C’è una percezione diffusa che ci restituiscono i film di Venezia83, che sembra risiedere in questo. Se negli scenari globali violenza e morte sono ovunque, trovare una via d’uscita è qualcosa che pare riguardare i destini individuali e privati, anche attraverso la coppia o la famiglia, unità mediana tra individuo e società.
L’individualità è al centro di film “biografici” come Biografia de Jorge Luis Borges di Llinas o From Inside Out – The Architecture of Peter Zumthor di Wenders. La coppia non necessariamente rientra nella coniugalità, come mostrano le gemelle di Bucking Fastard di Herzog, o le due amiche di Look Back di Kore’eda, o il nonno e il nipote di Scherzetto di Martone. Ma è certo che la percezione su come trovare una via – via di fuga o destino felice – passa per le relazioni private e intime, anche in un film che affonda nella storia sovietica come DAU (dove sono al centro le molteplici relazioni amorose del protagonista), o in Un peu avant minuit di Parisier, dove le storie d’amore del protagonista procedono indifferenti alle rivolte sociali. In definitiva, anche Naza, che affronta la distruzione di Gaza, trae la propria forza dal richiamo alla testimonianza, affidandosi all’esperienza privata di ventiquattro militari israeliani. Un simile reale, infatti, non potrebbe trovare in una finzione alcuna forma di elaborazione accettabile.
Se questo accade non è frutto di mera casualità. Diventa difficile oggi costruire processi di simbolizzazione estetica su contesti lacerati da violenza, e restituiti solo attraverso propaganda e ideologia. Contesti entrati in un discorso pubblico frammentario, aggressivo e polarizzato, il cui obiettivo in fondo è determinare proprio l’impossibilità stessa di simbolizzare. Gli effetti sono palesi: non solo la dominanza del caos, ma l’impossibilità di immaginarne alcun superamento attraverso la costruzione di orizzonti di senso, se non individuando di volta in volta un nemico da espellere.
Ma anche quando sono in gioco relazioni sentimentali e familiari, l’ancoraggio al presente non è facile, gli sguardi sembrano tener conto di temporalità lunghe: Succederà questa notte di Moretti, Company di Affleck, L’estranea di Strippoli, Look Back. Affrontare il presente in sé, oggi non è semplice. Se il mondo si riduce al privato, questo prende consistenza e spessore solo dilatandosi, ripetendosi, ritornando.
Un film che scarta da questo, il che lo rende interessante – anche se troppo mentale per essere veramente ispirato – è Bunker di Zeller. Qui marito e moglie riescono a ritrovarsi, raccogliendosi intorno ad una immagine di intimità che nasce da un quadro, sintetizzata in un abbraccio coniugale. Questa immagine che nasce dalla donna ha la meglio su quella del bunker che abita la mente dell’uomo, un architetto di successo. La simbolizzazione artistica mantiene una potenza notevole, vincendo sull’immaginario paranoico di chi si sente assediato e vuole solo proteggersi.
Se anche l’intimità di relazione e domestica può essere senza via d’uscita (The Eco Chamber di Pallaoro e Il fuoco che ti porti dentro di De Angelis), è comunque intorno ad essa e alla costruzione di un’immagine privata che si gioca una possibile apertura del mondo.
Possible Love di Lee Chang-dong – un film di grande forza ed originalità – mostra come la posizione sociale di partenza (ricchi e poveri, imprenditori e operai) si proietta e segna la sfera intima: il potere del denaro entra nell’amore, l’assenza di denaro lo condiziona. Alla fine, l’incrocio tra ricchi e poveri non ci sarà, le coppie si ricompongono mantenendo il loro status sociale, relazionale ed emotivo. L’operaio e la moglie resistono a quello che sarebbe stato un loro assoggettamento, anche se seducente. L’immagine finale della luna definisce la stabilizzazione emotiva del mondo.
Proprio in questa direzione, Succederà questa notte diventa un film molto rilevante e nuovo (e non solo rispetto alla filmografia di Moretti). Qui il sentimento d’amore individua il piano proprio di definizione della soggettività, la forma in cui un soggetto nel tempo può incontrare il suo destino e una più profonda conoscenza di sé. Cercare e aspettare l’amore significa cercare ed aspettare di incontrare un sé il più possibile libero da vincoli e gabbie sociali. Significa accedere alla libertà, partendo dalla conferma dei propri sentimenti.
Che significa questo emergere dell’intimità, del privato e dei sentimenti al cuore della definizione dell’umano in molti film visti alla Mostra del Cinema di Venezia?
Se l’amore, a partire dalla tradizione romantica, è stato da sempre allo stesso tempo contrapposto ed associato alla morte, ora l’amore viene letto come l’antidoto più forte al potere. Lo spazio pubblico è totalmente saturato dalla pratica mortifera del potere, che sembra non esserci spazio per una ridefinizione reale e simbolica del mondo. Bisogna ripartire da un perimetro più intimo e privato. Partendo da lì qualcosa di nuovo è possibile.
Ma questo spazio non è senza rischi, anzi. Nelle relazioni intime familiari l’uso del potere esiste, è solo più mascherato (e non prende solo il nome, spesso semplificativo, di patriarcato). Talvolta prende esso stesso il nome aberrante di amore, quando si tratta invece di abuso delle vite degli altri che si è fatto abitudine, come ne Il fuoco che ti porti dentro, o di patto con il male nell’inseguimento di un ideale familiare, come ne L’estranea.
L’esercizio del potere comporta l’assoggettamento (esplicito o meno) dell’altro, l’amore si arresta davanti a tale uso, semplicemente perché non sa che farsene. Accetta di abitare lo spazio incerto di un incontro: quello tra due amiche che disegnano manga (Look Back), quello di una coppia che sceglie comunque di resistere alle seduzioni del potere (Possible Love), e di un’altra che si attende attraverso gli anni, perché sa che in quell’attesa ritrova il senso stesso della sua esistenza (Succederà questa notte).