e di Bruno Latour, non a caso colui che ha decostruito la logica della scoperta e del discorso scientifico (Enquête sur les modes d’existence, 2012)
Cogliere dei modi di esistenza significa almeno tre cose, a cui mi pare Fata Morgana giri costantemente attorno. Innanzitutto, significa lavorare su esempi. La singolarità dell’oggetto, sia esso un film, uno spettacolo teatrale, una serie televisiva, o un libro, diventa una virtu’, non perché il singolare sia sinonimo di eccezionale – anche se il termine tende a sovrapporre unicità e straordinarietà – ma perché il singolare fa risaltare meglio quali sono le forze in gioco che hanno spinto l’oggetto a emergere e palesarsi sulla scena del mondo. Naturalmente, il singolare è anche sempre un plurale, come Jean Luc Nancy ha sottolineato. E dunque, più gli esempi saranno vari, più le loro risonanze si faranno sentire, mostrando dei modi d’essere che si intrecciano tra loro e definiscono un comune. Sia ben chiaro, nessuno di questi esempi costituirà un modello definitivo; una teoria che lavora su dei casi non potrà mai fornire una parola definitiva. Gli esempi metteranno semplicemente in gioco i diversi modi d’essere di qualcosa che chiamiamo cinema, con il loro continuo ritornare, variare e intrecciarsi. Assieme a questi diversi modi d’essere, gli esempi riveleranno anche qualcosa di prezioso, e cioè i motivi in buona parte accidentali che hanno favorito l’emergenza dell’oggetto. In una parola, essi evidenzieranno le contingenze che stanno alla base di un modo d’essere, e insieme la congiuntura degli elementi che ha permesso l’apparizione di quel modo d’essere dell’oggetto.
In secondo luogo, una attenzione ai modi di esistenza comporta la contestualizzazione degli esempi. Da quello che ho appena detto, il contesto non è il semplice contenitore di un’opera. Non è né il suo intorno sociale, né il suo sfondo politico, né la storia della sua produzione. Se, foucaultianamente, l’emergenza di un’opera o di un testo costituisce sempre un evento, il contesto è ciò che questo evento richiama come sua premessa e come sua prossimità. Esso è l’intorno che l’oggetto dichiara e sfida. In questo senso, se è vero che i film sono intessuti di reale – questo Fata Morgana ce lo ricorda ad ogni passo – è anche vero che essi non rispecchiano affatto il reale. Semmai, ne richiamano l’urgenza, ne analizzano gli effetti, ne azzardano le possibili combinazioni, e infine ne fanno il loro complice funzionale – come il milieu associé negli oggetti tecnici di Simondon. Insomma, i film sono testimoni del loro tempo nella loro proditorietà, non nella loro innocenza.
In terzo luogo, analizzare i modi di esistenza di un’opera o di un testo significa analizzare le sue dinamiche. Un evento, che si manifesti come un film, uno spettacolo, o un libro, non è mai un fatto, ma semmai un processo; non è semplicemente qualcosa che è accaduto, ma qualcosa che è venuto accadendo e continua ad accadere. In questo senso, un modo di esistenza è un sistema ad assetto variabile, che pur trovando sempre i suoi equilibri, è anche sempre pronto a correggerli. In una parola, esse è sempre in divenire. Il che comporta il fatto che l’analisi dei modi di esistenza, mentre evidenzia ciò che è effettivamente in campo – talvolta con quell’insistenza e grigiore che Foucault attribuiva alla genealogia – deve anche sempre tener conto di ciò che è pronto a intervenire. In una logica del divenire, l’esistente non può che essere afferrato in relazione al suo possibile. Deleuze e Guattari parleranno, nei loro mille piani, di linee di forza che alla fin fine sono linee di fuga.
L’ambizione di Fata Morgana mi sembra dunque legata a tre mosse, che con più o meno decisione ritornano sistematicamente nelle pagine della rivista: il procedere per esempi, con la loro singolarità che mette in gioco insieme contingenza e congiuntura; il tener conto del contesto, non come contenitore di un’opera o di un testo, ma come intorno costruito e insieme sfidato da essi; e infine l’attenzione per il divenire, con la necessità di evidenziare dinamiche piuttosto che stati e di connettere il possibile all’effettivo. La conseguenza – l’effetto Morgana – non è da poco. Ciò che si disegna è una precisa metodologia nell’approccio al cinema, alle immagini e alle idee. E insieme una teoria in forte sintonia con i bisogni del tempo che nel disegnare una strada del tutto attuale ci invita con essa al viaggio.
Auguri per il compleanno. Le fate qui non sono affatto ignoranti.
Riferimenti bibliografici:
G. Deleuze, F. Guattari, Mille piani, Orthotes, Napoli 2017.
M. Foucault,“Nietzsche, la genealogia, la storia”, in Microfisica del potere. Interventi politici, A. Fontana e P. Pasquino (a cura di), Einaudi, Torino 1977, pp. 29-54.
B. Latour, Enquête sur les modes d’existence. Une anthropologie des Modernes, La découverte, Parigi 2012.
J. L. Nancy, Essere singolare plurale, Einaudi, Torino 2001.
G. Simondon, Del modo di esistenza degli oggetti tecnici, Orthotes, Napoli 2021.
É. Souriau, Les différents modes d’existence. Suivi de Du mode d’existence de l’œuvre à faire, Presses Universitaires de France, Parigi 2009.